Un anno è andato via… ed è già tempo di November Porc. Dopo uno scambio di messaggi Whatsapp (chissà perché nessuno utilizza più il forum per questo…), ci siamo organizzati noi “soliti noti” (io, Peo, Manfro e Peppe) con l’ormai ben collaudato programma classico (treno+bici+treno). Come al solito, loro partono da Milano Centrale e io da Rogoredo e come sempre mi mandano un messaggio per darmi la loro posizione a bordo del treno:
“Siamo alla carrozza di coda al piano superiore”. Perfetto, allora sapendo che il treno è lungo poco più di 170 metri e che il macchinista si fermerà con la cabina a pochi metri dal segnale, misuro la distanza col computerino della bici per appostarmi dove si fermerà l’ultima carrozza. Il calcolo risulta giusto, ma l’ultima carrozza non è la pilota con lo spazio bici dove contavo di sistemare la mia ingombrante Dahon Espresso, bensì l’ultima carrozza prima della locomotiva posta in coda. Salgo e apostrofo un po’ sgarbatamente (e qui me ne scuso) i tre:
“che cosa non era chiaro di “salite sulla carrozza pilota” come vi avevo scritto?”. L’equivoco si chiarisce presto: qualcuno aveva confuso la seconda carrozza, di I classe, con la pilota con spazio bici e aveva ritenuto di non potervi salire. Comunque, il treno è semivuoto e le tre Brompton accuratamente incastrate in mezzo (Peppe e Manfro) e sotto i sedili (Peo),

mentre la mia Espresso, piegata e legata al corrimano con un cavetto, resta nel vestibolo, in posizione parecchio irregolare (in parte ingombrando gli scalini e davanti all’estintore!), come mi fa notare Gip appena vede la foto.

Viaggio tranquillo, veloce e in orario arriviamo a Cremona dove ci attendono Leo e Emy che non vedevamo da anni e che, per una volta tanto, sono arrivati in auto anziché in aereo… D’altra parte con le giornate corte l’aereo non era praticabile.
(foto gentilmente scattata da un signore di passaggio)Da sinistra: Peppe, Manfro, Peo, Leo e Emy, io; in mezzo al nugolo di Brompton tirate a lucido la mia biciclettona si vergogna un po’ di avere ancora addosso il fango della settimana prima; poverina, non è colpa sua avere un padrone cialtrone...
Visto che la Festa del Torrone è - per fortuna - finita domenica 16, proviamo ad affacciarci un attimo nello storico bar pasticceria Dondeo, che gli altri anni era inaccessibile per la folla. Gente non ce n’è molta, ma per essere serviti occorre prendere il numeretto, come al supermercato! Anche no: abbiamo un’alternativa collaudata e così ci trasferiamo al Lord Caffé in corso Garibaldi, dove fra caffé e cappuccini spazzoliamo via alcune fette di ottime crostate. In fondo, fa freddo (andando in stazione con -2 sentivo le lame di gelo entrare nelle feritoie del casco), un po’ di zuccheri per affrontare la pedalata sono indispensabili…
Ciclabile, ponte metallico sul Po, attacchiamo la ciclabile lungo l’argine e dopo qualche chilometro ci fermiamo un attimo per la rituale foto di gruppo.
(foto Peo)Da sinistra: Leo e Emy, Peo, Manfro, io, Peppe. In foto non si vede la mia Espresso, utilizzata come cavalletto fotografico: si riconosce in basso la sua ombra.
Poco più avanti, un rapido intervento di serraggio bulloneria sulla Brompton di Peo.
(foto Emy)Curiosamente il solitamente attrezzatissimo e previdentissimo Peo ha lasciato a casa la sua celebre officina tascabile
https://www.bicipieghevoli.net/index.php/topic,1385.msg16998.html#msg16998ma con una rapida colletta, una brugola qua e una chiave esagonale là, il problema è presto risolto.
Risolto uno, eccone un altro: poco prima di Soarza la ciclabile è interrotta per un cantiere, presumo di consolidamento dell’argine (da queste parti le nutrie abbondano, e fanno danni). La prima barriera la superiamo, in modi che non sto a descrivere per non fornire prove incriminanti, ma la seconda ci blocca e siamo costretti a scendere, tramite una provvidenziale scaletta, al piede dell’argine, dove corre una stradina che purtroppo si rivela estremamente fangosa: qualcuno prova a mettersi la bici in spalla, io neanche ci provo, un po’ perché la Espresso non è una piuma e un po’ perché tanto è già infangata…
(foto Emy)Dopo aver evocato mezzo Martirtologio Romano, rimettiamo le ruote sull’asfalto e diamo una prima sommaria pulita alle bici.
Tappa successiva all’irrinunciabile Trattoria Ongina nella località omonima, dove ormai siamo conosciuti (e riconosciuti) dalla simpatica titolare.
(foto Peo)Ci eravamo ripromessi quest’anno di non esagerare, e infatti dopo solo un vassoio di affettati misti, scaglie di Parmigiano e una sola bottiglia di Lambrusco,
(foto Peppe la seconda)saremmo pronti a ripartire, ma a gentile richiesta ci viene concesso di utilizzare il tubo per innaffiare l’orto per dare una ripulita alle bici.

