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Autore Topic: Perché in Italia siamo così indietro?  (Letto 12372 volte)

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Offline gip

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Perché in Italia siamo così indietro?
« il: Aprile 21, 2014, 09:40:46 pm »
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segnalo:

marchi italiani in estremo oriente? (Bianchi il mistero Nero)
http://www.bicipieghevoli.net/index.php?topic=1066.0

la sezione sui prototipi
http://www.bicipieghevoli.net/index.php?board=32.0


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Ciao a tutti. Dopo aver pubblicato alcune considerazioni sulla Atala Folding 20" mi sono rimbalzate in testa alcune riflessioni. Forse sono baggianate me vorrei sottoporvele egualmente. Qui c'è gente competente e saprà fare le giuste osservazioni.
Quando il Sig. Carnielli presentò la sua impareggiabile Graziella secondo me fece 'un grande passo per l'umanità'. Pochi anni dopo decine di repliche invasero il mercato. Ma chi adoperava quelle bici? Qualche signora che percorreva il chilometro che la separava dal salumiere, qualche studente che andava a scuola, qualche raro operaio che andava a lavorare a poche centinaia di metri da casa. Di intermodalità non si parlava. Chi realmente faceva i 10 km per andare a lavorare preferiva la fida 28" con tanto di ombrello legato con lo spago alla canna. Centinaia di Graziella non vennero mai piegate e rimasero biciclette come tante depositate in garage. Al massimo venivano messe nel bagagliaio della Fiat 1100 quando si andava in vacanza.
Oggi i tempi sono cambiati. La necessità dello spostamento intermodale è cresciuta ed il lavoro si allontana sempre più da casa. Le esigenze di un comportamento sostenibile ai fini dell'inquinamento comincia ad essere sentito. Oggi il ruolo di una pieghevole ha trovato nuove e forse vere motivazioni. Ma, a mio parere, è cresciuta anche la necessità di prestazioni. I 10 chilometri non sono poi così rari.
Se devo guardare alla produzione italiana non vedo bici performanti. Marche come Cinzia, Lombardo, Atala, Frejus, Olmo, etc. etc. continuano a presentare la solita frittata fatta di telai customizzati, accessoristica cinese, rapporti insufficienti. Niente di geniale che si elevi sopra la media.
Se veramente si vuole una bici che dica qualcosa bisogna arricchire inglesi, americani, cinesi e persino tedeschi. Ma, diamine, dov'è finito il nostro genio? Peccato veramente che i nostri costruttori considerino i pieghevolisti italiani in coda al gruppo. Anche su cose banali tipo i rapporti del cambio siamo scontati. Ma costa così tanto mettere una guarnitura da 52 denti invece della solita insipida ed inutile 46? Salvo Di Blasi e Grigio Carbonio non mi sento di salvare nessuno. Dove sono finiti i tempo dove Gimondi, Adorni, Eddie Merckx, e tanti altri campioni usavano solo bici italiane?
Oggi siamo buoni ultimi. Peccato veramente!
« Ultima modifica: Aprile 22, 2014, 06:10:14 pm by occhio.nero »
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Offline Jimmy

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #1 il: Aprile 22, 2014, 03:10:36 pm »
Gip, hai mosso una questione mica da poco: e oltre a quello che scrivi, pensa che l'Italia è il primo esportatore europeo di biciclette (sia per agonismo che per privati) stando ai numeri di produzione e fatturati, nonchè il paese con il più alto numero di unità (bici) per singolo abitante...battendo Olanda e Danimarca...è "solo" che sono riposte in cantine, soffitte, box etc e in strada se ne vedono poche....
Dahon Vitesse D7 HG....Full HG!!B-)

Offline gip

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #2 il: Aprile 22, 2014, 03:35:30 pm »
Già...
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Offline occhio.nero

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #3 il: Aprile 22, 2014, 06:02:11 pm »
Forse perchè in Italia le aziende che puntano su ricerca e sviluppo sono una minoranza?

 ::)
Federico
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Offline boccia

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R: Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #4 il: Aprile 22, 2014, 11:19:32 pm »
A mio parere le case costruttrici del nostro paese hanno dimostrato di non aver ancora compreso tutte le potenzialità della bicicletta pieghevole. Questo si intuisce già dagli stessi nomi dei modelli pieghevoli nostrani. Ad es. Olmo Wave, Atala Tender, Cinzia Car Bike, Lombardo Capri. Il chiaro riferimento è al mare, alle barche, alle vacanze, etc.

