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Autore Topic: brevetti pieghevoli  (Letto 5400 volte)

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Offline FoldingStyle

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brevetti pieghevoli
« il: Marzo 27, 2013, 12:32:50 pm »
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segnalo:

cloni, "cineserie", offerte promozionali superscontate,...?
http://www.bicipieghevoli.net/index.php?topic=104

bici pieghevoli costruite in Europa e/o artigianali
http://www.bicipieghevoli.net/index.php?topic=1251

Brompton - il brevetto
http://www.bicipieghevoli.net/index.php?topic=1559


l'elenco delle discussioni legate a studi sulle pieghevoli, recuperabile cliccando sul tag "studi" in fondo a questa

--- ADMIN OFF


Per i più curiosi e gli affetti da “pieghevolite cronica” ;D, usando il motore di ricerca Google Patents   vengono fuori alcuni brevetti delle pieghevoli, telai, sistemi di chisura e  accessori; ci sono disegni, descrizioni etc. Per esempio se inseriamo il nome “Joakim Uimonen” Chief Designer di Tern, il designer finlandese che prima lavorava con Dahon saltano fuori tutte le sue creazioni: l'Andros Stem, le luci Valo, i telai in Al idroformato con V-clamp, con OCL Joint etc. C'è un po di tutto, i brevetti Mobility Holding (sarebbe Tern), Dahon, accessori BioLogic, Trolley Rack etc. Si trova qualcosa anche su Ufficio Europeo dei Brevetti . Per me in passato è stato ed è tuttora molto interessante investigare nel mondo delle pieghevoli anche utilizzando questi motori di ricerca e spero lo sia anche per voi.
Un saluto a Tutti e buon divertimento. ;)
« Ultima modifica: Aprile 18, 2015, 08:48:12 am by occhio.nero »
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Offline Sbrindola

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brevetti pieghevoli
« Risposta #1 il: Marzo 27, 2013, 12:43:19 pm »
complimenti per la dritta: tra l'altro noto degli esplosi con un dettaglio più elevato dei disegni presenti nei manuali di istruzioni forniti con le bici..... potrebbero anche  tornare utili a qualcuno per risolvere problemi di varia natura.

Offline pierfa78

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Offline FoldingStyle

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brevetti pieghevoli
« Risposta #3 il: Marzo 27, 2013, 01:31:56 pm »
Le primissime Brommie...
;D E si, a quei tempi Brompton si "ispirava" molto alle Bickerton...
« Ultima modifica: Marzo 27, 2013, 01:50:51 pm by FoldingStyle »
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Offline occhio.nero

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Re:brevetti pieghevoli
« Risposta #4 il: Settembre 22, 2015, 07:38:21 pm »
da altra discussione:

Per quanto riguarda la tutela del progetto non è una cosa ne semplice ne economica se vuoi farla a livello internazionale.
Ti ringrazio dei complimenti.
Federico
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Offline veeg

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Re:brevetti pieghevoli
« Risposta #5 il: Settembre 23, 2015, 10:26:23 am »
Mi permetto di fornire qualche informazione dato che i brevetti sono il mio lavoro.

Prima di tutto bisogna chiedersi se la propria idea, prototipo, invenzione o metodo sia brevettabile.
Risponde a questo la regola base del brevetto, il quale DEVE comprendere i principi di novità, attività inventiva e industrialità.
Un'ottima spiegazione di questi la troviamo sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico (http://www.uibm.gov.it/index.php/brevetti/che-cos-e-un-brevetto/cos-e-un-invenzione-industriale).

C'è però un caposaldo imprescindibile: se vogliamo brevettare qualcosa non dobbiamo mostrare, pubblicizzare o divulgare l'invenzione.
Questo è il caso di artech che, avendo mostrato sul forum la sua bici, ora non potrebbe più brevettarla. (Posto che esistano dei presupposti per la sua brevettazione.)

Volendo poi intraprendere la strada del brevetto, la soluzione più economica è il "deposito nazionale" con un costo che parte dai 1500 euro circa.
La seconda possibilità è il "deposito europeo" con un costo che parte sfiorando i 4000.
Andando oltre ci sono diverse altre possibilità di tutela in paesi specifici, con costi da quantificare di volta in volta.
Dopo un tot di tempo dal deposito bisogna mettere in conto il pagamento delle tasse per mantenere in vita il brevetto stesso.
La scelta di quale tipo di "deposito" effettuare non deve essere legata solo ad un fattore economico, ma ad una precisa strategia commerciale.
(N.B.: i prezzi sono solo indicativi di una media nazionale ragionata, ma sono molteplici le varianti che li possono far cambiare. Tendenzialmente in crescita.)

Tuttavia brevettando si deve poi essere pronti a vari eventi: possiamo vederci annullato il brevetto dall'Ufficio Brevetti; possiamo subire una diffida da un altro titolare di brevetto; qualcuno può usare la nostra idea in maniera fraudolenta e dobbiamo quindi essere in grado di perseguire un'azione di diffida ed, eventualmente, una causa.
Nei costi dobbiamo quindi considerare anche eventualità future.

Non è economico, ecco perché a "far brevetti" sono soprattutto le aziende con precise strategie commerciali da attuare.
Un privato, seppur con un'ottima idea, difficilmente riesce a vendere la sua invenzione o a produrla e commerciarla in autonomia.

