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Autore Topic: Ciclo di vita di un prodotto: dalla manutenzione al riciclo  (Letto 1861 volte)

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Ciclo di vita di un prodotto: dalla manutenzione al riciclo
« il: Gennaio 20, 2016, 01:40:20 pm »
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introduzione alla manutenzione
http://www.bicipieghevoli.net/index.php?topic=128

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La bici è sottoposta ad usura, sostituiamo pneumatici, oliamo catene, compriamo pezzi di ricambio e gadget utili. Tutta questa attività ha un impatto sociale, economico ed ambientale monitorabile solo con la nostra consapevolezza ed attenzione, passando da scegliere un prodotto o un servizio per la sola convenienza economica a criteri ambientali, sociali e chiaramente anche economici, in tal modo comportiamo benefici effettivi non solo per noi stessi ma anche per la comunità in cui viviamo. Nel contempo è bene costringere i produttori a diminuire il packaging, a valutare e rendere pubblico il ciclo intero di vita di un prodotto ed eventualmente prenderci cura di riutilizzare, magari per altre applicazioni, il prodotto una volta finita la sua funzione,  un utile estratto dal libro "Guida alle norme ISO 14000"



[..] Anche nelle pratiche progettuali e organizzative per lo sviluppo dei prodotti andrebbe perseguita la minimizzazione dei consumi di energia e materiali, in particolare attraverso l‘uso di tecnologie dell’informazione (strumenti informatici per la
progettazione e per l‘archiviazione) e delle telecomunicazioni (per attività a distanza) le quali permettono di gestire al meglio le informazioni, riducendo non solo i
materiali ma, in alcuni casi, anche le esigenze di mobilità di merci e persone.

Si può operare anche per la minimizzazione dell’uso di risorse nella distribuzione,
per esempio attraverso uno studio degli imballaggi (che possono a tutti gli effetti essere considerati un prodotto con un proprio ciclo di vita) che porti alla loro minimizzazione in termini materici e di impatto ambientale. pur assolvendo alla propria
funzione di protezione del prodotto. È possibile inoltre intervenire sulla diminuzione dei consumi per il trasporto dei prodotti optando per mezzi di trasporto a minor
impatto (come il trasporto su rotaia).

Infine ci si può concentrare sulla minimizzazione del consumo di risorse durante l'uso, progettando prodotti leggeri che. oltre alla riduzione del materiale in quanto
tale. abbassino i consumi energetici per il loro spostamento o preferendo sistemi
intelligenti che ottimizzino automaticamente i consumi.

Per quanto riguarda il secondo punto in analisi le scelte progettuali vanno indirizzate verso le risorse che hanno un impatto minore a parità di servizio o funzione offerta, rifacendosi a tutto il sistema-prodotto cioè al suo intero ciclo di vita e a tutti i processi che lo caratterizzano; bisogna considerare i materiali e gli additivi verso la minimizzazione della pericolosità delle emissioni nei trattamenti di dismissione; bisogna infine, in una prospettiva di sostenibilità ambientale che miri a salvaguardare le risorse per le generazioni future, scegliere materiali rinnovabili, biodegradibili, vergini, con un basso contenuto energetico e a bassa intensità di emissioni, provenienti da scarti di processi produttivi o da prodotti dismessi, riciclati singolarmente o accoppiati a materiali vergini. Al contrario si devono evitare materiali in via di esaurimento e che abbiano dispersione di residui tossici e nocivi durante l'uso.

L'approvvigionamento e la scelta delle fonti energetiche sono di solito defìnite a livello politico nazionale e dovrebbero far riferimento a tutte le fasi del ciclo di vita, valutando con attenzione quale fonte energetica ha il più basso impatto ambientale nelle fasi di produzione, di trasporto, d‘uso e di dismissione, ponendo particolare attenzione alla ricerca di risorse energetiche locali, rinnovabili e con un alto rendimento.

