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Autore Topic: Estensione della tutela INAIL a chi va al lavoro in bici: firma la petizione!  (Letto 835 volte)

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Online Sbrindola

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Riporto qui dalla pagina Facebook del forum... mi sembra doveroso fare in modo che si metta una pezza ad una vaccata come questa.
Per chi non lo sapesse:
Citazione
Il Decreto Legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 che disciplina gli infortuni sul lavoro, nei casi di infortunio in itinere (art. 12), copre il dipendente solo se il tragitto casa-lavoro è percorso a piedi o con i mezzi pubblici. Il Decreto non riconosce, invece, l’infortunio avvenuto con mezzi privati, vale a dire in macchina, in moto o in bici salvo che il lavoratore dimostri che “l’uso è stato necessitato” (es. assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto, non percorribilità del tragitto a piedi). In particolare, poi, l’Inail con una recente circolare sugli infortuni in itinere, occorsi utilizzando la bicicletta privata o quella dei servizi di bike-sharing, ha chiarito che al lavoratore viene riconosciuta la tutela solo se l’infortunio avviene su pista ciclabile o zona interdetta al traffico.
Credo che chiunque si muova in bici per andare al lavoro abbia interesse a far si che questo cambi.

LINK ALLA RACCOLTA FIRME

Un grazie a Stefano Ics Rosolia per avere condiviso il link (chi sei degli utenti del forum?)
« Ultima modifica: Giugno 13, 2012, 08:17:09 am da Sbrindola »
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Offline Hopton

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Riporto il testo della lettera aperta di Guglielmo Minervini, assessore alla mobilità alla regione Puglia, già linkata da Sbrindola:

Tutela per chi va al lavoro in bici

LETTERA APERTA AL MINISTRO ELSA FORNERO
Egregio Ministro,
chi va al lavoro in bicicletta in Italia non è tutelato in caso di infortunio in itinere tra casa e ufficio. Anzi la normativa sugli infortuni in itinere penalizza, se non discrimina, chi usa la bicicletta per andare al lavoro.
Il Decreto Legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 che disciplina gli infortuni sul lavoro, nei casi di infortunio in itinere (art. 12), copre il dipendente solo se il tragitto casa-lavoro è percorso a piedi o con i mezzi pubblici. Il Decreto non riconosce, invece, l’infortunio avvenuto con mezzi privati, vale a dire in macchina, in moto o in bici salvo che il lavoratore dimostri che “l’uso è stato necessitato” (es. assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto, non percorribilità del tragitto a piedi). In particolare, poi, l’Inail con una recente circolare sugli infortuni in itinere, occorsi utilizzando la bicicletta privata o quella dei servizi di bike-sharing, ha chiarito che al lavoratore viene riconosciuta la tutela solo se l’infortunio avviene su pista ciclabile o zona interdetta al traffico.
Le nostre città, nonostante gli sforzi fatti negli ultimi anni dalle pubbliche amministrazioni, per la creazione di piste ciclabili non sono ancora a misura di ciclista. Molto deve ancora essere fatto e in un periodo di ristrettezza di risorse non è facile. Nonostante questo il bike-sharing, da Bari a Milano, è esploso nelle grandi città ed è utilizzato soprattutto da lavoratori per gli spostamenti verso i luoghi di lavoro privi di piste ciclabili. Com’è possibile negare ancora la tutela a chi meritoriamente sceglie di andare al lavoro in bicicletta?
Il Presidente del Consiglio Mario Monti ha pubblicamente invitato il movimento #Salvaiciclisti, al cui manifesto la Regione Puglia ha aderito, a proseguire il proprio impegno “per attirare l’attenzione su quanto si può fare a tutti i livelli per migliorare le condizioni di mobilità di chi usa la bicicletta per muoversi in città”. La tutela in caso di infortunio in itinere è un tema che come Governo è possibile concretamente aggredire, come già sollecitato qualche anno fa dalla stessa FIAB.
Le richiediamo un intervento legislativo che modifichi la tutela INAIL estendendola, senza condizioni, al lavoratore che usa la bicicletta per raggiungere il luogo di lavoro o che quanto meno l’ente previdenziale intervenga con un’interpretazione estensiva della tutela fornita dall’articolo 12.

Con viva fiducia


Guglielmo Minervini
« Ultima modifica: Giugno 13, 2012, 10:46:32 pm da Hopton »
"La città è fatta per le persone, non per scatole di metallo". (Ayfer Baykal, assessore all'ambiente, comune di Copenhagen)
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Offline alesblues

Ovviamente...firmato!  :)
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Offline broooono

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Dopo la lettera inviata dall’assessore alla mobilità della Regione Puglia al Ministro Fornero, arriva l’adesione alla campagna Salvaiciclisti della Regione Lombardia.
Leggi la lettera del 12 giugno inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri, dall’assessore Infrastrutture e Mobilità della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo e dal Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.

http://www.bici-initinere.info/?p=894
Bruno, citizen cyclist [utente leggero della strada]
non possiamo pretendere di risolvere i problemi pensando allo stesso modo di quando li abbiamo creati - albert einstein ||| è una questione di qualità - cccp

Offline alek78

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e ora un consiglio commerciale: OCCHIO ALLE BORSE KLICKFIX !!! http://www.bicipieghevoli.net/index.php?topic=524.msg21158#msg21158

Offline eliseo

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Re:Estensione della tutela INAIL a chi va al lavoro in bici: firma la petizione!
« Risposta #8 il: Ottobre 02, 2012, 09:46:52 pm »
Sottoscrivo!
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Offline LucaMor

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Re:Estensione della tutela INAIL a chi va al lavoro in bici: firma la petizione!
« Risposta #9 il: Ottobre 25, 2012, 12:10:52 pm »
Sottoscrivo! Io uso la bici per casa/treno/lavoro e mi sembra pazzesco che venga escluso un mezzo di trasporto da una forma assicurativa obbligatoria!!! Io sto facendo una polizza infortuni extraprofessionale che al costo di 200€ anno copre tutti i rischi e un rimborso spese sanitarie. State attenti alla franchigia che certe compagnie applicano.

Pedalate serene, pedalate sereni!!!

 

Offline NessunConfine

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Re:Estensione della tutela INAIL a chi va al lavoro in bici: firma la petizione!
« Risposta #10 il: Ottobre 25, 2012, 12:34:36 pm »
mi raccomando condividiamo il più possibile questa petizione anche fra i familiari, amici, etc..  ;)
Lorenzo - Tern Link P9