Dunque una pieghevole, secondo chi le vende in italia, sarebbe sostanzialmente una bici per il tempo libero, adatta ad essere stivata in uno yacht o in un camper o nel baule dell'auto, per servire all'occorrenza a brevi e tranquille passeggiate in porti turistici, giardini pubblici, in campeggi o in villaggi vacanze. Situazioni protette, di puro svago, e soprattutto che non devono intralciare il traffico dei "veri" mezzi di trasporto, cioè quelli a motore. Bici pieghevole = poco più di un giocattolo.

In fondo l'utilizzo non è molto distante da quello per cui era stata pensata la stessa Graziella cinquanta anni fa.
Questo spiega anche perché le case costruttrici non hanno ritenuto importante offrire bici tecnologicamente più avanzate.

Ben inteso, questo tipo di utilizzo non è di per sé sbagliato. Ma è solo una minima parte delle possibilità offerte dal fenomeno "bicicletta pieghevole".

Le pieghevoli hanno dimostrato negli ultimi anni di saper essere anche (e soprattutto) veri mezzi di trasporto rivoluzionari per la vita di tutti i giorni.

Io spero sinceramente che nell'immediato futuro le aziende italiane sappiano aggiornarsi e proporre modelli pieghevoli sempre più interessanti, competitivi, originali, completi e all'avanguardia (Di Blasi è un esempio interessante). Sono convinto che il mondo intero li stia aspettando.
Proprio da "noi".

PS: La Olmo Wave 20 ha la tanto ambita guanitura da 52 denti, ma l'ha abbinata ad un pignone da 14 denti.
« Ultima modifica: Aprile 22, 2014, 11:24:36 pm by boccia »

Offline gip

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #5 il: Aprile 23, 2014, 08:52:27 am »
Vero Boccia! Aggiungerei anche un'altra motivazione importante. Il nostro è un Paese basato sull'individualismo il quale ha portato all'inevitabile crescita dell'auto personale a scapito del mezzo pubblico. Le conseguenze negative sono tante: inquinamento, congestione del traffico e mancata crescita del trasporto di massa. La bici è un mezzo 'sociale' e può funzionare bene solo se abbinato ad un trasporto efficiente e a strutture dedicate (leggi piste ciclabili). Inoltre sembra quasi che tornare a quello che facevano i nostri padri e nonni (che sono andati in bici una vita) sia indice di regresso. In trent'anni non siamo riusciti a capirlo e malgrado qualcosa cominci a muoversi vedo la strada molto lunga. Forse questa crisi difficile ci farà riflettere anche se temo che il ritorno ad una economia più ricca farà anche dimenticare in fretta.
In quanto a ciò che ipotizza Federico per me è vero. E il ragionamento di Boccia, almeno in parte, lo spiega. Fa parte del costume nostrano limitarci al minimo indispensabile, anche se ormai è palese che per stare sui mercati bisogna sempre dare qualcosa in più della concorrenza. Vi sono due modi per stare a galla. Il primo è quello dell'idea geniale che rompe gli schemi, ma è difficile e capita raramente. Il secondo è quello di migliorare sistematicamente il prodotto tenendolo sempre al vertice con continui sviluppi. In particolare introducendo sistematicamente novità tecnologiche (vedi idrostampatura, cambi interni, materiali compositi, etc.) il prodotto si mantiene competitivo. Bici come Brompton, Birdy, Tikit, Strida, Nanoo sono esemplificative di idea geniale di base. Dahon imho, pur con bici più ordinarie, ha invece percorso la strada dell'innovazione sistematica sia tecnologica che dei materiali . Le nostre invece sono ferme all'età del ferro. Quanto proposto dai marchi italiani in alluminio viene puntualmente da altri pianeti. Freni a disco sconosciuti, cambi interni rarissimi, sospensioni mai viste (almeno per la media). In realtà per avere qualcosa di decente non servirebbe nemmeno avere centri studi spaziali ma semplicemente replicare gli altri. Questo non porterà in testa ma almeno si sta attaccati alla concorrenza. 
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Offline boccia

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #6 il: Aprile 23, 2014, 09:17:29 am »
(...) Il nostro è un Paese basato sull'individualismo il quale ha portato all'inevitabile crescita dell'auto personale a scapito del mezzo pubblico.(...)
Una delle qualità più belle della bicicletta è quella di essere un mezzo di trasporto al contempo "sociale" e "individuale".


(...) In realtà per avere qualcosa di decente non servirebbe nemmeno avere centri studi spaziali ma semplicemente replicare gli altri. Questo non porterà in testa ma almeno si sta attaccati alla concorrenza. 

