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Autore Topic: documentari (video, podcast, ...) su mobilità e problemi collegati (Report, Presa diretta, ...)  (Letto 21650 volte)

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Offline carlo

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Io scrissi alla redazione prima di natale raccontando la mia esperienza di circa 5 anni in pieghevole dove dicevo di essere riuscito a svolgere completamente la mia attività di libero professionista a Roma senza più ricorrere all'auto.
Ormai in città io vado in qualunque ufficio, nei cantieri, nelle riunioni, nei sopralluoghi per altri incontri SOLO in bicicletta.
Purtroppo non ho potuto far vedere come sarebbe possibile farlo poiché la giornalista Raffaela Notariale, con la quale ci fu un primo colloquio, poi non prese in considerazione l'intervista.

Il mio giudizio sulla puntata? Vado controcorrente ma, sinceramente, non ne sono stato entusiasta per una serie di motivi:

- in primis mi hanno dato buca senza chiamarmi  ;D (scherzo); no, non si è parlato in maniera seria di pieghevoli ed intermodalità parlando della situazione di Roma. Io conosco la città bene e, personalmente, non reputo la ciclabilità "tout court" (bici tradizionale+pista ciclabile) adatta per la particolare conformazione del territorio: grandissimo e orograficamente troppo collinare. Anche avendo ciclabili alla danese non avrebbe senso farsi 35+35 km per arrivare e tornare dal lavoro (se abiti a Labaro e lavori a Mezzocammino quella è la distanza).
A Roma serve una rete di Bike line interfacciata alla rete metropolitana, e che i mezzi di trasporto siano adatti al trasporto di pieghevoli ed a questo tipo di mobilità.

- poi, nel servizio tanto spazio per un approccio alla bicicletta alquanto raffazzonato su un "pò di tutto" con le interviste al: mago del telaio, alla Bianchi, Campagnolo, Selle Royal... ma questi producono componenti perlopiù per il ciclismo sportivo e che non c'entrano pressoché nulla con il tema della puntata.

- Spazio per le molte associazioni pro bici, ma spesso ho constatato che queste hanno un approccio settaristico che non mi piace, nel passato alcune di queste sono state anche contro il bike sharing, oppure la disastrosa esperienza di Paolo Bellino "Rotafixa" di Salvaciclisti, ad esempio.

- Il GRAB è un percorso cicloturistico, va bene, per carità! Ma non è la panacea dello sviluppo della bici a Roma che va impostato su bike line e intermodalità.

- Il grande problema secondo me, forse non messo molto a fuoco, è che le ciclabili italiane spesso sono PIU' pericolose delle strade normali (a Roma, intendo, solo negli ultimi due anni ci sono stati due morti su pista ciclabile).

- Andando in Danimarca è palese che ne esca fuori che loro hanno maggiore ciclabilità, ce l'avevano anche 50 anni fa. Messa come l'hanno raccontata sembra giustificare chi non fa le ciclabili perché non potremo mai competere con il nord Europa.
Invece occorreva andare in paesi come la Spagna o anche l'Est per vedere come in pochissimi anni hanno trasformato paesi non ciclabili in piccole oasi per la bicicletta attraverso scelte mirate.

Fine del pistolone 2018. :P
« Ultima modifica: Gennaio 15, 2018, 05:25:55 pm by carlo »
La teoria della relatività? Mi è venuta in mente andando in bicicletta...
Albert Einstein

Offline veeg

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Non ho potuto vedere il servizio, ma da quanto letto qui e altrove pare che non sia mai stata menzionata la neonata legge sulla mobilità ciclabile (c'è una discussione specifica sul forum).

Ci sono voluti 30 anni per ottenerla e ci siamo arrivati solo grazie allo sforzo di associazioni indipendenti quali FIAB che hanno martellato per anni amministratori e politici lavorando in locale solo grazie al contributo volontario dei cittadini ciclisti.
Questa lunga vicenda ha mostrato chiaramente come la politica viaggi su strade lontane rispetto alle necessità della popolazione e come la sua velocità  sia lentissima rispetto ai cambiamenti della società contemporanea, la quale, in contrapposizione a quella politica, pare andare a velocità della luce.

Dall'approvazione della legge ciclabile si deve mettere un punto e andare a capo: sarà da qui in poi che dovranno essere valutate scelte e cambiamenti nel nostro paese perché oggi è responsabilità e dovere dello stato e delle regioni occuparsi di nuove forme di mobilità a misura di società contemporanea.
All'estero, in molti paesi, era già così decenni fa. Noi ci siamo giunti alla fine del 2017. Troppo tardi ed è ora di recuperare il tempo perso.
Vedremo nei prossimi anni se la volontà poitica si dimostrerà solo a parole o nei fatti.