Offline Matt-o

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Re:brevetti pieghevoli
« Risposta #6 il: Settembre 23, 2015, 01:38:03 pm »
Sapendone qualcosa anche io aggiungo alcune considerazioni:

C'è però un caposaldo imprescindibile: se vogliamo brevettare qualcosa non dobbiamo mostrare, pubblicizzare o divulgare l'invenzione.
Questo è il caso di artech che, avendo mostrato sul forum la sua bici, ora non potrebbe più brevettarla. (Posto che esistano dei presupposti per la sua brevettazione.)

In realtà questo è un limite solo italiano/europeo. Per un brevetto negli Stati Uniti si può procedere anche dopo averlo reso noto, purché ne sia dimostrabile la paternità. Tale brevetto però potrà solo valere negli USA e non sarà mai estensibile in europa, per i motivi suddetti da Veeg.

Andando oltre ci sono diverse altre possibilità di tutela in paesi specifici, con costi da quantificare di volta in volta.
Dopo un tot di tempo dal deposito bisogna mettere in conto il pagamento delle tasse per mantenere in vita il brevetto stesso.

Nello specifico, la brevettazione Europea è una procedura accelerata per far partire un brevetto contemporaneamente in tutti i paesi membri. Il brevetto europeo in quanto tale però non esiste. O meglio, esiste la tutela e la procedura fintanto ché non si arriva (e non è facile) alla concessione. Una volta che il brevetto viene concesso, diventa automaticamente N brevetti negli N stati membri, ognuno dei quali segue un suo iter e dei suoi costi. Ciò che è certo è che a quel punto va pagato un tot per ogni stato in cui si vuol tenere vivo il brevetto. Il tot da pagare non è solo di tasse ma anche di traduzioni: il brevetto europeo può essere presentato indifferente in inglese, francese o tedesco (in fase avanzata andranno tradotte in tutte e tre le lingue i "claims", le rivendicazioni che sono la vera tutela legale del brevetto) ma una volta concesso va tradotto poi nelle lingue degli stati dove lo si vuol depositare. Ed una traduzione tecnica non costa poco. Motivo per il quale tipicamente a questo punto viene fatto decadere in quasi tutti gli stati tranne i principali: per un mercato globale, se non puoi vendere il tuo prodotto in 3 o 4 dei paesi maggiori, automaticamente sei tagliato fuori anche dagli altri.

La concessione, per una procedura di brevetto europeo standard (senza chiedere il processo rapido, che tipicamente non conviene e vedremo oltre perché) dura tipicamente almeno un paio d'anni se non tre, dal momento del deposito. E' la fase tutto sommato meno costosa, in cui te la cavi coi costi iniziali detti ed un rinnovo annuale modesto. In questa fase si ha il cosiddetto "patent pending" ovvero si può già pubblicizzare il proprio prodotto come sottoposto a procedura di brevettazione in corso. Un eventuale imitatore può copiarlo, ma tipicamente non lo farà poiché se poi il brevetto ci venisse concesso si vedrebbe costretto ad interrompere la produzione o pagare delle royalties anche elevate. Molte ditte contano proprio su questa fase iniziale a costo contenuto e non hanno reale interesse a far passare realmente il brevetto. Tale fase può protrarsi anche diversi anni, se ad esempio l'ufficio europeo blocca il brevetto con delle obiezioni, ma noi ci opponiamo rispondendo con delle modifiche. Ogni scambio di comunicazione fra ufficio brevetti e contraente, prevede diversi mesi di tempo a disposizione. Il tempo passa, il patent pending continua a valere, e con un costo relativamente limitato si prende un bel vantaggio industriale contro un eventuale concorrente: se anche dopo alcuni anni il brevetto venisse respinto, noi saremo già in produzione, il concorrente parte invece con netto ritardo.

Restano comunque valide le considerazioni di fondo di Veeg: se questo trucchetto da me detto è sostenibile per una piccola/media azienda, è lo stesso decisamente fuori portata per un privato cittadino.

Fino a qualche anno fa le cose per gli italiani andavano un pochino meglio: era possibile per un privato depositare un brevetto a costo zero, o comunque con pochi euro di bollo. L'ufficio brevetti italiano faceva un check del brevetto puramente formale, e se la burocrazia e la forma erano a posto, il brevetto aveva grandi possibilità di esser concesso in Italia. Brevetto, badate bene, spesso non sostenibile di fronte ad un tribunale: tutto veniva rimandato alla giustizia ordinaria. Il tutto poi dava la possibilità di richiedere estensione a brevetto europeo entro un anno dalla domanda italiana. In pratica senza spesa si "bloccava" l'invenzione (valida o meno che fosse) per un anno, dando il tempo di mettere assieme l'idea industriale ed avviare eventualmente una vera attività commerciale. Per bypassare però questo evidente limite della procedura italiana (per colpa della quale il brevetto italiano valeva poco o nulla) da qualche anno il brevetto italiano passa al vaglio dell'ufficio brevetti europeo. Per cui serve comunque tradurlo in inglese, per sottoporlo agli esaminatori, e sostenere dei costi. Motivo per cui fra le aziende oramai si punta direttamente alla procedura europea.
Brompton M6L nera - CO2 NON emessa a settimana: 9.3 kg

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