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Autore Topic: sicurezza in strada (articoli, campagne, ...)  (Letto 41489 volte)

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Offline Madeira

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« Risposta #30 il: Settembre 08, 2012, 07:13:56 pm »
Ogni giorno mi convinco sempre di più che le nostre piste ciclabili sono come le strade  in India: ci trovi qualsiasi cosa, qualcuno va a destra, qualcuno a sinistra e tutto il resto al centro!
Ciao

Offline Hopton

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« Risposta #31 il: Settembre 08, 2012, 09:14:36 pm »
Ogni giorno mi convinco sempre di più che le nostre piste ciclabili sono come le strade  in India: ci trovi qualsiasi cosa, qualcuno va a destra, qualcuno a sinistra e tutto il resto al centro!
Ciao
Qualcuno si mette anche simpaticamente di traverso fermo, ad esempio una macchina della polizia su una ciclabile di Monza. Peccato che non ho documentato con una foto...
"La città è fatta per le persone, non per scatole di metallo". (Ayfer Baykal, assessore all'ambiente, comune di Copenhagen)
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Offline Jimmy

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« Risposta #32 il: Settembre 09, 2012, 11:45:48 am »
questa la DEVO condividere: ieri sera stavo seguendo un itinerario ciclabile che ho trovato su di un libro e ad un certo punto sono sbucato sulla cilcabile fatta con sanpietrini (paticolare!) in zona Moscova a Milano, parallela a corso garibaldi...ebbene: davanti a me vedo 2 fanali rossi e non erano 2 bici che andavano parallele, ma una sola macchina che procedeva sull apista ciclabile :o
vabbè: volevo raggiungerlo x conoscere il pilota ma poi ha accelerato ed è tornato in strada....ho fatto dietrofront, perchè la strada che dovevo prendere l'avevo superata e cosa mi trovo davanti?...altre 2 fari bianchi (ora Sì che saranno 2 bici parallele)..no...1 altra macchina ceh andava sulla pista: questo non potevo farmelo sfuggire....gli vado incontro mi fermo e con gesto eloquente della mano gli faccio capire..ma dove stai andando?!?!...questo apre la portiera e dice: "eh...ho seguito l'altra macchina e mi son trovato quà...mi fai la multa ora?" con fare da bullo...al kè io: "questa è una ciclabile, e la multa x stasera non la prende xkè non sono in divisa...la prossima volta invece di seguire come una pecora, faccià ballà l'oech (x i non milanesi: fai ballare l'occhio, stai attento) ai cartelli e ai disegni sull'asfalto, la saluto"... e son stato costretoo a deviare sulla strada....ora penso che sarebbe opportuno mettere dei panettoni all'entrata di questa pista no?
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Offline Ragadorn

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« Risposta #33 il: Settembre 10, 2012, 11:26:43 am »
Bello se da domani all'ingresso della pista trovi il cartello pista ciclabile e anche carrabile ::)

Offline Jimmy

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« Risposta #34 il: Settembre 10, 2012, 12:19:24 pm »
in tal caso....potrei lottare duramente con l'educazione impartitami dai miei genitori e contro il senso civiso: potrei porre fine alla vita di quel cartello!
Dahon Vitesse D7 HG....Full HG!!B-)

Offline bromptonian

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« Risposta #35 il: Ottobre 31, 2012, 11:24:03 am »
Oggi sul sito di Repubblica ho buscato questo articolo allarmistico-allarmante dove si omette di calcolare l'aumento reale degli incidenti, ovvero la percentuale degli aumenti calcolata rispetto all'aumento della percentuale dei ciclisti (ovvero: se sulle strade sono raddoppiati i ciclisti è purtroppo fisiologico che salga anche il numero di incidenti visto che le condizioni in cui si pedala in città sono rimaste sostanzialmente invariate...):



Per chi pedala è ormai allarme rosso. E' questo infatti il dato più preoccupante sull'analisi degli incidenti stradali appena diffusi dall'Istat e dall'Aci: "il problema bici". In Italia, infatti, si muore più in bicicletta che sul ciclomotore: +7,2% rispetto al 2010 e + 11,7% di feriti. Il che significa che le biciclette rappresentano il terzo veicolo, dopo autovetture e motocicli, con il maggior numero di conducenti morti. Una situazione che non può più essere ignorata.

Così c'è poco di che essere ottimisti per il fatto che nel 2011 ci sono stati meno incidenti (-2,7%), morti (-5,6%) e feriti (-3,5%) o per il fatto che l'Italia fa meglio della media europea (14ma in UE:- 45,6%): fra l'altro l'obiettivo UE 2010 non è stato raggiunto nemmeno quest'anno. In numeri assoluti significa che nel 2011 ci sono stati 205.638 incidenti con 3.860 morti e 292.019 feriti.