Durante la fase d'uso i prodotti possono essere oggetto di attività di servizio quali la manutenzione delle prestazioni, la riparazione dei danni o dei pezzi usurati, l'aggiornamento di parti obsolete. L'opportunità di queste attività e valutabile dopo
un’approfondita stima del costo ambientale: se la manutenzione e/o la riparazione
richiedono un elevato costo ambientale. potrebbe essere più appropriato mettere fine
alla vita utile del prodotto. a meno che la sua sostituzione richieda la fabbricazione
di un prodotto con un costo ambientale ancora più elevato.

Nella progettazione gestionale i requisiti di durabilità (ovvero la capacita di man-
tenere inalterati i livelli prestazionali iniziali
e di manutenibilità (ovvero la propensione a essere soggetto a intervento manutentivo finalizzato a riportare i livelli prestazionali ai valori caratteristici al tempo zero assumono un carattere particolarmente significativo. Però in realtà bisogna anche tenere in considerazione l'efficienza ambientale, in quanto in certi casi la durabilità e un valore positivo solo fino al
raggiungimento di un certo livello, superato il quale, si inizia a generare un impatto
maggiore di quello causato dalla sua sostituzione
(a causa di un elevato consumo di
risorse nell'uso e manutenzione rispetto a un prodotto nuovo di elevata efficienza).

La manutenzione, ovvero l'insieme delle attività di prevenzione periodica e di
aggiustamenti di lieve entità. è molto importante per limitare i costi ambientali ed
economici
della riparazione nonché l'impatto dello smaltimento in discarica e della
produzione del prodotto sostitutivo. Per facilitare la manutenzione è necessario eseguire la pulizia durante l‘uso, assicurare l'accessibilità alle parti, predispone l‘utilizzo di attrezzature, eventualmente fornite con il prodotto e correlate di una guida
alla manutenzione. prevedere sistemi di monitoraggio dello stato di salute delle parti
e dei componenti.

Altri aspetti che possono estendere la vita utile dei prodotti sono l'intercambiabilita (per parti fabbricate da uno stesso produttore). la standardizzazione (che rende

invece compatibili parti e componenti prodotti da diversi produttori). l'aggiornablità (in relazione ai vari fenomeni evolutivi tecnologici e di cambiamento) e l'adattabilita (per prodotti a veloce obsolescenza e composti da uno svariato numero di
parti).

Durante la fase di dismissione di un prodotto, questo o alcune sue parti possono
avere una serie di possibili destinazioni: possono essere recuperate le funzionalità
per lo stesso compito o per compiti diversi
. previa raccolta e trasporto (rim) o previo riprocesso che permetta al prodotto di essere usato come fosse nuovo (rifabbri-
cazione); può essere valorizzato il contenuto materico o energetico attraverso il rici-
claggio. il compostaggio o l'incenerimento dei materiali componenti.

Alcune di queste destinazioni. come il riuso del prodotto o dei suoi componenti e
la rifabbricazione. possono essere considerate come un’estensione della vita utile
del prodotto
o di alcune sue parti. In quest'ottica diventa rilevante concepire e progettare prodotti facilmente disassemblabili, per rendere agevole ed economica la
separazione delle parti o dei materiali e quindi la rifabbricazione dei prodotti; oppu-
re la possibilità di facile separazione dei materiali, sia per il loro riciclaggio (qualo-
ra questi siano incompatibili). sia per il loro isolamento (qualora questi siano tossi-
ci o nocivi). sia per il loro compostaggio e il loro incenerimento.

Se l'obiettivo del disassemblaggio è il riciclaggio, l’equazione economica che ne
definisce i margini di interesse è sensibile alle variazioni dei prezzi dei materiali vergini e dei costi di discarica: l'efficienza economica va dunque ricercata sia nella
minimizzazione dei tempi sia nella valorizzazione dei materiali recuperati (più i
materiali sono puri, più conservano le caratteristiche prestazionali
e più hanno valore di mercato).

