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Autore Topic: Biciclette: targa e assicurazione obbligatorie?  (Letto 9436 volte)

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Biciclette: targa e assicurazione obbligatorie?
« il: Ottobre 14, 2012, 03:05:20 pm »
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ROMA – Quello dei ciclisti che imperversano nelle città, contromano nelle strade e fra i pedoni sui marciapiedi, può apparire come un problema marginale nel mare di guai in cui gli italiani hanno l’impressione di affondare, ma è un problema di civiltà, di comportamenti asociali e in fondo di qualità della vita della maggioranza di noi: da qui la necessità di imporre regole e disciplina al comportamento dei ciclisti.
   Una sciagurata spinta verso comportamenti illegali è stata data, la scorsa primavera, dalla dichiarazione del Ministero dei Trasporti : “I ciclisti potranno andare contromano: c’è il via libera del Ministero“. A certe condizioni, è vero, ma il grido di trionfo di Antonio Dalla Venezia, presidente della Federazione Italiana Amici della Bicicletta, nel comportamento dei ciclisti si è subito trasformato nella più diffusa violazione delle leggi del traffico.
Tra i nostri lettori c’è stato un dibattito dai toni anche aspri. Citiamo il signor Ercole Folegati perché lui è ciclista e la sua testimonianza viene da una delle zone più ciclistiche d’Italia, Ferrara, in Emilia: “Questi tecnici del cavolo . Hanno trovato il modo per far aumentare gli incidenti e i morti per stada.. Io abito a Ferrara e in bici ci giro da anni, con la maleducazione che c’è in giro, se si da anche questa opportunità (SI SALVI CHI PUò). Gia ora non si riesce a circolare, nelle piste ciclabili, perché vengono contromano(figurarsi per strada). Anche nelle zone a 30km/h (che a Ferrara non esistono, perché i taxi e gli autobus, nella ZTL superano e qualche volta di molto i 50km/h). Figurarsi se il ciclista si salva in contromano (magari con un’altro al fianco, che la legge lo permette). MAMMAAIUTO !!”
Ma il danno ormai era fatto. senza contare i ciclisti morti e feriti, quasi uno al giorno, sulle strade italiane; senza contare i brividi che danno mamme e papà con i bambini sul sellino posteriore in bilico fra le auto mentre parlano al telefono; senza contare i sempre più numerosi cittadini pedoni che rischiano la silenziosa morte da bici che sfrecciano sui marciapiedi o contromano fra le colonne nelle stradine dei centri storici. Convinti di avere ragione, se protesti ti coprono di insulti e minacce.
Ha voglia a dire il signor Beppe Merlin, direttore presso la Fiab, che ha partecipato al dibattito dei nostri lettori: “Va innanzitutto precisato che si tratta di controsenso, non contromano. I termini non si equivalgono assolutamente. Chi va in contromano è quello che va a sinistra, anziché a destra”. Distinguo degno di un trattato di teologia. E prosegue: “Qui si tratta di autorizzare i ciclisti, prendendo le opportune precauzioni, a percorrere in doppio senso strade che sono a senso unico per gli automobilisti.
La pratica è usuale in molti paesi europei da me visitati, in bicicletta, e risponde ad un’esigenza semplice e chiara: chi va a piedi o in bicicletta deve essere agevolato per il fatto che meno auto circolano in città e meglio andiamo tutti”.
Ecco che affiora la mentalità anti industriale che pervade l’Italia. Lo vada a dire ai cinesi, che ai tempi di Mao andavano tutti in bicicletta, e ora si fanno felici le loro code in auto. Ma soprattutto si faccia un giro per il centro Roma, non in auto,ma a piedi, e veda come i suoi nervi se la caveranno dopo mezz’ora di percorso di guerra.
Tutto questo se vediamo il problema dal punto di vista dei pedoni, ma nel conto andrebbero messi anche i poveri automobilisti, che oggi sono minacciati non solo dalle bombe umane dei motorini ma anche dai kamikaze della bici. Ma non parliamone: c’è in giro da decenni in Italia uno spirito anti auto che fa tanto di sinistra, tanto verde ecologista specie quando i divieti riguardano gli altri.
Nessuno ci può né ci vuole fare niente: siamo in campagna elettorale, anche i voti dei ciclisti possono fare: così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si fa fotografare in bilico sul sellino di una bici, sperando di arrestare il bilico politico in cui lo hanno messo scandali e performance assai deludente e aderisce con entusiasmo a un raduno di ciclisti in nome del quale ha bloccato il traffico della capitale come ai tempi della neve (annuncio trionfale: “Roma: il 14 ottobre torna la eco domenica”.
C’è poi da dire che chi va in bici nel centro di solito è gente con soldi, che si sposta per brevi tratti, avvocatesse quarantenni, giovanotti rampanti, tutti della zona. I poveri stanno in periferia e la bici sarebbe un lusso massacrante (salvo intasare le strade provinciali la domenica rischiando l’infarto a ogni salita).
I vigili sono impotenti, perché è impossibile fermare una bicicletta a tutta velocità a mani nude: se il ciclista cade e si fa male, il povero poliziotto locale è finito, se non va in galera certo lo aspettano processi e cause, la rovina.
C’è un passo importante che si potrebbe fare, tuttavia, per limitare i danni. Tradotto in uno slogan, si tratta di dotare anche le biciclette di una targa che ne permetta l’identificazione, così come è avvenuto, dopo anni di diffusa illegalità dei comportamenti, per i motorini. Le case produttrici sono contrarie, perché temono che qualsiasi vincolo freni le vendite. Avvenne lo stesso per il casco per moto e motorini: per anni la lobby delle aziende produttrici insabbiò una norma che in Inghilterra era in vigore dagli anni ’70.
Chiedere regole per i ciclisti può apparire come un capriccio fuori del tempo, in una Italia dove le sprangate sono il corollario di una disputa stradale e dove su cento euro che uno produce, lo Stato, nelle sue varie manifestazioni fiscali e assicurative, gliene lascia poco più di 40.
Ma sarebbe una svolta di civiltà: la targa porterebbe con sé l’assicurazione obbligatoria e, togliendo all’andare in bici in città quell’aria di sfida da ’68 perenne ai ciclisti di mezza età, darebbe maggiori garanzie alla stragrande maggioranza dei cittadini che in bici non va. Oggi un ciclista ti fa cadere (e spesso per le persone anziane è prodromo spesso di morte), sfreccia via e nessuno potrà nemmeno ringraziarlo. O ringraziarla.
Articolo di Sergio Carli


