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Autore Topic: Negozi on line cinesi  (Letto 4568 volte)

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Offline gip

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Negozi on line cinesi
« il: Marzo 25, 2014, 09:27:48 am »
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cloni, "cineserie", offerte promozionali superscontate,...?
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bici pieghevoli costruite in Europa e/o artigianali
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Ciao a tutti. Mi sembra che nessuno ad oggi abbia ancora trattato l’argomento dei negozi cinesi on line se non per qualche caso particolare. D’altra parte leggo frequentemente di pedali che si rompono, tubi sella da allungare e volontà di comprare o cambiare accessori. Vorrei far conoscere in merito la mia esperienza sperando che possa essere utile a qualcuno.
Da un anno e mezzo sto trafficando sulla mia Atala e ormai una decina di volte mi sono rivolto a venditori di Hong Kong e Taiwan per trovare le cose che mi servivano. All’inizio dell’avventura mi ero chiesto: vale la pena ed è sicuro comperare da loro? Che qualità offrono?
Prima di rispondere secondo me va fatta una premessa. Ascoltando i meccanici, i venditori di biciclette e leggendo sul web si arriva alla conclusione che almeno il 90% dei componenti mondiali per bici sono prodotti in Cina. Marche illustri come Olmo, Pinarello, Dahon, etc. si procurano telai ed accessori sui siti orientali in particolare quelli in fibra di carbonio e in alluminio. Ma anche la crema dei componentisti come SRAM e Shimano producono il materiale di livello medio/basso presso aziende cinesi. Sarei infatti prudente ad affermare che il mio cambio sia stato prodotto a Chicago o Sakai. Non parliamo poi di accessori come luci LED, freni, morsetti, etc. Esaminando attentamente un cerchione Kinetix e uno LitePro personalmente non trovo alcuna differenza salvo il prezzo. Che siano la stessa cosa?
Tutto questo in fondo per dire che in Cina il materiale di ottimo livello esiste. C’è anche la tendenza, riscontrata anche qui nel forum, di definire ‘cineserie’ i prodotti provenienti da quelle parti, e spesso dietro il termine si intuisce una punta di dispregio. La mia esperienza dice che non è sempre così. Basta saper scegliere le cose. Credo di non dire niente di speciale affermando che la discriminante più importante è il prezzo dei prodotti. Un cerchione da 5 Euro non è lo stessa cosa di uno da 50, ne in Cina ne qui da noi.
E se marche come Aest, LitePro, Mowa, Lezyne, Wellgo, KCNC e tante altre producono materiali di ottimo livello perché non comprarle nei paesi di produzione evitando i ricarichi dei nostri negozianti?
Faccio un paio di esempi per chiarire. Quando comprai  la sella della You Air (trovata per la verità usata), sui siti cinesi era allora in vendita a circa 40 Euro (oggi vale anche meno) mentre in Italia e Germania, dove era importata, valeva da 70 a 80 Euro. Il mio manubrio in fibra di carbonio è stato pagato 47 euro nei negozi on line cinesi. Il mio meccanico che lo ha identico a catalogo mi ha chiesto 170 Euro!!!
Quindi personalmente ho deciso che, visto che di prodotto cinese comunque si tratta, io compero dove è più conveniente.
E’ vero che i tempi di attesa sono lunghi, che vi è il rischio di dover pagare i diritti di dogana e che le garanzie sono aleatorie per non dire inesistenti ma risparmiare fino al 50% non è da poco.
Quello che non farei mai invece è comperare una bicicletta completa da loro. Sarà anche buon materiale ma in questo caso la garanzia conta eccome! Preferisco guardare negli occhi chi me la vende e chiarire subito quali sono i termini del rapporto. Inoltre una bici intera non è una scatola di fiammiferi e può suscitare l’interesse della Dogana con aggravi sui costi non prevedibili.
Sino ad oggi i miei acquisti in Cina sono tutti andati a buon fine. Buoni prodotti, prezzi ed imballi perfetti e tempi di attesa attorno al mese. Solo in un caso ho dovuto attendere due mesi per avere le mie cose ma la responsabilità, in quel caso, è stata delle nostre amate Poste Italiane che sotto Natale vanno regolarmente nel pallone. E solo una volta inoltre ho pagato diritti di dogana. 
Aggiungo infine un paio di aspetti che trovo importanti. I siti di vendita cinesi sono sempre molto ben organizzati. Spesso ho chiesto informazioni sui prodotti e le risposte sono sempre arrivate esaustive e nel giro di poche ore. Questa gente è sempre gentile e cortese nei rapporti, cosa che non guasta.
Inoltre, poiché chi compra lo fa praticamente al buio, non potendo vedere e toccare i prodotti si deve fidare esclusivamente delle descrizioni disponibili. Nel caso dei cinesi quasi sempre queste descrizioni sono ben fatte ed esaustive. Spesso comprendono il peso dell’oggetto le caratteristiche di imballo, cose che qui in Italia pochissimi fanno sapere. 
Per concludere, la risposta alla domanda ‘val la pena comprare in Cina?’ a mio parere è si. A patto però di aver pazienza e di stare attenti a cosa si compra. Ciao a tutti.
« Ultima modifica: Maggio 12, 2017, 01:22:45 pm by occhio.nero »
Solo chi pedala va avanti!

