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Autore Topic: bikesharing (articoli vari, app,..)  (Letto 9359 volte)

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Offline occhio.nero

  • Federico
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bikesharing (articoli vari, app,..)
« Risposta #30 il: Ottobre 09, 2017, 04:11:01 pm »
Il bike sharing libero è un business in perdita, ma alle aziende (cinesi) interessano i nostri dati
da businessinsider del 6 ott 2017


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Federico
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Offline Niko@la

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« Risposta #31 il: Ottobre 11, 2017, 09:03:38 pm »
Ciao Federico,
rientro da pochi giorni da un viaggio di lavoro in Cina (per la precisione a Pechino), dove ho visto centinaia, se non migliaia di biciclette delle varie società di Bike-Sharing sparse in ogni angolo della città.
Mi sono posto la medesima domanda: trattandosi di un business in perdita, per quale motivo sempre nuove società entrano in questo business?
La risposta che mi hanno dato i miei colleghi cinesi è stata disarmante: "flusso di cassa di denaro contante".
In pratica per accedere al servizio di Bike-Sharing si paga una tariffa annua di circa 30 Euro, oltre al prezzo orario di utilizzo. Ora facendo l'esempio di avere un parco mezzi di 1 milione di biciclette, risultano 30 Milioni di Euro all'anno assicurati. Con questo denaro contante si effettuano operazioni finanziarie oppure di prestiti al consumatore. Queste operazioni risultano redditizie e generano margini. Inoltre siccome tutto il servizio è gestito tramite app, si riesce anche a mappare i percorsi usuali di una certa base di utenti ed i loro consumi di prodotti e servizi lungo il tragitto (in Cina queste app sono usate anche per pagare servizi e prodotti). Queste informazioni vengono poi cedute alle società che erogano servizi/prodotti, e di conseguenza altro denaro contante da investire in operazioni finanziarie.
Non l'avevo mai ragionata in questi termini, limitandomi solo al valore ambientale dell'utilizzo della bicicletta.
A questo punto risulta comprensibile per quale motivo alle aziende Cinesi interessino i nostri dati.
La mia è solo una riflessione, magari errata, che non ha la pretesa di essere esaustiva.
Un Cordiale Saluto,
Nicola


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Offline veeg

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« Risposta #32 il: Ottobre 13, 2017, 10:47:16 am »
E' esattamente così, Niko@la!
Confermato da più fonti giornalistiche e da analisti di dati.
Dell'ambiente e della mobilità sostenibile non interessa nulla a queste aziende: il profitto generato dalle operazioni finanziarie e dalla vendita della profilazione degli utenti sono il vero motore di questa "finta" mobilità verde.

A Milano stiamo assistendo nel recente periodo all'introduzione di questa forma di mobilità che vuole superare le problematiche del sistema comune/ATM che (quello sì) ragiona in termini di impatto ambientale.

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Offline Niko@la

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« Risposta #33 il: Ottobre 13, 2017, 02:32:36 pm »
Ciao Veeg,
effettivamente si sta prendendo spunto dall'ambiente e dalla mobilità sostenibile, per camuffare sotto queste bandiere interessi prettamente economici.
Mi capita spesso di muovermi per Milano e cerco sempre di lasciare l'auto ai parcheggi di interscambio utilizzando poi la pieghevole da portare a bordo del metro.

Estratto dal regolamento del sito ATM di Milano (https://www.atm.it/it/ViaggiaConNoi/Bici/Pagine/BiciInMetro.aspx):

è ammesso il trasporto tutti i giorni e per tutta la durata del servizio di una bicicletta pieghevole per passeggero, senza l’obbligo di riporla in alcuna  sacca purché le dimensioni della bicicletta ripiegata non siano superiori a cm 80 x 110 x 40

Bisogna solo dotarsi di una pieghevole che sia comoda da movimentare nel trasporto passivo, e poi ci si può muovere liberamente in autonomia.

Spero che il comune di Milano continui a mantenere il proprio servizio di Bike-Sharing.
Saluti,
Nicola


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Offline sbatta

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« Risposta #34 il: Ottobre 13, 2017, 02:56:47 pm »
Considerate comunque che tutti i servizi di bikesharing hanno rilevanza economica.
Il comune di Milano paga il servizio bikemi concedendo l'uso di spazi pubblicitari a titolo gratuito. Quindi il mancato introito degli spazi pubblicitari (che potrebbero essere incassati e spesi dal comune per altri servizi) è il costo del Bikemi. Inoltre, essendo finiti gli spazi pubblicitari il Comune finanzia i più recenti ampliamenti dell'area.
In ogni città i diversi operatori che hanno installato i servizi di bikesharing lo fanno per interessi economici.

La differenza sta nel fatto che:
-l'interesse economico (o comunque parte di esso) dei nuovi servizi di bike sharing è "occulto", non dichiarato in modo esplicito
-i nuovi servizi di bikesharing non sono pagati con soldi pubblici ma finanziati per interessi privati/pubblicitari (al pari di google o altri servizi che "non paghiamo")

Da bicipieghevolista quotidiano a Milano posso dire che vedo sempre più ciclisti che utilizzano i vari servizi di bikesaring, le bici circolano e gli automobilisti imparano piano piano a convivere con le biciclette.
Credo che i servizi bikesharing abbiano comunque due tipi di utenza differente per via delle diverse tariffe (pendolari in bikemi con abbonamento annuale e occasionali in bikesharing libero con biglietto di corsa semplice) e che sia un bene mantenere entrambi.

Quale sia il modo più coretto per finanziare il servizio non lo so, il fine ecologista è in chi sceglie di lasciare l'auto fuori dalla città e utilizza mezzi alternativi. Il resto è mercato.

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« Ultima modifica: Ottobre 13, 2017, 03:31:05 pm by sbatta »