fonte: http://www.blitzquotidiano.it/opinioni/sergio-carli-opinioni/biciclette-ci-vuole-targa-assicurazione-1367261/


Si incomincia a parlare di targare, di assicurare, di bollettare.. sono buone prassi di uno stato civile? o un semplice retaggio del passato che si vuole applicare al presente?

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« Risposta #1 il: Ottobre 14, 2012, 03:48:44 pm »
ma come mai tutti i coglioni che non sono mai andati in bici scrivono articoli su come si dovrebbe andare in bici?, prima cosa dovrebbero fare strade sicure per i ciclisti e poi potrebbero mettere targhe , assicurazioni ecc. io piuttosto di rischiare di farmi mettere sotto da macchine, tir, ecc.,vado contro mano ,contro piede, e contro mia nonna!.

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Biciclette: targa e assicurazione obbligatorie?
« Risposta #2 il: Ottobre 14, 2012, 03:54:05 pm »
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« Risposta #3 il: Ottobre 14, 2012, 04:01:31 pm »
Che abbia trovato la moglie in situazioni equivoche con un ciclista ?
questa l'hai copiata de brutto!!  ;D

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« Risposta #4 il: Ottobre 14, 2012, 04:11:52 pm »
posso bestemmiare? ho paura che oltre a gente che le scrive ste cazzate c è pure chi le legge! mi mettono l'assicurazione obbligatoria e io come vado in giro? a malapena i soldi per la bici, s eme la tolgono userò l'auto blu

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« Risposta #5 il: Ottobre 14, 2012, 04:40:48 pm »
Che abbia trovato la moglie in situazioni equivoche con un ciclista ?
 
se è quello della foto sarà difficile che abbia una moglie degna di un ciclista (anche amatore).

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« Risposta #6 il: Ottobre 14, 2012, 04:50:18 pm »
Il problema dei ciclisti che fanno er cazzo che je pare, specie ai semafori, esiste. Finche' sussistera' questo stato di cose attacchi come questo non solo saranno all'ordine del giorno, ma saranno anche difficili da respingere. L'ideale sarebbe che ognuno di noi si impegnasse nel suo piccolo a dare l'esempio, ma mi rendo conto che non e' un'idea condivisa da tutti: peccato, perche' anche solo cominciare dal rispetto dei semafori sarebbe un modo di dare un segnale di civilta' laddove questa, palesemente, manca.

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« Risposta #7 il: Ottobre 14, 2012, 05:01:02 pm »
L'idea di targa e assicurazione per tutte le bici ki sembra una di quelle cretinate all'italiana: se la bici rimane l'unico mezzo di trasporto economico e che da' libertà' assoluta ovviamente in Italia bisogna disincentivarne l'utilizzo. Siamo gia' fanalino di coda per l'uso della bici, con un sistema di infrastrutture ciclistiche che fa buchi da tutte le parti, se poi facciamo pagare anche targa e assicurazione la gente ci da' a mucchio e lascia a casa anche la bici. Il problema non sono i ciclisti non rispettosi, il problema sono le automobili che sono troppe e girano come se ci fossero solo loro. In piu', aggiungiamo una misera cultura sul codice della strada ereditata anche dal menefreghismo tipicamente italiano nei confrontindelle regole, che colpisce ciclisti come automobilisti come pedoni, aggiungiamo la mancanza di infrastrutture ciclistiche in buona parte del paese e otteniamo il caos piu' completo che governa la circolazione nel nostro paese.
Non sarà' sicuramente aumentando tasse e quant'altro che si risolverà il problema del caos. Occorre un pianificazione di sviluppo urbanistico a livello provinciale, regionale e nazionale unitaria che venga applicata. E qui si rimanda alla giurisdizione Italiana, che fa acqua da tutte le parti.