Online Vittorio

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Non per fare il pessimista a tutti i costi, ma la legge sulla mobilità ciclistica è una "legge quadro", espressione tradotta pari pari dal francese "loi-cadre", con la piccola ma fondamentale differenza (*) che "cadre" in francese non è il quadro ma la cornice, quindi un contorno vuoto, un perimetro che definisce gli ambiti di applicazione ma il cui contenuto è ancora tutto da riempire.
Sono contento che ci sia la cornice, adesso speriamo che piano piano arrivi anche il quadro!

Vittorio


(*) Nelle traduzioni fra italiano e francese si parla di "faux amis" per indicare quei termini che suonano simili e sembrano avere lo stesso significato mentre in realtà ne hanno uno tutto diverso.
Dahon Vitesse D7 (ex "Due Calzini")

Offline carlo

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La legge esiste e nel servizio si è potuto vedere come diverse città italiane si siano dotate di percorsi ciclabili a rete (Bolzano, ma anche Pesaro, Milano, etc.).

Però, a mio parere, il concetto di "mobilità ciclabile" è un soggetto MOLTO vario. Quello che va bene per Pesaro o Bolzano non è detto che vada bene per Roma o Milano.

Una rete di "bicipolitana" può avere effetti validi a Pesaro, a Roma forse diventa un pò risibile, o comunque sarebbe applicabile solo al centro della città in senso stretto.

Il fulcro è avere amministratori che pensino in senso "progettuale" alle cose, la sola legge (soprattutto nel nostro paese iperburocratico) non sortirebbe effetti, a mio parere.
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Albert Einstein

Offline catorcio

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secondo me per far usare la bici ci vogliono  ciclabili sicure (non n contatto con auto)  continue (non cento metri quà cento  metri là)  e la possibilità di parcheggiare le bici senza la paura di non ritrovarle, fatto qesto si vedrebbero più ciclisti che automobilisti! Comunque tranquilli non mi candido.
« Ultima modifica: Gennaio 11, 2018, 12:53:14 pm by catorcio »

Offline menegodado

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Non ho potuto vedere il servizio,

Se ti interessa puoi rivederlo: http://www.raiplay.it/guidatv/?giorno=08-01-2018

e senza pubblicità (sopratutto di auto, come si dice sui social network in questi giorni  ;) ;D)

Offline veeg

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Non per fare il pessimista a tutti i costi, ma la legge sulla mobilità ciclistica è una "legge quadro", espressione tradotta pari pari dal francese "loi-cadre", con la piccola ma fondamentale differenza (*) che "cadre" in francese non è il quadro ma la cornice, quindi un contorno vuoto, un perimetro che definisce gli ambiti di applicazione ma il cui contenuto è ancora tutto da riempire.
Sono contento che ci sia la cornice, adesso speriamo che piano piano arrivi anche il quadro!
Non me ne intendo di giurisprudenza, ma se così fosse... 30 anni per arrivare ad abbozzare una "cornice" di legge significa che questo paese è definitivamente spacciato e allora è inutile dibattere su bici e mobilità sostenibile quando appare chiaro che gli sforzi di miglioramento sono esclusivamente volontà locali ed isolate. Senza una regia dall'alto intendo.

E c'è chi parla di collegare la rete nazionale Bicitalia alla Eurovelo: sarebbe prima il caso di costruire Bicitalia che, ad oggi, esiste solo sulla carta con infrastutture che coprono forse il 3% dell'intero tracciato.
Mentre all'estero, tanto per ricordarlo, Eurovelo seppur con alti e bassi, è percorribile ed è sempre in via di perfezionamento.

Parlando con amici ciclisti ho notato che molti sono convinti che i pochi miglioramenti attuati dal punto di vista delle ciclabili, siano frutto esclusivamente di un'opportunità: quella dei bandi di finanziamento EU.
Secondo loro molte amministrazioni locai hanno richiesto i finanziamenti per poi spendere solo una parte di quei soldi oppure per favorire appalti interni pilotati.
Vero o non vero, certo è che tutti abbiamo fin troppo ben presente certi marciapiedi colorati con vernice rossa, passati in una notte da "pedonali" a "ciclabili". E in casi come questi i dubbi forse forse......

Offline occhio.nero

  • Federico
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  • hai voluto la vita?... e mo' pedala!
    • il mio nome è al termine del mio viaggio
il servizio non poteva esaurire il variegato panorama ciclistico. A Roma poi....  un vivaio di infinite sperimentazioni che hanno fatto di necessità virtù. Io in primis, che per superare distanze infinite mi avvicinai alle sconosciute pieghevoli  ;D

Per fortuna la migliore promozione che facciamo, è quella di ogni giorno, quando saliamo in sella. Due piccioni con una fava: ci spostiamo e divulghiamo il verbo pieghevole.


Gran bella invenzione la bici... se poi è pieghevole, vale doppio!  :D
 
DAJE!
 

Federico
Tikit; DahonMuP24; Nanoo; DashP18; BromptonS6L
pedaliamo, pieghiamo, moltiplichiamoci