Con questo, direi che la Trattoria Ongina è a tutti gli effetti Official Partner del nostro gruppo!
A Zibello, niente di nuovo: folla, attrazioni gastronomiche di ogni tipo
(entrambe foto Peppe)e la solita difficoltà a recuperare qualche panino per accompagnare affettati, ciccioli e Gorgonzola. Purtroppo quest’anno anche il “nostro” chiostro è stato invaso dalle bancarelle, privandoci della nostra comoda sistemazione al coperto e col muretto a mo’ di tavola.
(foto Peppe)Ci accomodiamo quindi su una vicina panchina e cominciamo a lavorare di ganasce. Come si dice, a tavola non si invecchia, ma il tempo passa in fretta, si fanno le 15 e sarebbe ora di cominciare a muoversi perché nel ritorno, per evitare il fango, dovremo allungare il percorso di una mezza dozzina buona di chilometri. Si perde un po’ di tempo perché qualcuno deve finire l’ultimo vino rosso avanzato,
(foto Manfro)ma finalmente ci si incammina verso il tramonto…
(foto Manfro)La variante, da Soarza verso San Giuliano Piacentino e poi ritorno alla ciclabile sull’argine, comprende anche un paio di chilometri della SP588R, per fortuna non troppo trafficata, che affrontiamo in rigorosa fila indiana e con tutte le luci accese, poi un altro po’ di strada non asfaltata ma nemmeno troppo fangosa, che percorriamo poco prima che faccia buio. Ritornati sul percorso normale, un’occhiata all’orologio ci suggerisce di attivare la modalità “velocità smodata” per raggiungere la stazione di Cremona prima del treno. Pian piano il gruppo si sfilaccia un po’ e alla fine Leo e Emy, i più provati dopo un anno che non toccavano bici (ma anch’io sono parecchio in riserva) ci salutano poco prima del ponte sul Po, mentre noi ci produciamo nell’ultima volata: all’arrivo in stazione l’orologio segna le 17.22, il treno è alle 17.30: ce l’abbiamo fatta!
Ci appostiamo in testa, dove la folla in attesa è un po’ meno fitta, e riusciamo a conquistare quattro posti a sedere su cui ci accasciamo scompostamente, dopo aver sistemato le bici più o meno come all’andata.
Morale: l’anno prossimo il pane ce lo portiamo da casa e quando si dice:
“è ora di partire” si parte! Non si può ogni volta ridursi a fare le corse per non perdere il treno, perdendosi il piacere della pedalata di ritorno in compagnia.
Come dice sempre Roger Murtaugh:
“sono troppo vecchio per queste str…”Vittorio