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« Risposta #8 il: Ottobre 14, 2012, 05:05:57 pm »
Ps io ai semafori mi fermo: sono stata educata nel rispetto delle regole dalla mia famiglia. Purtroppo l'educazione del cittadino italiano medio e' ben diversa: chissenefrega delle regole tanto vincono i furbi! Come possiamo pretendere che la gente si ferma ai semafori quando nessuno a partire dalla classe politica rispetta una sola regola in questo paese? Chi le rispetta fa la figura dell'idiota  in quanto in un contesto in cui la maggioranza vive senza regole e ove per eluderle, i pochi che le rispettano ovviamente ci perdono.
Questione culturale italiana.
Provate ad attraversare con il rosso in Germania...vi guardano come foste scemi!

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« Risposta #9 il: Ottobre 14, 2012, 05:51:11 pm »
io fino quando ci faranno andare in queste condizioni es. ciclabili di pochi metri che finiscono in mezzo al traffico,  buche  e dossi da tutte le parti,chi più ne ha più ne metta, io mi rifiuto di rispettare le regole , sto solo attento che non mi investano.

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« Ultima modifica: Ottobre 14, 2012, 05:53:00 pm by catorcio »

Offline diego2304

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« Risposta #10 il: Ottobre 14, 2012, 06:09:07 pm »
inutile e dannoso scaldarsi troppo.Il problema della responsabilità del ciclista esiste, eccome.secondo me se una strada é a senso unico, lo dovrebbe essere anche per il ciclista.Discorso a parte per i divieti di accesso che quelli evidentemente sono specifici per i mezzi motorizzati.Il discorso si fa difficile per le zone pedonali(che in effetti dovrebbero essere solo per i pedoni).Comunque almeno un'assicurazione di responsabilità civile sarebbe necessaria,specie in caso di richieste di risarcimenti di terzi. :D

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Offline Val_Ter

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« Risposta #11 il: Ottobre 14, 2012, 06:25:03 pm »
La figura dell'idiota -per riprendere il post di DJ  ;) - l'ho fatta spesso in passato sia su strada che sui forum, oramai c'ho fatto il callo e non m'importa piu'. Secondo la mia personalissima opinione fanno una peggior figura quelli che restano bloccati in mezzo al corso perche' sono riusciti a traversarne meta' e poi sono arrivate le macchine, e restano li' come dei fessi finche' non scatta il verde. A vedere certe scene mi domando se sia cosi' importante guadagnare trenta secondi che potrebbero benissimo essere spesi in altro modo, tipo riprendere fiato, riposare, guardarsi intorno, meditare per quelli -tanti!- che a parole fanno dell'andare in bici una questione filosofica, ma poi mi convinco sempre piu' che il livello di nevrosi del ciclista medio -medio, ho scritto "medio"!- non e' poi tanto lontano da quello del suo omologo a due o quattro ruote motorizzate. E' una questione di cultura, di rispetto, di principio, di legalita', di educazione civica che -ahime'- non si acquisiscono magicamente solo scendendo da un'auto e salendo su una bici. Per questo credo sia importante cominciare a dare un esempio diverso, anche nelle piccole cose.

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Offline Madeira

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« Risposta #12 il: Ottobre 14, 2012, 07:45:56 pm »
Quoto completamente Val_Ter parola per parola. Ciao


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« Risposta #13 il: Ottobre 14, 2012, 07:58:20 pm »
Che abbia trovato la moglie in situazioni equivoche con un ciclista ?
questa l'hai copiata de brutto!!  ;D
Era infatti una citazione della risposta del buon Paolo Pinzuti a Terruzzi...

"E quindi mi chiedo, ma non è che mentre l’autore era intento a martoriarsi di flessioni e addominali in palestra (seguendo minuziosamente le istruzioni dell’ultimo numero di GQ) per sconfiggere quella mollezza sviluppata durante ore e ore trascorse all’interno della propria automobile, qualcuno che grazie alla bici la pancia non l’ha mai avuta ha capito esattamente dove mettere mano per soddisfare la donna del Terruzzi?"

http://piciclisti.wordpress.com/2012/07/13/gqitalia-caro-terruzzi/

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« Risposta #14 il: Ottobre 14, 2012, 08:43:24 pm »
Mai letto un articolo più infondato e inconsistente!
A quando le targhe ai tricili, l'assicurazione ai passeggini e il bollo ai pattini?!  :o

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