Per quanto riguarda l'impressionante mole dei dati, rimandiamo al documento ufficiale, che qui pubblichiamo integralmente, ma è chiaro che molto (moltissimo nel caso delle biciclette) c'è ancora da fare. Come spiega lo stesso presidente dell'Automobile Club d'Italia, Angelo Sticchi Damiani: "I dati dimostrano come le nostre strade diventino ogni anno più sicure  ma c'è ancora tanto da fare: gli incidenti derivano da una scarsa cultura degli utenti della strada e ACI ha definito

  un sistema di formazione continua con nuovi programmi per il conseguimento della patente, corsi di guida sicura, attività di educazione dei genitori per l'uso dei seggiolini, servizi specifici per le utenze deboli. Va poi sottolineato che i sinistri sono diminuiti del 22% in 10 anni ma le tariffe rc-auto non hanno seguito lo stesso andamento. Per consentire un ribasso delle polizze, ACI ha presentato al Governo un progetto di legge in grado di ridurre del 40% i costi a carico delle famiglie, contrastando soprattutto il fenomeno delle frodi: speriamo veda presto la luce".

Dal punto di vista statistico poi va segnalato il rafforzamento dell'impegno dell'Istat che sta - finalmente - cercando di colmare il gap con gli altri Paesi Europei: "Quest'anno - dice il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini - ha visto il consolidamento del modello organizzativo decentrato istituito con il protocollo di intesa nazionale ed è stata rafforzata la collaborazione con tutti gli organi di rilevazione territoriali. Su queste basi costruiremo una nuova architettura di indagine che entro il 2015 dovrà portare alla realizzazione di un "sistema unico" di acquisizione dei dati in accordo con il processo di digitalizzazione già avviato".  Il miglioramento è tangibile, anche se c'è ancora molto da fare sul fronte della tempestività: siamo comunque dovuti arrivare a fine anno per vedere i dati degli incidenti del 2011.

Stesso discorso (sul non cullarci sugli allori) da parte di Aldo Minucci, Presidente della Fondazione ANIAper la Sicurezza Stradale: "Un anno fa l'Italia era l'unico paese dell'Europa a 27 in cui si registravano più di 4mila morti sulle strade. Il dato di 3.860 morti del 2011, che consente al nostro Paese di scendere al di sotto di questa "soglia psicologica", è sicuramente positivo, ma non possiamo ritenerci soddisfatti".

Mentre Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, spiega che "Sul numero di feriti non si può più andare avanti a considerare allo stesso modo i feriti da colpi di frusta - peraltro spesso falsi... con quelli gravi che finiscono in ospedale in prognosi riservata". "E la stessa normativa europea prevede di fare una distinzione fra i due tipi di feriti - aggiunge Stefano Guarnieri, presidente della associazione Lorenzo Guarnieri - ma solo tre paesi non hanno recepito questa norma". Indovinate l'Italia in quale parte della lista sta...



Fonte: http://www.repubblica.it/motori/auto/sezioni/sicurezza/2012/10/31/news/incidenti_stradali-45603035/?ref=HREC1-11

Link interno al documento ufficiale sugli incidenti: http://download.repubblica.it/motori/pdf/rapportocompletoaci.pdf
« Ultima modifica: Ottobre 31, 2012, 03:24:03 pm by bromptonian »
bromptonian

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« Risposta #36 il: Novembre 15, 2012, 02:01:55 pm »


Articolo di: bicisnob

Il dibattito sulla sicurezza stradale di chi si sposta in bici è spesso parziale, ispirato da una lettura approssimativa delle statistiche e delle esperienze disponibili o, peggio, muove le mosse da pregiudizi fondati su una serie di luoghi comuni alimentati dai media o da scaltri e interessati addetti ai lavori.

Proviamo allora insieme a fare una macabra previsione: tra un mese esatto è il tuo turno, tocca a te morire in un incidente stradale mentre stai pedalando sulla tua bicicletta. Però sei fortunato. Prima del fattaccio ti viene data l’opportunità di cambiare le regole che governano la mobilità e, se fai le scelte giuste, se riesci almeno a dimezzare il rischio di incidentalità stradale nella tua città – puoi sperare di sopravvivere. Hai fatto tutti i riti apotropaici del caso? Bene, procediamo.