Offline buga

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Negozi on line cinesi
« Risposta #1 il: Marzo 25, 2014, 10:07:44 am »
Ciao,
il tuo è un contributo interessante. Condivido molte delle cose che hai scritto e nel complesso credo che hai ben descritto la realtà.
Anch'io ho ordinato ad Hong Kong (una corona LitePro) e sono soddisfatto dell'acquisto anche se - lo ammetto - avrei preferito trovare il medesimo componente in Europa, meglio ancora in Italia.
Vorrei aggiungere uno spunto di riflessione e spero di non scatenare alcuna polemica, non è mia intenzione farlo.
Il punto è semplicemente questo: se io utilizzo la bici perchè è un mezzo non inquinante (e non solo perchè è pratica...) ciò significa che mi identifico in determinati valori, chiamiamoli ambientalisti. Ecco, ordinare un pezzo che vola dalla Cina fino a qui mi pare molto poco ambientalista. In seconda istanza - ma non in ordine d'importanza - mi si pone anche un problema "etico" relativamente al fatto che questi prodotti vengono da aree dove il lavoro viene spesso sfruttato ed io acquistandoli alimento tale sfruttamento a detrimento (teoricamente ) di chi invece li produce "eticamente" in altre parti del mondo.
Infine, se è vero che i ns negozianti talvolta "ricaricano" troppo, è anche vero che può essere sensato sostenere i piccoli negozi (ed in generale l'economia "locale"), perchè appunto è l'economia della tua città/regione/paese e perchè prima o poi potresti aver bisogno di una riparazione e la bici non la puoi spedire in Cina...
Io queste domande me le sono poste.
A mia parziale discolpa - mi rendo conto che è un alibi un pò traballante - posso solo dire che la corona con la caratteristiche che cercavo l'ho trovata solo lì.
Buga  8)
« Ultima modifica: Marzo 25, 2014, 10:10:32 am by buga »
Be the change you want to see in the world - bFold_5

Offline gip

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Negozi on line cinesi
« Risposta #2 il: Marzo 25, 2014, 12:32:30 pm »
Ciao Buga. Io sono meno ambientalista di te ma non insensibile a queste cose. Nella mia descrizione ho cercato di far passare un concetto. Poiché il 90% (pare) dei pezzi di una bici vengono dalla Cina, qualunque bici compri, italiana o straniera, quella guarnitura a cui fai riferimento o altro qui ci arriva comunque. Ciò che dici in termini di sfruttamento del lavoro etc., credo sia vero. Vedi ad esempio i componenti in fibra di carbonio, che notoriamente è un materiale pericoloso da trattare con le giuste precauzioni, che sono quasi tutti cinesi. Praticamente tutti i telai delle nostre BDC o MTB in carbonio vengono da là. Evidentemente per rendere convenienti queste costose produzioni non si bada molto alla sicurezza che rappresenta un costo. Non voglio entrare in discorsi che comportano etica da cui difficilmente si esce, ma resta il fatto che se i cinesi producono (e tanto) è dovuto anche alla generalizzata incapacità di controllo verso il capriccio. Vedo tanta gente che pedala per divertimento o per tenersi in forma con bici da 5.000 euro in carbonio. Serve? Non voglio dare risposte, ma sicuramente è un suo diritto.
Quello che dici poi sul fatto che da noi spesso non si trova quello che si cerca è vero. Effettivamente nei negozi cinesi c'è tutto in mille varianti.
Nei nostri se trovi quello che cerchi è quasi sicuramente cinese, con poche eccezioni, e lo paghi più caro. Ecco perché a me gli scrupoli si annebbiano.
Qui voglio fare una triste considerazione. Sino agli anni novanta la bicicletta era cosa italiana. I veri professionisti nel mondo usavano solo materiale nostrano. Marche come Bianchi, Atala, Campagnolo erano il top del ciclismo. Evidentemente l'economia globale ha spazzato via questa leadership a favore di altri. Oppure non siamo stati capaci di aggiornarci? Peccato! Ma credo ci sia poco da fare, purtroppo!
« Ultima modifica: Marzo 25, 2014, 02:56:46 pm by gip »
Solo chi pedala va avanti!

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