Eh già, Gip, per far questo potrebbe bastare una buona conoscenza del mercato e del buon marketing. Potrebbe addirittura essere sufficiente importare e rimarchiare un modello interessante opportunamente arricchito. Faccio l'esempio della Mini Folding Bike, che ha riproposto un telaio Dahon Eco/Vybe, che però sfoggia materiali all'avanguardia, una signora trasmissione con catena oil free colorata, una serie di accessori di alta qualità dedicati, ed una pompa di emergenza nascosta nel cannotto sella. Il tutto senza chiedere prezzi impossibili. Non la miglior pieghevole che si possa trovare, ma sicuramente un modello interessante e in qualche modo innovativo. E la Mini di solito costruisce auto... ::)
« Ultima modifica: Aprile 23, 2014, 10:18:14 am by boccia »

Offline gip

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #7 il: Aprile 23, 2014, 11:58:38 am »
Citazione
...potrebbe bastare una buona conoscenza del mercato e del buon marketing
Quest'ultimo intervento mi fa venire in mente che le aziende italiane che commercializzano folding puntino quasi esclusivamente sul mercato interno per questo tipo di bici. La sensazione è che quelle presenti nei listini siano lì per tappare un buco, senza tante pretese commerciali. Mentre per Dahon, Brompton, Tern, etc. la pieghevole è una missione e una ragione di vita per l'azienda, per le nostre aziende gli obiettivi strategici sembrano altri.
La Mini mi sembra un mossa promozionale per avvicinare la gente all'omonima auto. Dubito che la BMW abbia messo di suo una sola vitina sulla bici. E' indubbiamente un'idea furba e fatta con materiale rispettabile. La Mini mi ricorda la Wave della Olmo che non è lontana dall'essere una soluzione davvero interessante. Senza chiedersi da dove vengano i pezzi direi che un allestimento 'special', un attimo sopra le righe, potrebbe starci. Altro esempio di marketing fatto bene è Decathlon. In fondo propone niente di speciale ma vende eccome seguendo regole da mega store. Staremo a vedere per il futuro se qualcuno di indigeno vorrà emergere. Per adesso vado con la mia Atala turco-cino-veronese.
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Offline boccia

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #8 il: Aprile 23, 2014, 12:08:20 pm »
Completamente d'accordo, in sella alla mia Olmo italo-american-asiatico-romana ;D

Offline carlo

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #9 il: Aprile 23, 2014, 01:11:04 pm »
Ci sarebbero alcuni distinguo da fare.
Io, come prima cosa, divido il mondo pieghevole in due famiglie: la bici pieghevole e la bici pieghevole intermodale.

C'è da dire che la bici pieghevole non nasce per andarci in metropolitana, ma per essere trasporta in auto, barca oppure al limite in spalla (cfr la famosa bici dei "bersaglieri").
La stragrande maggioranza delle pieghevoli in commercio e dei telai relativi sono fatti per essere piegati ma non per essere poi "trasportati". Come la famosa Graziella, che giustamente nessuno piegava se non per trasportarla in auto (anche perché non era possibile muoverla da chiusa).
Anche modelli di marchi blasonati, tutto sommato, una volta chiusi mostrano diverse pecche nel c.d. trasporto passivo. Essendo stati, del resto, concepiti in anni quando questa esigenza era alquanto limitata...

Solo ultimamente le bici pieghevoli vengono progettate con l'uso dell'intermodalità, creando appunto delle bici c.d. "trolley". A questa famiglia troviamo le Nanoo, le Strida, la Tilt del Decathlon ed altri modelli di più recente progettazione.

Fatta questa premessa, io penso che in Italia la c.d. "bici" sia identificata nell'immaginario popolare con la classica bici da corsa o la mtb. Vendute in numeri importanti.
Una bici da 20' o addirittura da 16' o meno non viene vista come un oggetto "bicicletta" ma, a parer mio, come un oggetto "altro" che non cattura immediatamente la passione per averla.

Se dovessi trovare un pregio indiscutibile, a parer mio, della bici pieghevole è sicuramente quello di poterla portare con se, evitando di doverla lasciare in giro.
Questo potrebbe dare quel "fattore +" per catturare l'italiano medio, possessivo quando si parla della propria roba...