1) La tua scelta è la protezione passiva. Dunque da ora in poi indossi il casco. Risultato: sei morto! La specifica norma comunitaria che definisce i requisti degli elmetti per biciclette, skateboard e pattini (omologazione EN 1078) prevede che i caschi garantiscano un’apprezzabile protezione solo fino a velocità d’impatto di 25/30 chilometri orari.

2) La tua scelta è farti vedere. Dunque da ora in poi riempi te stesso e la bici di luci e catarifrangenti. Risultato: sei morto! La quasi totalità degli incidenti che coinvolgono i ciclisti avvengono di giorno, in condizioni di luminosità spesso ottimali. Degli ultimi dieci omicidi stradali di un ciclista, uno solo si è verificato al crepuscolo, gli altri sono avvenuti di mattina o nel primo pomeriggio.

3) La tua scelta è la tolleranza zero nei confronti di ubriachi e drogati. Risultato sei morto! Anzi sei morto due volte! Prima che gli effetti di pene più severe facciano sentire i loro effetti sulla sicurezza stradale, il tuo mese è passato e tu fai in tempo a partecipare al tuo funerale e pure a varie cerimonie annuali alla memoria. E poi il tuo obiettivo qual è? Vendicare la tua morte o sopravvivere? Inoltre, bisogna leggere con attenzione le cifre: l’ultima volta che Aci e Istat hanno analizzato statisticamente il fenomeno (nel 2008) è stato rilevato che gli incidenti con morti e feriti  imputabili a un alterato stato psico-fisico del conducente sono il 3,12 per cento del totale. Si tratta, approssimativamente, di 135 casi su 3.860. La quasi totalità delle vittime della strada è provocata da persone in pieno possesso delle proprie facoltà mentali.


La Stampa, 14 Novembre 1966
4) La tua scelta è la sensibilizzazione e la promozione di un cambiamento culturale. Risultato: sei morto! Dal 1946 a oggi sono state uccise da incidenti stradali 481.000 persone, circa 40.000 in più rispetto alle vittime italiane della seconda Guerra Mondiale. E’ dagli anni Sessanta, dalla motorizzazione di massa, che si parla di promuovere campagne di educazione a partire dai più piccoli, dalle scuole. Non dico che non vada fatto, ma anche ammesso che partisse ora un progetto serio ed efficace, prima di vedere risultati apprezzabili serviranno diverse generazioni e altre migliaia di funerali oltre al tuo.

5) La tua scelta sono le piste ciclabili. Risultato: sei morto! La via infrastrutturale verso la sicurezza e la ciclabilità è impraticabile per tantissimi motivi.  A parte i soldi, è tecnicamente impossibile, ad esempio, realizzare una ciclabile in ognuno dei 68.267 chilometri che costituiscono la sola viabilità ordinaria all’interno dei comuni capoluogo. E anche se fosse possibile, considerando il ritmo di crescita delle ciclabili urbane nell’ultimo ventennio, servirebbero 649 anni e mezzo per assicurare  una rete completa di strade riservate alle due ruote. Se non t’ha ammazzato prima l’incidente, fai in tempo a morire tu e tutta la tua progenie prima di vedere qualcosa di decente.

6) La tua scelta è la messa in sicurezza delle strade, delle rotatorie, della pavimentazione stradale, dell’illuminazione notturna. Risultato: sei morto! Il pessimo stato delle infrastrutture o la loro inadeguatezza (buche, scarsa illuminazione, rotatorie malprogettate…), sempre secondo le statistiche, è responsabile di una percentuale di incidenti compresa tra lo 0,4 e il 2,3%.

7) La tua scelta è affidare il tuo destino agli amministratori pubblici, perché sono più competenti di te. Risultato: sei morto! Anzi, ma dove vivi? Tu chiedi sicurezza ai sindaci, agli amministratori pubblici, al Parlamento e al Governo e loro ti rispondono che il loro obiettivo al 2020 o al 2030 o al 2050 è… Ma tu hai un mese di tempo, mica puoi aspettare il 2020!


