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Autore Topic: Emilia: November Porc in solitaria a Sissa – 9.11.2025  (Letto 594 volte)

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Offline Vittorio

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Emilia: November Porc in solitaria a Sissa – 9.11.2025
« il: Novembre 16, 2025, 04:25:26 pm »
Da un po’ di tempo avevo voglia di provare il primo appuntamento del November Porc, quello di Sissa, anche perché le altre tre località già le conosco. Quando ho proposto Sissa per la gita di quest’anno, mi è stato obiettato che il percorso comprendeva troppi chilometri su strade provinciali trafficate, al contrario dell’ormai consolidato percorso verso Zibello che ci vedrà protagonisti domenica prossima.
Però la curiosità mi era rimasta e così, dopo aver navigato un po’ su Komoot, mi sono lanciato in esplorazione, con un percorso che mi permetteva di concentrare la maggior lunghezza nella mattinata (andata via Parma e ritorno via Colorno). Per l’occasione ho rispolverato la biciclettona, che era rimasta ferma per mesi, anche se il percorso sembrava interamente su asfalto e per il viaggio in treno sarebbe stata sicuramente più indicata la Vitesse.
Grazie al “federalismo ferroviario” imperante, il viaggio di andata da Milano a Parma va spezzato a Piacenza, benché entrambe le parti siano gestite da Trenitalia Tper (la “Trenord dell’Emilia Romagna”), e per una buffa coincidenza si compone di 39 minuti da Rogoredo a Piacenza, 39 minuti di attesa e altri 39 minuti da Piacenza a Parma. I treni sono sempre i moderni Rock e due piani, il primo in versione da 5 casse e il secondo da 6. La coincidenza avviene allo stesso marciapiede, contrariamente a quanto previsto, ed è una fortuna (dovrebbe essere la norma, ma lasciamo perdere…) perché tutti gli ascensori di stazione sono fuori servizio e la Espresso non è leggerissima, specie se c’è anche la borsa laterale con “quello che potrebbe servire”.
Comunque sia, viaggi tranquilli e arrivo a Parma in orario. Una prima foto nell’ampio passaggio sotterraneo ricavato alcuni anni fa durante la ristrutturazione della stazione

e si può partire. Subito dopo il Ponte Europa, che scavalca il torrente Parma, si svolta a 180°

per imboccare la ciclabile che corre lungo l’argine. Immagino che si tratti di un’opera realizzata parecchi anni fa e non molto mantenuta, perché dopo qualche centinaio di metri la striscia d’asfalto si restringe bruscamente

formando praticamente un sentiero dove passa solo una bici per volta. In realtà sotto l’erba che avanza l’asfalto c’è ancora, per cui non è un problema allargarsi per incrociare un’altra bici o l’ennesima signora che porta a spasso il cane. Un breve tratto “sarebbe” interrotto per lavori, ma questi interessano solo la sponda del torrente per cui si passa tranquillamente. Qui siamo alla fine dell’interruzione, poco prima del ponte sul Cavo Abbeveratoia che confluisce nel Parma (il corso d’acqua sulla destra).

Dopo aver sottopassato la variante della SS9 via Emilia il percorso prosegue sull’argine, sempre sul vecchio asfalto ormai quasi interamente aggredito dall’erba.

Una suggestiva curva in mezzo agli alberi

annuncia il passaggio sotto l’A1 e la ferrovia ad alta velocità, dove si cela la vera insidia: un mare di fango,

impossibile da evitare, terribilmente appiccicoso e che con le foglie cadute crea un impasto micidiale fra ruote e parafanghi, tanto da bloccare la ruota dietro.

Si tratterà di neanche 300 metri in tutto, ma ci perdo 20 minuti buoni tra passare a spinta (cercando di non scivolare e finire col didietro nella mota) e cercare di ripulire l’interno dei parafanghi con qualche provvidenziale rametto raccattato accanto al sentiero.
Subito dopo abbandono la ciclabile dell’argine all’altezza di Baganzola, dopo aver bypassato il tratto di strada provinciale da Parma; nella prima stesura, il percorso prevedeva un tratto quasi del tutto rettilineo, parallelo ma a qualche distanza dalla linea AV (Strada Vallazza e Strada Pozzolo, per chi ingrandisce la mappa) ma temendo che potesse essere una strada trafficata mi sono studiato l’ennesima “variante Vittorio” (cit.) che a prezzo di un minimo allungamento mi permetterà di raggiungere la ciclabile del Taro su stradine sicuramente deserte:
https://www.komoot.com/it-it/tour/2676925727?share_token=aIVIRDIZXVy6t576a986TK8QTbUZ3h2AZH2vNNIknOTLNroTbD&ref=wtd
ecco perché il percorso si chiama “da Parma a Sissa bis”…
Finora non mi sono imbattuto in un bar aperto per la seconda colazione e così poco dopo la frazione Cervara mi fermo per qualche minuto per una “pausa barretta”, un po’ d’acqua e il rituale SMS a casa.
La mia ipotesi intanto si rivela azzeccata: le strade sono lisce, ben tenute e assolutamente deserte, tanto che incontro più ciclisti