Per quanto riguarda la diffusione della bici, nel mio caso andare in giro con la bici a Roma, per esempio, è tutt'altro che una "passeggiata"  :o, devi avere 100 occhi e forse neppure bastano...
E' roba per pochi, insomma, non per la "massa" 8), ed è ovvio che una fabbrica italiana punti su mtb e bici da corsa, oppure le classiche bici da passeggio già collaudate da decenni o le bici da bambino che hanno maggiore diffusione e versatilità.

Nell'ottica puramente commerciale li comprendo. Considerando le premesse, comunque, io sono abbastanza ottimista, non pensavo che la bici pieghevole si diffondesse tutto sommato in questi ultimi anni così velocemente (parlo di Roma)...
« Ultima modifica: Aprile 23, 2014, 01:32:25 pm by carlo »
La teoria della relatività? Mi è venuta in mente andando in bicicletta...
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Offline bromptonian

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #10 il: Aprile 23, 2014, 10:36:50 pm »
Concordo con l'analisi di Carlo, sperando naturalmente che la visione di gip prima o poi trionfi!
bromptonian

Offline intremodale

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #11 il: Maggio 02, 2014, 05:30:58 pm »
Sono d'accordo con Boccia quando dice che i nostri pensano solo ad una bici da vacanza.
In realtà non ci pensano proprio. Si recano a qualche fiera e si fanno fare da un produttore terzo la bicicletta aggiungendo il loro marchio.

Mi stupisce molto che gli italiani non lo capiscono.

I modelli che reputano fatti da italiani in realtà non lo sono. Sono delle biciclette fatte a Taiwan rimarchiate. Con tutte le conseguenze del caso in fatto di assistenza.

Il distinguo vero è tra i produttori che fanno biciclette che si piegano e marchi che hanno una bicicletta pieghevole in gamma.

I primi fanno solo quello. I secondi fanno tutto e niente...compresa una pieghevole da poco.

Last but not least...la bici della Mini è fatta dalla TERN.

lo si vede dal giunto del telaio e del manubrio.

ciao

Offline boccia

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R: Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #12 il: Maggio 02, 2014, 08:56:01 pm »
Che molte delle bici pieghevoli compresa la Mini Folding Bike siano costruite da terzi non credo sia stato messo in dubbio all'interno della discussione.

A mio modesto parere ciò che sorprende piuttosto è il tipo di bicicletta che i costruttori nostrani hanno scelto di farsi costruire da terzi, e come hanno pensato di collocarla sul mercato.

Io però sono ottimista, e sono convinto che se ci sarà richiesta stabile del mercato per prodotti con determinate caratteristiche tecniche e funzionali (leggerezza, compattezza, ampio sviluppo metrico, qualità dei componenti, intermodalità, estetica) allora i produttori interessati al mercato italiano non potranno che adeguarsi, costruendo o importando ciò che richiede il mercato.

PS: a giudicare dalla forma del telaio la Mini mi sembra piuttosto derivata dalla Dahon Vybe, ma non so se questo sia sufficiente a stabilirne la vera paternità. Comunque se così fosse potrebbe avere un adesivo con la dicitura DLT (Dahon Licensed Technology) come la mia Olmo. Forse chi ha in casa una Mini Folding Bike può aiutarci a sciogliere questo dubbio.
« Ultima modifica: Maggio 02, 2014, 10:36:50 pm by boccia »

Offline veeg

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #13 il: Maggio 03, 2014, 05:38:41 pm »
Il segmento pieghevole non interessa ai brand italiani.
C'è un bellissimo libro di Robert Penn, un giornalista che ha pedalato in ogni angolo del mondo, dove spiega molte dinamiche di mercato.
Ogni investimento ed ogni sforzo sono tesi ad altri settori, dove i marchi sono già affermati.
Tenete anche presente che il mercato nazionale per i nostri brand è un bacino limitato, dato che puntano all'export, sia di prodotti che di nome.
Uno degli esempi è Cinelli che negli ultimi tempi è riuscita a costruirsi un "alone" che va oltre il prodotto: il marketing ha cercato di creare e rafforzare un mito e ha voluto esportarlo prepotentemente. Quello che loro adesso vendono non è una bici, ma un sogno.

Offline intremodale

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Re:Perché in Italia siamo così indietro?
« Risposta #14 il: Maggio 15, 2014, 10:46:05 pm »
Non sono d'accordo.
ai marchi italiani interessa tant'è che si sono buttati dentro non appena il segmento delle pieghevoli ha preso forza.
solo che non è facile fare una buona pieghevole e servono investimenti.

Non solo un buon fotografo e qualche sponsorizzazione per creare un alone dietro al marchio.

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