Hai esaurito le tue sette vite da gatto e io devo ancora sgombrare il campo da alcuni potenziali equivoci. Bisogna usare il casco, utilissimo soprattutto se cadi da solo, girare al buio senza luci è istigazione a delinquere, è gravissimo che si possa ammazzare la gente guidando ubriachi e rischiando solo una sonora tirata d’orecchi, bisogna stimolare un cambiamento culturale in questo Paese ed esigere un’azione serie e concreta da parte della classe politica (e non solo rispetto al codice della strada), vanno fatte le ciclabili lungo quelle arterie dove proprio è impossibile garantire una convivenza armoniosa tra vari mezzi di trasporto, bisogna eliminare le trappole presenti nel manto stradale, nelle rotatorie ad alcuni incroci… Bisogna fare tutto questo, però… Però, osservando analiticamente e scientificamente le cause degli incidenti bisogna essere consapevoli che tutto questo può ottimisticamente portare a una riduzione del 6-8& della mortalità. I 282 ciclisti morti ogni ‘anno potrebbero cioè diventare 260. E tu, purtroppo, sei tra quei 260, perché quei 260 non sono vittime delle buche, del buio, di un alcolizzato, ma del mancato rispetto del semaforo o di una precedenza (20%), della guida pericolosa, di una distrazione o del sorpasso azzardato (25,3), di manovre irregolari, del mancato rispetto della distanza di sicurezza, di un’inversione a U (28,2%). E alla guida ci sono persone che nel 97% dei casi sono nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali.

Visto che qualunque sia la causa di un incidente è la velocità (nel 100% dei casi) a determinare la gravità delle conseguenze bisogna per prima cosa agire sulla velocità dei veicoli. Bisogna spiegare agli amministratori pubblici che va ridotta a 30 kmh la velocità nei centri abitati e che va fatto adesso, nell’interesse dei ciclisti, dei pedoni, dei motociclisti, degli automobilisti. Ma non basta. Bisogna capire che gli standard attuali della mobilità non sono la normalità, che è assurdo che il 72% della popolazione si sposti in automobile per fare percorsi che nel 70% dei casi oscillano tra i 1000 metri e i 7 chilometri.

Un’ultima cosa. E’ ovvio, mi auguro che non sia tu a lasciarci le penne. Però io e te dobbiamo sapere, dobbiamo saperlo tutti, che nei 30 giorni che avevi a disposizione per cambiare le regole del gioco 23 persone in bici moriranno davvero, uccise dall’impatto con un veicolo a motore.

fonte: http://bicisnob.wordpress.com/2012/11/15/se-domani-tocca-a-te-morire-in-un-incidente-stradale/
Lorenzo - Tern Link P9

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« Risposta #37 il: Novembre 15, 2012, 02:08:10 pm »
E' un'analisi fantastica.

La matematica non è un'opinione, ma la matematica è un'opinione pubblica quando leggi articoli di vario genere del tipo: "Fiume Killer" o cose così.

Saluti.
Dott. Ing. Simone Lomuoio Tern Link D8 ND w/o
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Offline bromptonian

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« Risposta #38 il: Novembre 15, 2012, 06:19:01 pm »
Si potrebbe proporre lo stesso articolo, con la stessa forma (ma cifre diverse) parlando di: morti di autisti o occupanti di un veicolo, morti perché si è pedoni, morti di casalinghe fulminate da elettrodomestici o cadute da scale per pulire i vetri, morti di infarto tra chi ha i trigliceridi alti, morti di sonno, e la lista potrebbe essere infinita...
bromptonian

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« Risposta #39 il: Dicembre 08, 2012, 08:20:33 pm »
Uno studio della University College London (UCL ) dimostra che muoversi in bicicletta è quasi cinque volte più sicuro che guidare, almeno per i ragazzi sotto i ventun anni.

I ricercatori hanno esaminato i ricoveri ospedalieri e i decessi in Inghilterra di pedoni, ciclisti e conducenti, su un periodo di due anni, valutandoli per gruppi di età e sesso. Lo studio ha evidenziato che i rischi sono simili per gli uomini dai 21 ai 49 anni, a prescindere dal mezzo scelto, mentre per i giovani dai 17 ai 20 anni la bici è più sicura di un’auto. I gruppi più a rischio negli spostamenti risultano gli autisti maschi dai 17 ai 20 anni, i ciclisti maschi con più di 70 anni e le donne con più di 70 anni che si spostano a piedi.

I ricercatori hanno utilizzato i dati del National Transport Survey ma esaminando, per la prima volta, la sicurezza dei trasporti in base al tempo trascorso usando un veicolo e non alle distanze percorse. La squadra ha anche confrontato i dati inglesi con quelli dei Paesi Bassi, notoriamente bike-friendly, riscontrando risultati simili.

Jennifer Mindell, principale autrice dello studio, si augura che la ricerca sfati l’idea che i rischi d’incidente siano maggiori per i ciclisti che per conducenti e pedoni, incoraggiando invece l’uso della bicicletta, mezzo salutare ed ecologico.

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Plos One e si affianca a un recente studio pubblicato da Lancet sull’uso della bicicletta e il camminare, che individua invece un altro beneficio: quello economico. La scelta della bici, infatti, fa risparmiare alla sanità pubblica inglese circa 17 miliardi di sterline l’anno.