Accanto al disassemblaggio non va trascurata l'ipotesi di procedere alla selezio-
ne dei diversi materiali attraverso la frantumazione del prodotto. Preferibilmente
nel luogo di raccolta al fine di ridurre notevolmente il volume del materiale da rici-
clare facilitandone il trasporto al sito di riprocessazione. seguita da operazioni di
separazione e di pulitura o lavaggio (per non compromettere le caratteristiche del
riciclato. in quanto i materiali possono presentare ancora varie forme di contami-
nazioni).

l prodotti destinati al riuso, dovrebbero essere raccolti e, senza rilevanti operazioni, indirizzati allo stesso uso o a un altro uso con minori requisiti. Le modifiche
necessarie dovrebbero essere poche e limitarsi alla pulitura o allo smontaggio e riassemblaggio di alcune parti in nuovi prodotti.

Per quanto riguarda la rifabbricazione. ossia quel processo industriale di rinnova-
mento dei prodotti logorati durante l'uso che vengono riportati in condizioni para-
gonabili a quelle di partenza. è innanzi tutto importante rendere agevole la rimozio-
ne, la sostituzione e Pintercambiabilità delle parti e dei componenti all'interno di
una stessa linea di prodotti.

Un discorso a parte riguarda l'estensione della vita dei materiali oltre la durata dei
prodotti di cui fanno parte: a questo scopo i materiali possono essere riprocessati
(riciclaggio, per ottenere nuove materie prime secondarie) oppure inceneriti (per
recuperarne il contenuto energetico). ln entrambi i casi il vantaggio ambientale è
duplice: innanzi tutto si evita l'impatto dovuto alla discarica dei materiali. in secon-
do luogo si rendono disponibili risorse non vergini evitando così gli impatti dovuti
alla produzione di una corrispondente quantità di materiali ed energia provenienti da
risorse naturali.

L'andamento dei costi del riciclaggio è definito da una serie di variabili che vanno
ricercate nel costo delle operazioni di raccolta. trasporto e immagazzinamento. nel
costo del disassemblaggio o della frantumazione. nel costo delle materie vergini. nel
costo della discarica. nel valore in termini di prezzo del materiale riciclato (legato
alla purezza del materiale stesso).

A prescindere dal discorso economico, non tutti i materiali sono riciclabili allo
stesso modo: può avvenire che le caratteristiche prestazionali del materiale ricicla-
to possano discostarsi più o meno da quelle del materiale vergine di partenza. oppu-
re che un materiale facile da riciclare a livello tecnologico ma che richiede un gran-
de impiego di energia per l'applicazione dei processi. possa mettere in crisi la con-
venienza ambientale del riciclaggio. Le indicazioni per la scelta di materiali facil-
mente riciclabili portano verso materiali che recuperano più facilmente le caratte-
ristiche prestazionali originarie
, evitando l'uso di composti e di additivi.

Un ulteriore passaggio interessante nello studio del riciclaggio riguarda il recupe-
ro del contenuto energetico dei materiali nella fase di incenerimento degli stessi.

La fase di distribuzione, infine, è la fase che interconnette tutte le fasi precedenti.
con diverse modalità e diversi livelli di attenzione, e comprende i momenti dell'im-
ballaggio, del trasporto e dell'immagazzinamento.

ln conclusione la qualità ecologica di un prodotto è data dalla sua capacità di svol-
gere il servizio per cui è stato progettato impiegando il minimo possibile di energie
e di risorse ambientali
: tali valutazioni sulla qualità ecologica vanno estese a tutto il
suo ciclo di vita
. considerando sia l'insieme dei servizi che è in grado di offrire nel
corso della sua vita utile sia il consumo di risorse ambientali (materia ed energia)
necessarie per progettarlo. produrlo. distribuirlo. utilizzarlo. riusarlo. riciclarlo e
dismetterlo (Figura 6.2).

l prodotti devono essere pensati come entità aventi un ciclo di vita proprio e non
avulso dalle esigenze reali: incentivare per esempio la manutenzione significa met-
tere in discussione come si progettano, si realizzano e si usano gli oggetti.
Bisogna prevedere il destino finale dei prodotti e valutarne la sostenibilità con particolare riferimento alle fasi d'uso e di gestione, troppo spesso dimenticate durante la progettazione.

