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Autore Topic: Storia dei deragliatori  (Letto 13136 volte)

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Offline Sbrindola

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Storia dei deragliatori
« il: Febbraio 15, 2013, 10:59:51 am »
A causa della pessima qualità delle strade dell’epoca, i sistemi per cambiare degli anni 30 e 40 dovevano essere allo stesso tempo semplici e robusti. Lo svantaggio di questi meccanismi era che richiedevano molta abilità per farli funzionare.


Gino Bartali indossa la maglia rosa nel Giro d’Italia del 1936 in sella ad una Legnano equipaggiata con il sistema di marce Vittoria Margherita. I ciclisti indossavano mascherine per proteggere gli occhi dalla polvere, dal fango e dalle pietre  che potevano alzarsi dalle strade sterrate dell’epoca.

Prima dell’avvento dei deragliatori, I concorrenti sfruttavano mozzi che supportavano fino a 2 pignoni per lato. Cambiare marcia significava fermarsi, rimuovere la ruota e ruotarla sul lato opposto per usare un pignone di misura differente. Decidere quanto effettuare questa operazione era una parte importante nella tattica delle prime gare.

Al Tour fu proibito utilizzare i deragliatori fino al 1937, ma al Giro d’Italia erano permessi.  Il sistema Vittoria realizzato dai fratelli Nieddù, Tommaso e Amedeo,fu l’arma vincende usata dai professionisti italiani. Alfredo Binda usò il sistema Vittoria quando vinse il campionato del mondo a Roma nell’autunno del 1932. Quel successo portò molti professionisti a montare questo sistema sulle loro bici per la stagione del 1933.

Nella prima metà degli anni ’30, un ciclista aveva probabilmente 3 pignoni posteriori ed una corona anteriore. Sotto al fodero c’era una rotella che fungeva da tendicatena. Nelle prime versioni (come nella foto sottostante) era necessario che il ciclista  riducesse la tensione della catena per poi spostarla a mano sul pignone desiderato.
I sistemi successivi, chiamati Vittoria Margherita (dal 1935 in poi) avevano un deviatore controllato tramite un’astina sul fodero, che spostava la catena quando il ciclista pedalava indietro.
Questo particolare è appena visibile nella foto soprastante. Era ancora un sistema goffo ma era decisamente meglio che fermarsi, rimuovere la ruota posteriore, girarla e rimontarla.
Lo storico del ciclismo Frank Berto ha osservato che i sistemi deragliatore Vittoria erano robusti, semplici affidabili  ed il tendicatena era sufficientemente alto da garantire una buona luce dal terreno, un aspetto rilevante in un’epoca di strade in cattive condizioni.
A differenza di altri sistemi di cambio più fragili presenti sul mercato a quel tempo, il Vittoria funzionava anche quando era infangato.


Una bicicletta Stucchi splendidamente restaurata con un sistema originale Vittoria, che obbligava il ciclista a spostare manualmente la catena sul pignone successivo pedalando all’indietro.


La leva che il ciclista spostava per allentare o tendere la tensione della catena. E’ a malapena leggibile ma si può notare la stampigliatura che dichiara che è stato usato per vincere i Campionati del Mondo. Da notare i cerchi in legno e la guarnitura in acciaio con spinotto.



Le bici che Coppi e Bartali usarono nel Giro del 1949 erano di poco differenti dalle versioni anteguerra: telai in acciaio con alette, guarniture in acciaio con spinotti e freni a tiraggio laterale. C’è però un particolare in cui differivano. Sia Coppi che Bartali usarono l’insolito deragliatore Campagnolo “Corsa”.

Campagnolo aveva iniziato con la brillante invenzione dei mozzi a sgancio rapido. Durante gli anni ’30 e ’40 ha prodotto un pochi pezzi di stupendi deragliatori fatti a mano. Il suo giro d’affari era così piccolo che non potè assumere il suo primo dipendente a tempo pieno fino al 1940.