Studio della UCL sulla rivista Plos One: http://www.plosone.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pone.0050606

fonte: http://oggiscienza.wordpress.com/2012/12/07/bici-piu-sicura-per-i-piu-giovani/
Lorenzo - Tern Link P9

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« Risposta #40 il: Febbraio 05, 2013, 02:42:56 pm »
Bici-moto, sorpasso storico: La bicicletta è più pericolosa



Colpo di scena: la bici diventerà nel 2013 il mezzo più pericoloso di tutti, più della moto, visto che già oggi (fonte Istat) ha superato i motorini. I dati arrivano da una ricerca dell'Asaps, associazione amici polizia stradale, realizzata in esclusiva per Repubblica. it, e dimostrano quello che tutti gli esperti di mobilità e tutte le associazioni di ciclisti temevano da tempo: l'incuria e la scarsa attenzione ai problemi di chi pedale porterà, entro l'anno, a una situazione paradossale.
 
IL COMMENTO - di ANGELO MELONE

Secondo l'Osservatotorio il Centauro-ASAPS sulla pirateria stradale  nel 2012  al 20 dicembre (unici dati esistenti per l'anno corrente) su 925 episodi gravi di pirateria, 134 hanno coinvolto le bici  nei quali 22 ciclisti sono stati ammazzati e 126 hanno riportato serie ferite
 
Nell'intero 2011 gli episodi di pirateria nei quali sono stati travolti dei ciclisti erano stati: 107 e in tutto ed avevano causato 16 morti a 100 feriti. Se ne desume che nel 2012 l'incremento delle piraterie fra i soli ciclisti (al 20 dicembre 2012, poi si vedrà a fine anno ) è del 25,5%, quello dei morti è del +37,5%, e dei feriti è +26%
 
Sempre secondo l'Osservatorio il Centauro-ASAPS sugli incidenti ai bambini nel 2012 (sempre al 20 dicembre)  su 771 incidenti che hanno causato 57 morti e 896 feriti, 4 bimbi
sono morti con la bici e 93 hanno riportato lesioni importanti. E nel 2011 i bambini che hanno perso la vita in bici erano  stati 5 (uno in più) e quelli feriti erano stati 76, 17 in meno rispetto al 2012.
 
Non solo: secondo una campionatura di 1.268 incidenti gravi con coinvolti stranieri, al 20 dicembre 2012,  secondo l'Osservatoriio il Centauro-ASAPS nel gruppone delle vittime ci sono già 34 (trentaquattro)  morti  solo fra i ciclisti stranieri!! E anche 84 feriti seri. Per il 2011 non esisteva ancora il dato disaggregato dei ciclisti  stranieri deceduti. Insomma gli stranieri vanno in bici quanto gli italiani, ma rischiano molto di più
 
Insomma, avete presente il numero dei ciclisti che partecipano al Giro d'Italia e quelli che fanno il Tour De France? Immaginate un maxi incidente in cui muoiano tutti di colpo. E' questa la tragedia che ogni anno si consuma sulle strade italiane dove la mancanza di rispetto per chi va in bici da parte di automobilisti e soci (e il poco rispetto del codice da parte di chi pedala) sta assumendo dimensioni preoccupanti.
 
Ogni giorno infatti in Italia perde la vita un ciclista e 40 finiscono in ospedale per ferite più o meno gravi. I numeri parlano di una vera emergenza perché secondo le statistiche parliamo di quasi 1000 morti negli ultimi 3 anni. E chi obietta che rispetto ai 4000 morti l'anno per incidenti stradali le vittime che pedalano sono poca cosa sbaglia di grosso: il rischio di mortalità, calcolando come valore medio 1, per i ciclisti è 2,18, più del doppio rispetto al valore base. Si pensi che per le autovetture il tasso di mortalità è pari a 0,78, per i camion è 0,67, per i pullman 0,48, per i ciclomotori 1,06. Solo le moto fanno peggio. Per ora...

fonte: http://www.asaps.it/40119-Bici_moto,_sorpasso_storicoLa_bicicletta_%C3%A8_pi%C3%B9_pericolosaEntro_l&_39;anno_chi_pedala_sar%C3%A0_in_sella_al_veicolo_pi%C3%B9_pericoloso_di_tutti.Pi%C3%B9_dello_scooter,_...html
fonte repubblica.it: http://www.repubblica.it/motori/auto/sezioni/sicurezza/2013/02/05/news/inchiesta_bici-51727061/
« Ultima modifica: Febbraio 05, 2013, 02:49:44 pm by NessunConfine »
Lorenzo - Tern Link P9

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« Risposta #41 il: Febbraio 05, 2013, 03:06:13 pm »
Pericolosità della bicicletta: statistiche vere o strumentali?

