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Autore Topic: Studio sulle collisioni nelle intersezioni  (Letto 150 volte)

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Offline veeg

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Studio sulle collisioni nelle intersezioni
« il: Maggio 15, 2019, 02:16:21 pm »
Collisioni fra veicoli e pedoni o ciclisti nelle intersezioni con svolta a destra. Questo è l'argomento di una ricerca pubblicata nel 2018 che ha voluto dimostrare, in maniera scientifica, perché la maggior parte degli incidenti tra veicoli e ciclisti/pedoni avvenisse nelle intersezioni stradli e durante le svolte a destra.
Sorprendentemente la colpa non è solo dei guidatori.

Avrei voluto divulgare questo studio già nell'estate del 2018, quando mi venne inviato da uno dei ricercatori del progetto.
Purtroppo la mancanza di tempo e il buco nero del mio hard disk hanno contribuito ad uno slittamento dei tempi clamoroso. Tuttavia lo studio è tuttora valido, molto interessante e ogni ciclista dovrebbe leggerlo per capire come tutelarsi maggiormente nei contesti urbani.
(Vi invito a condividere lo scritto tra i vostri conoscenti ciclisti)

Ecco il link: https://90rpm.blogspot.com/2019/05/la-maggior-parte-dei-guidatori-non-vede.html

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Offline Bike01

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Studio sulle collisioni nelle intersezioni
« Risposta #1 il: Maggio 15, 2019, 02:48:35 pm »
Molto interessante.
Per esperienza personale faccio oramai molta piú attenzione rispetto ai primi tempi in cui andavo in bici, in casi del genere (a chi di noi non è capitato che un veicolo svolti a destra senza accorgersi di noi ciclisti ?).


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Online boccia

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Studio sulle collisioni nelle intersezioni
« Risposta #2 il: Maggio 15, 2019, 04:21:04 pm »
Interessante come sempre, Veeg.
Lo studio si riferisce al caso in cui ci sia la pista o corsia ciclabile che corre lungo il marciapiede.

In quel caso secondo me è meglio comportarsi come se si dovesse dare la precedenza, cominciando ad impegnare l'incrocio solo dopo aver stabilito contatto visivo con i conducenti delle auto che sopraggiungono con l'intenzione di svoltare a destra.

Ho due incroci così non lontano da dove abito, ma all'incrocio la ciclabile si interrompe, per dare spazio all'attraversamento esclusivamente pedonale, e riprendere subito dopo l'incrocio.
Tutto sommato mi sembra una soluzione a favore della sicurezza.

In alternativa si potrebbe utilizzare il tratto della ciclabile prima dell'incrocio, opportunamente segnalato, come una sorta di corsia di decelerazione, in modo da separare il momento in cui l'automobilista deve verificare che non sopraggiungano ciclisti (entrata nella corsia di decelerazione) dal momento in cui affronta l'incrocio vero e proprio. Chissà, magari funziona...  :-\

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« Ultima modifica: Maggio 15, 2019, 04:22:56 pm by boccia »

Online Vittorio

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Studio sulle collisioni nelle intersezioni
« Risposta #3 il: Maggio 15, 2019, 04:25:57 pm »
Agli argomenti esposti aggiungo che da automobilisti siamo tutti più o meno inconsciamente abituati al fatto che "a destra non c'è niente" (c'è il ciglio della strada, il fosso, il marciapiede, un muro... ma niente di "animato") e quindi ci concentriamo sugli altri tre lati (o due: un sacco di gente è come se il retrovisore non lo avesse) a scapito di quello destro.
Un altro fattore di rischio è che spesso l'automobilista che ci ha superati non si aspetta che quando lui rallenta per svoltare a destra noi lo possiamo rimontare e trovarci quindi in traiettoria di collisione.
In ultima analisi, visto che a farci male siamo noi ciclisti, condivido l'impostazione di Boccia: guardiamo bene noi visto che gli altri potrebbero non farlo.

Vittorio

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Offline veeg

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Studio sulle collisioni nelle intersezioni
« Risposta #4 il: Maggio 17, 2019, 09:18:28 am »
Lo studio si riferisce al caso in cui ci sia la pista o corsia ciclabile che corre lungo il marciapiede.

In quel caso secondo me è meglio comportarsi come se si dovesse dare la precedenza, cominciando ad impegnare l'incrocio solo dopo aver stabilito contatto visivo con i conducenti delle auto che sopraggiungono con l'intenzione di svoltare a destra.

Ho due incroci così non lontano da dove abito, ma all'incrocio la ciclabile si interrompe, per dare spazio all'attraversamento esclusivamente pedonale, e riprendere subito dopo l'incrocio.
Tutto sommato mi sembra una soluzione a favore della sicurezza.
Sì, è sicuramente il sistema più sicuro.
Come sempre è importante che sia il ciclista stesso ad essere attento e vigile per garantire la propria incolumità: se si confida negli altri utenti della strada, si va a fare una brutta fine quasi sicuramente.
Poi dipende sempre dal contesto: città come Roma, Milano, Napoli sono ben diverse da altre più piccole o con traffico meno caotico.

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Offline veeg

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« Risposta #5 il: Maggio 17, 2019, 09:30:31 am »
Agli argomenti esposti aggiungo che da automobilisti siamo tutti più o meno inconsciamente abituati al fatto che "a destra non c'è niente" (c'è il ciglio della strada, il fosso, il marciapiede, un muro... ma niente di "animato") e quindi ci concentriamo sugli altri tre lati (o due: un sacco di gente è come se il retrovisore non lo avesse) a scapito di quello destro.
Un altro fattore di rischio è che spesso l'automobilista che ci ha superati non si aspetta che quando lui rallenta per svoltare a destra noi lo possiamo rimontare e trovarci quindi in traiettoria di collisione.
In ultima analisi, visto che a farci male siamo noi ciclisti, condivido l'impostazione di Boccia: guardiamo bene noi visto che gli altri potrebbero non farlo.

Vittorio
Tutto vero!
C'è un interessante commento pubblicato sul mio blog in merito a questo articolo che pone l'accento sul fatto che la ricerca è stata fatta a Toronto e quindi mirata alla loro infrastruttura e cultura automobilistica.
Questo lettore fa notare che a Toronto ogni strada principale è affiancata da corsia ciclabile che corre parallela, pertanto ogni guidatore sa bene che a destra ha bici che possono affiancarlo o superarlo. Diciamo che è "culturalmente" preparato.
Il fatto inquietante è notare che anche questi guidatori "preparati" non riescono a valutare il sopraggiungere di pedoni o ciclisti durante le svolte a destra, nei contesti urbani più trafficati e caotici, a causa dei molteplici stimoli richiedenti attenzione che l'infrastruttura e il contesto impone.

Questo si lega ad un altro studio che sto preparando, sul "black-out" mentale che intercorre quando gli stimoli sensoriali superano una determinata soglia: situazione che si presenta in ambito urbano in maniera molto diffusa. Queste ricerche che coinvolgono i processi mentali e visivi nei guidatori sono essenziali per poter pianificare infrastrutture sicure.
Pensate che sono materia recente e sono nati per implementare l'intelligenza artificiale delle macchine a guida autonoma.

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Offline catorcio

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Studio sulle collisioni nelle intersezioni
« Risposta #6 il: Maggio 17, 2019, 10:52:14 am »
Basterebbe tener separati ciclisti e automobilisti e tutto finirebbe, senza tanti studi.

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