Il sistema Corsa era geniale nella sua semplicità ed efficienza e da capogiro per la difficoltà di impiego. Era sprovvisto di pulegge che sprecassero energia. Osservata da breve distanza una bici equipaggiata con il Campagnolo Corsa aveva quasi l’aspetto di un mezzo pre-deragliatori dell’epoca di Girardengo. Aveva 2 leve nei foderi sella: una allentava lo sgancio rapido (del mozzo), la seconda era collegata ad una paletta stile Vittoria Margherita che spostava la catena quando si pedalava all’indietro.
Quando il ciclista allentava lo sgancio rapido e utilizzava un pignone più grande, la ruota veniva tirata in avanti dalla tensione della catena. Quando passava ad un pignone più piccolo, la gravità faceva arretrare la ruota tendendo nuovamente la catena. Una volta stretto nuovamente lo sgancio rapido il ciclista era di nuovo in gara. Tacche nei forcellini e rondelle nei mozzi mantenevano l’asse del mozzo in posizione e la ruota dritta.
Era semplice ed a prova di bomba, caratteristiche fondamentali quando si gareggiava per le strade del dopoguerra.


Una Legnano equipaggiata con il Campagnolo Corsa a 2 leve. Da notare la leva inferiore collegata ad una guida per la catena per il cambio dei rapporti.


Un dettaglio del sistema.


Ci sono 4 rapporti sulla ruota libera. Sono chiaramente visibili i forcellini dentellati. La leva superiore che muove lo sgancio rapido è tenuta in posizione da una molla, permettendo di allentarsi dal telaio per rimuovere la ruota.


Un vista più ravvicinata.


Questa bici monta una guarnitura Gnutti senza spina fissata ad un asse in acciaio con linguetta.


Un dettaglio del sistema Campagnolo a leva singola “Parigi Roubiax”.

Simplex, ai tempi il più venduto deragliatore al mondo, pagò a Coppi una grossa somma per passare al loro sistema più moderno (2 pulegge racchiuse in una gabbia che automaticamente compensavano la tensione della catena che si muoveva tra i pignoni posteriori nei cambi marcia).

Nel Tour del 1949 Bartali usò il Cervino, una versione aggiornata del vecchio sistema Vittoria. Questa era una delle ragioni per cui sia Coppi che Bartali avevano bisogno ciascuno dei propri gregari nel team italiano del Tour de France. Utilizzando sistemi di cambio incompatibili dovevano avere i propri corridori a portata di mano in caso si rendessero necessari dei cambi di ruota.

Bartali finì per comprare l’azienda di deragliatori Cervino. Quando Campagnolo produsse il suo deragliatore a parallelogramma deformabile “Gran Sport” nei primi anni ’50 (funzionano ancora adesso così), venne fissato un nuovo standard nell’affidabilità combinata alla qualità della cambiata. Nella ricerca di sfruttare ogni possibile vantaggio tecnico sulla sua bici, Coppi passò all’uso del sistema Campagnolo.

FONTE

Offline FoldingStyle

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Re:Storia dei deragliatori
« Risposta #1 il: Febbraio 15, 2013, 12:20:58 pm »
Bellissimo e a dir poco interessante,
grazie per averlo condiviso.
Dahon Ios X9 Nickel - Dahon Classic III Burgundy Red - Brompton M6L Black Edition Black - Birdy City Premium White

Offline Sbrindola

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Re:Storia dei deragliatori
« Risposta #2 il: Febbraio 22, 2013, 02:15:50 pm »
per i torinesi che volessero rifarsi gli occhi: la Legnano verde con il Campagnolo Corsa a 2 leve può essere ammirata all'interno del negozio di Cicli Pietrosanto

Offline Ugama

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Re:Storia dei deragliatori
« Risposta #3 il: Febbraio 22, 2013, 06:14:36 pm »
Contributo di notevole impatto ed interesse... Complimenti!!!! ;)
«La vita è come andare in bicicletta. Per mantenere l'equilibrio devi muoverti.» Albert Einstein

Tags: cambio storia