Sergio Signanini, esperto di mobilità sostenibile per greenreport.it

Periodicamente compaiano articoli che raccontano la pericolosità nell'uso della bicicletta, facendo anche proiezioni, un po' faziose, sull'evoluzione del rischio.

Sono statistiche che vanno prese con beneficio di inventario, perché - come diceva Winston Churchill: «Mi fido soltanto delle statistiche che ho personalmente manipolato».

Lanciando queste notizie allarmanti si disincentiva l'uso della bicicletta e quindi si aumenta il rischio di quelli che usano la bicicletta.

Perché se un dato è certo, questo è sicuramente che più le biciclette sono usate, minore è il pericolo di incidenti per i ciclisti.

Quindi i messaggi che denunciano il pericolo di uso della bicicletta sono molto dannosi.

A volte si ha l'impressione che queste notizie facciano parte di una campagna mediatica ben organizzata per promuovere l'uso di mezzi a motore, non è un caso che l'articolo in questione compaia sull'inserto "Motori" di un noto quotidiano, e che avvenga proprio in un periodo in cui l'uso della bicicletta sta crescendo.

Sarebbe il caso di ricordare che il rischio di morte per malattie dovute alla mancanza di attività motoria è oltre 100 volte maggiore di quello degli incidenti.

Quello che è certo è che l'aggressività del traffico dei mezzi a motore è la causa principale degli incidenti che riguardano non solo i ciclisti, ma tutti gli utenti deboli della strada (a partire dai pedoni).

La verità che l'articolo contiene la denuncia dell'incuria e della scarsa attenzione ai problemi di chi pedala, che non si risolve però dicendo che la bicicletta è più pericolosa, ma incentivando l'uso della bicicletta, spiegando che quel 38% di persone che non fa moto, soprattutto perché non ha tempo, se usasse la bicicletta, starebbe molto meglio di salute, riducendo il rischio di infarto e di altre malattie legate alla mancanza di attività fisica, quale ad esempio l'andare in bicicletta.

Inoltre l'incremento di ciclisti farebbe diminuire il rischio di incidenti non solo per i ciclisti, ma per tutti gli utenti della strada: perché un'altra verità statistica è che più le strade sono sicure per i ciclisti, più lo sono per tutti.

E qui entra in gioco la velocità e l'aggressività dei mezzi a motore: si tratta di promuovere, preparare e realizzare diffuse zone a moderazione del traffico "Zone 30", in cui la velocità sia tale da ridurre in modo notevole il rischio di incidenti e la loro pericolosità.

fonte: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=20236&lang=it&utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

segnalo la sezione: sicurezza sulla strada http://www.bicipieghevoli.net/index.php?board=74.0
« Ultima modifica: Febbraio 05, 2013, 03:16:07 pm by NessunConfine »
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Offline veeg

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« Risposta #42 il: Febbraio 05, 2013, 04:02:15 pm »
Siamo proprio un paese in crisi: non ho mai letto così tanti articoli circa la bicicletta come negli ultimi tempi!  ;D
Bene, ottimo!

Mi allaccio ad entrambi i post:
sono convinto (e come non esserlo?!?) che esista una forte lobby del petrolio che esercita un grandissimo potere che, nella sua coniugazione finale, arriva fino al controllo delle politiche locali.
Noi, gente comune, in questo periodo globale 2.0 stiamo forse maturando e la bicicletta inizia ad affiancarci.
Il flusso del cambiamento è in atto e i poteri forti non lo possono permettere, quindi via al boicottaggio della bicicletta.

Ma.....
noi siamo i ribelli del sistema-petrolio e anche solo la nostra presenza su un mezzo pubblico farà nascere nuovi desideri di mobilità a chi ci guarda sognando una pedalata e non una mezz'ora bloccati in auto nel traffico.
Insistiamo perchè noi siamo il cambiamento!

E quando saremo mille, diecimila, milioni, quando la benzina costerà 5 euro al litro, quando le nuove imprese saranno ciclofficine e non ipermercati, allora forse anche la politica e i comuni si accorgeranno che una nuova classe di cittadini sta rivoluzionando il sistema, allora avremo ciclabili e aree a nostro uso esclusivo.

Un sogno?
Chissà.... io in fondo, nonostante i lati terribili, confido nella crisi perchè da secoli è realtà che l'uomo vede bene solo attraverso le lacrime.