che auto. Qualche gradevole scorcio agreste
     
e subito dopo Viarolo si incrocia la SP10 con un attraversamento protetto da semaforo a chiamata,

si sottopassa l’inutile moncherino di autostrada A15, vestigia del progetto “TiBre” (Tirreno-Brennero)

e finalmente si mettono le ruote sulla “cicloTaro”, che corre sull’argine del fiume Taro, appunto,

con il tipico percorso panoramico e un po’ sinuoso
     
che mi porta senza fretta e senza fatica in vista di Sissa.
Una breve discesa,

ancora un po’ di stradine in cui l’unico traffico è quello degli automobilisti che cercano disperatamente parcheggio, ed eccomi in vista della Rocca dei Terzi, che domina il borgo.

Curiosamente la stradina da cui entro è presidiata da un volontario ma non mi viene chiesto di pagare l’obolo di ingresso (mentre lo vedrò chiedere uscendo dalla parte opposta); tanto meglio.
Come di consueto la folla non facilita il passaggio con la bici a spinta e, come ho già anticipato agli amici, ci sono più bancarelle di gadget, souvenir e ciarpame vario che non di roba da mangiare e quando ne adocchio una interessante mi accorgo che c’è una fila spropositata, oltretutto “allietata” da una cantante con amplificazione a palla e doti canore non indiscutibili. Ce n’è abbastanza per farmi salire la mosca al naso; sto quasi per rassegnarmi a un triste pranzo a suon di barrette ma faccio ancora un tentativo e in tempi “umani” riesco a rimediare un “frugale” panino con luganega e mostarda.

È da poco passata l’una, il mio treno parte alle 14.29 da Colorno e mancano 12-13 km, quindi è ora di ripartire: anche in questo caso il percorso si svolge tutto su strade secondarie:

https://www.komoot.com/it-it/tour/2677192736?share_token=aCNPBEN8VQjhnzoQ7CmhvqJ48HfdhXk1ynJ8eWnRPfdcPZIhzj&ref=wtd
ci sono solo 3 km di rettifilo su Strada Nuova Prati fino a Coltaro che richiederebbero un po’ d’attenzione e un occhio fisso allo specchietto,

ma – complice l’orario, in cui tutti hanno le gambe sotto il tavolo – incontro in tutto due auto, due di numero.
Dopo Coltaro si imbocca l’argine maestro del Po per circa 2,5 km, unico tratto di strada bianca ma abbastanza scorrevole, perlomeno con le ruotone della Espresso,

poi si scende verso Colorno, poco prima della quale mi tocca il G.P.M. del cavalcavia sulla SS343 Asolana.

Lo so che qualunque ciclista appena normale se lo berrebbe con le mani in tasta, ma io riesco a utilizzare tutti i 24 rapporti della Espresso e scollino in prima ridotta e con il fiatone. E meno male che questo giro doveva essere la prova generale e l’ultimo allenamento per il November Porc di Zibello…
Colorno va meritatamente famosa per la sua Reggia

di fronte alla quale faccio una pausa caffè e acquisto i biglietti per il ritorno, cosa che non ero riuscito a fare a Sissa, dove la linea Internet era satura per l’eccezionale afflusso di gente.
Già, “i” biglietti, perché, sempre per via del “federalismo ferroviario”, la tratta Colorno-Casalmaggiore devo acquistarla sul sito di Trenitalia, mentre da Casalmaggiore a Milano posso utilizzare l’app di Trenord. In realtà avrei potuto fare un biglietto unico con Trenitalia, ma Trenord ha la tariffa scontata ”anziano” e quindi…
Un breve tratto sull’argine del Parma, con alcune casette curiosamente variopinte,

il ponte ciclopedonale marcato “Food Valley Bike”

e in poche centinaia di metri arrivo con discreto anticipo alla stazione ferroviaria, la cui inconsueta e monumentale architettura

rivela il tranello: niente rampe né tanto meno ascensori, per cui stavolta mi tocca davvero mettermi in spalla la Espresso e arrancare sulle scalinate.
Una foto ricordo in attesa del treno,

una con l’incrocio dei due moderni treni Stadler ATR.803 da e per Brescia

e mi accomodo a bordo, con la biciona comodamente sistemata nella pratica staffa, che si fa due chiacchiere con una sorellina minore.

A Piadena cambio (sempre sullo stesso marciapiede) sul RE 2174 da Bozzolo e dopo un’ora e mezzo scarsa sono già a casa, lasciando in garage un ammasso di fango che dovrò decidermi a ripulire…
Morale della favola? Tutto sommato aveva ragione chi mi sconsigliava questo percorso per una gita di gruppo, ma per un’uscita individuale o in coppia mi sento di consigliarla senza riserve. Occhio solo al fango...

Vittorio
Dahon Vitesse D7 (ex "Due Calzini") - Dahon Espresso D24 ex Boccia

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