Ma dal punto di vista ambientale prolungare la vita dei prodotti è davvero deside-
rabile? Non esiste una risposta sempre valida. ma esistono gli strumenti per questo
tipo di valutazioni: gli ecobilanci con estensione della valutazione all'intero ciclo di
vita dell'oggetto. Applicando sistematicamente gli ecobilanci. potremmo valutare
l'impatto di certi prodotti
o di certi servizi e magari decidere di eliminarli anche solo
per tutelare l'ambiente.

La risposta adeguata per queste valutazioni è ancora nel Life Cycle Assessment
delle merci e dei servizi, fondamentale per capire se essi sono sostenibili o meno. [..]

Linkback: http://www.bicipieghevoli.net/index.php?topic=9434.0
« Ultima modifica: Marzo 14, 2017, 11:10:32 pm by occhio.nero »


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Offline nino#

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Ciclo di vita di un prodotto: dalla manutenzione al riciclo
« Risposta #1 il: Gennaio 20, 2016, 02:03:56 pm »
Consiglio, a questo proposito, una mia recente lettura:



Daniel Goleman - Intelligenza Ecologica

Un testo, scritto con una semplicità esemplare, che, aldilà dal ricalcare quelli che ormai sono diventati luoghi comuni di tanto falso ecologismo, spalanca veramente uno scenario che non conosciamo (rettifico: che almeno io non conoscevo), fatto di ecologie industriali, di analisi del ciclo di vita, di rischi che si insinuano anche nel cosiddetto vivere "green" (che spesso non è altro che una moda come tante altre), di tante false convinzioni...

Sarebbe ora di fare veramente qualcosa, soprattutto per i nostri figli. Il genere umano sta rischiando di fare la fine della famosa rana bollita di chomskjana memoria: siccome i cambiamenti climatici, gli effetti degli alimenti e dei farmaci, le emissioni che respiriamo quotidianamente... non hanno un impatto immediato e traumatico, li trascuriamo e finiremo per esserne letteralmente distrutti.
(copia-incollato da un mio personale intervento in un altro forum)

Linkback: http://www.bicipieghevoli.net/index.php?topic=9434.0
Pieghevolista nel cuore (ex possessore di Dahon: Speed P8 e Ios XL) - Attualmente in sella di una bellissima Orbea Katu 40
LASCIA L'AUTO PER LA BICI! FAI BENE A TE E FAI BENE A TUTTI!

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Ciclo di vita di un prodotto: dalla manutenzione al riciclo
« Risposta #2 il: Gennaio 21, 2016, 03:42:30 am »
grazie nino, non conoscevo Goleman ma sarà sicuramente fra le prossime letture''' ;)

Se va OT spostiamo pure, provo a mettere insieme qualche dato, se c'è qualcosa di sbagliato correggetemi

Ho trovato un simpatico tool di Brompton "Carbon comparison calculator" che mette in rapporto la co2 prodotta dalla produzione di una bicicletta Brompton (113 kg - com'è indicato sul sito) con lo spostamento con altri mezzi di trasporto, selezionando un auto media a benzina e 10 km al giorno, dopo 59 giorni si ottiene un risparmio di co2 effettivo. Quindi la produzione di una Brompton è paragonabile in termini di emissioni a circa 850 km percorsi con un'auto modello Fiat Panda 1.2 8v Eleganza 5dr (133 g/km https://www.energy.eu/car-co2-emissions/fiat.php)


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