Offline DJ

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« Risposta #43 il: Febbraio 05, 2013, 06:35:38 pm »
Bici, verso il record di incidenti
Se le città non seguono i cittadini


I dati forniti dalla polizia stradale sulla più alta pericolosità delle biciclette sono la dimostrazione che la struttura di molte metropoli e il modo di pensarle dei loro amministratori è in netto ritardo con il cambiamento sociale e di modo di vita di chi le abita di ANGELO MELONE

Bici-moto, sorpasso storico
La bicicletta è più pericolosa Campidoglio, #salvaiciclisti lancia il TwitBattito
"Aspiranti sindaci, che fate per la mobilità nuova?"
C'era un particolare nuovo nella sfilata che sulla Pennsylvania Avenue, lo scorso 21 gennaio a Washington, ha portato per la seconda volta Obama e Michelle a prendere possesso della Casa Bianca: la coppia presidenziale, a un certo punto, camminava su una pista ciclabile, proprio al centro di una delle strade simbolo d'America. Quattro anni prima non c'era.

Quasi un timbro sulla rivoluzione che in questi ultimi anni è in atto nelle città statunitensi, a partire dalle centinaia di chilometri di piste ciclabili con cui il sindaco Bloomberg ha ricoperto New York. Un cambiamento che sta coinvolgendo tutte le città, anche in Europa e ormai visibilmente in Italia, e con il quale però molte non riescono a fare i conti. Insomma Bloomberg (che certo non è un apostolo dell'ambientalismo) ha semplicemente risposto a un bisogno crescente tra i suoi cittadini e pensato alla loro sicurezza.
Ecco, qui veniamo alla nota dolente dei nuovi dati sugli incidenti diffusi dall'Asaps, associazione amici della Polizia Stradale: nel 2013 la bici diverrà il mezzo più a rischio.

Già quasi ogni giorno una persona in bicicletta muore e 40 finiscono in ospedale. Basta incrociare questi dati con quelli commerciali della fine dello scorso anno per avere la conferma della rivoluzione in atto: la bicicletta è stato  -  di nuovo dopo il boom dell'auto di massa - il mezzo più venduto in assoluto, e insieme il pericolo per chi la usa nei suoi spostamenti è il più elevato. Solo una certificazione.

In molti ricorderanno l'ondata dei movimenti per la sicurezza di ciclisti e pedoni - #Salvaiciclisti in Italia - nato lo scorso anno dal quotidiano britannico Times dopo che una sua redattrice rimase in coma irreversibile per essere stata investita a pochi passi dal suo arrivo al lavoro. La richiesta di quella campagna agli amministratori delle città era (ed è) semplicemente: sicurezza.

Questi dati sono solo la dimostrazione in cifre che la struttura di molte città (europee, non solo italiane) e il modo di pensarle dei loro amministratori è in netto ritardo con il cambiamento sociale e di modo di vita che al loro interno si sta verificando. Gli stessi esperti di mercato sostengono che questo è alla base del clamoroso aumento di vendite, non solo una necessità di risparmiare per la crisi. La risposta inizia ad arrivare, spesso con affanno, dalle capitali di mezzo mondo. Si ripensa al modo di organizzare i trasporti, a regolamentare l'uso dell'auto nei centri cittadini (in questo siamo in clamoroso ritardo) per favorire tutti gli scambi possibili per pedoni e bici sui mezzi pubblici e poi nelle vie a loro riservate, molti sindaci spingono sul "bike-sharing". E' evidente che ormai lo sviluppo dei centri urbani non ha più le automobili al suo centro. D'altra parte ormai pochi si meravigliano quando vedono ad esempio che nelle città tedesche le prime cose ad essere rapidamente ripulite dopo una nevicata sono marciapiedi e piste ciclabili. E molti si meravigliano - invece - quando scoprono che negli anni Sessanta-Settanta le città olandesi erano tra le più congestionate di traffico in Europa: semplicemente scelsero un altro modo di organizzarle e viverle, e lo fecero.

Londra e il governo inglese - sotto la spinta del suo principale giornale - hanno iniziato a stanziare fondi e a muoversi. Si stanno muovendo alcune città italiane, con fatica. Questo nuovo allarme dimostra - se ce ne fosse bisogno - che la riorganizzazione delle nostre città non può attendere. Assieme al benessere di chi le abita.
 
Fonte:
http://www.repubblica.it/motori/auto/sezioni/sicurezza/2013/02/05/news/incidenti_bici-51949886/?ref=HREC2-6


05 FEBBRAIO 2013
DJ
Dahon MUP8-Brompton M6L- Nanoo Avenue

Offline NessunConfine

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sicurezza in strada (articoli, campagne, ...)
« Risposta #44 il: Febbraio 07, 2013, 12:34:28 am »
Bici più pericolosa della moto? FIAB: "Falso. Dati forniti con leggerezza"

mercoledì 06 febbraio 2013 17:47

Abbiamo chiesto ad Edoardo Galatola, Responsabile sicurezza FIAB, di commentare la notizia data da Repubblica.it sulla ricerca commissionata ad Asaps relativa alla sicurezza stradale.

"Leggendo l’articolo (che dipinge la bicicletta, come il mezzo più pericoloso in circolazione) mi viene in mente un famoso aneddoto in voga tra gli studenti universitari di materie scientifiche, nel quale si cerca di identificare la sostanza più pericolosa al mondo, ovvero il Monossido di Diidrogeno: prodotto non regolamentato, che reagisce violentemente con alcuni metalli come il sodio e il potassio; è il componente principale delle piogge acide, contribuisce all’effetto serra, all’erosione del suolo, è ampiamente usato negli impianti nucleari, trovato nelle cellule tumorali di pazienti terminali, può causare ustioni anche di terzo grado, etc. Ovvero l’acqua. (Facile trovare in rete ulteriori fantastiche proprietà cercando “killer invisibile”).

Quando la divulgazione cerca solo il sensazionalismo, è possibile imbattersi in infortuni come quello sopra citato. I dati forniti da Asaps cercano di dare colore alle ultime statistiche ISTAT. In base a queste nel 2011 sono stati registrati 3860 morti di cui 1889 su quattro ruote, 923 motocicli, 165 ciclomotori, 282 biciclette e 589 pedoni. Complessivamente il fenomeno è in riduzione. Anche per la bicicletta negli ultimi 10 anni i morti si sono ridotti del 13%, a fronte di una percezione consolidata di aumento della mobilità ciclistica. L’incremento citato dall’articolo è riferito puramente a quello relativo al 2010, anno di minimo, nel quale erano stati registrati 19 morti in meno. Poiché le biciclette sono aumentate, è anche diminuito il rischio per ogni singolo ciclista (vale matematicamente ovunque l’equazione più bici=più sicurezza).

Il sorpasso delle bici sui motorini è invece dovuto al fatto che i ciclomotori stanno di fatto sparendo (si sono dimezzati negli ultimi dieci anni a fronte di un raddoppio dei motocicli, fonte ANCMA) per cui il confronto è del tutto improprio. Più rilevante è invece notare che negli ultimi 10 anni i morti in auto sono calati del 56%. È evidente pertanto l’urgenza, come richiesto dall’Unione Europea (4° programma quadro 2011-2020), di attuare provvedimenti per la protezione dell’utenza debole e per una profonda rivisitazione del sistema mobilità dei nostri centri urbani, partendo da campagne come quella di salvaiciclisti o quella sulla diffusione delle zone30.

Il problema della sicurezza stradale è quindi argomento serio da affrontare in modo razionale, ad esempio monitorando i km percorsi, la sicurezza urbana, le politiche di mobilità, i costi per la salute e molto altro (purtroppo la pianificazione non è uno dei punti di forza del nostro paese). Ad esempio è possibile partire da una modifica organica al Codice della Strada, per il quale FIAB ha presentato un pacchetto organico di proposte.

Se si cercano invece i record si potrebbe dedurre che visti i 589 morti tra i pedoni (sempre dato ISTAT 2011) sia meglio smettere di camminare. Un ulteriore esempio della leggerezza con cui vengono forniti i dati è l’ultimo esempio fornito, per cui la bicicletta risulta essere il mezzo più pericoloso in quanto è più elevato l’indice di mortalità (rapporto tra numero dei morti su un mezzo rispetto al numero degli incidenti in cui quel mezzo è coinvolto), ovvero (sempre da fonte Istat 2011) 1,6 per le bici e 0,7 per le auto. Traducendo: a parità di incidente se si scontrano un’auto e una bici la bici (o il pedone) hanno la peggio. Non ci voleva un genio per scoprirlo. Quello che va evitato è l’incidente.

Per concludere andare in bicicletta e a piedi è il modo più sicuro e salutare di muoversi (chi va in bici vive 2 anni di più rispetto a chi si muove solo in auto). Il pericolo è dato dalle quattro ruote che non rispettano i limiti. Quello che va garantita è quindi la sicurezza e vivibilità dei nostri centri urbani".

fonte: http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=114963
Lorenzo - Tern Link P9

Tags: auto_bici sicurezza