Qualche tempo fa ho scoperto casualmente che in primavera era stato inaugurato un nuovo tratto di ciclabile lungo la sponda destra del lago d’Idro, da Anfo a Ponte Caffaro, facente parte del complesso della Ciclovia delle Valli Resilienti, e così una volta passate le ondate di caldo e le successive giornate di pioggia, al primo pomeriggio di sole sono partito in esplorazione.
Analogamente alla Greenway Voghera-Varzi, anche questo percorso è nato come positiva conseguenza di un altro intervento, nella fattispecie la realizzazione di un collettore fognario, e probabilmente sono stati riutilizzati tratti di stradine già esistenti. Il risultato è gradevole dal punto di vista paesaggistico, ma non è una di quelle ciclabili belle lisce e scorrevoli che tanto mi piacciono; infatti tutto il percorso è su sterrato. E qui cominciano i miei errori: il primo è presentarmi con la Vitesse anziché con la Espresso, il secondo di aver gonfiato le Marathon a 5 bar, cioè il massimo. Per la bici, non avevo scelta perché la Espresso non era disponibile, ma ad andarci piano con la pressione avrei dovuto pensarci.
La partenza è sotto il paese di Anfo, precisamente dal parcheggio dell’hotel Al Lago, la cui cartellonistica è già una chiara indicazione della nazionalità prevalente degli ospiti…

Appena partito, mi rendo conto che mia moglie ha fatto bene a rifiutare l’invito ad accompagnarmi con la sua Bianchina monomarcia: il fondo non è uno di quei begli sterrati compatti di calcestre stabilizzato ma una semplice strada bianca con un riporto di ghiaia che richiede un po’ di attenzione specie nei tratti in pendenza; in salita, alzandomi sui pedali con una marcia bassa, ho fatto una bella slittata, e in discesa sono stato ben attento a non prendere velocità. Il panorama però è di tutto rispetto.

Dopo neanche un chilometro, un paio di strappetti in salita portano ad attraversare i contrafforti della Rocca d’Anfo, imponente fortificazione di origine quattrocentesca, rimaneggiata nel suo aspetto attuale nel periodo napoleonico.

Il meteo non è ottimale, ma la temperatura è gradevole e le nuvole che passano a intervalli hanno solo l’effetto di rovinare qualche foto e nonostante l’aspetto minaccioso delle montagne incappucciate nei dintorni non cade neanche una goccia d’acqua.

Circa a metà strada, una bella villa i cui proprietari non so quanto saranno stati contenti della realizzazione della ciclabile;

incontro infatti parecchi altri ciclisti, naturalmente tutti con MTB spesso a pedalata assistita; in confronto mi sento abbastanza eroico con le mie ruotine…
Curiosamente Komoot si rifiutava di tracciare questo itinerario, vedendo interruzioni non più esistenti e pretendendo di spedirmi sulla statale che corre parallela un po’ più in alto. Lo sterrato mi sta un po’ stufando, ed è con gioia che vedo iniziare un tratto asfaltato con chiare indicazioni fresche di vernice.

Peccato che appena dietro la curva…

Un altro tratto pianeggiante in riva al lago, frequentato anche da pedoni e pescatori

e arrivo al lido di Ponte Caffaro, dove ci sono campeggi, chioschi, panchine dove sedersi ad ammirare il panorama…

Il tratto nuovo è terminato, ma sono solo 6 km, per cui proseguo lungo la spiaggia

fino alla confluenza dei fiumi Caffaro e Chiese, che si attraversano con comodi ponticelli ciclopedonali,

per poi risalire lungo il Chiese per un breve tratto su una ciclabile finalmente asfaltata.

Il programma originario era molto più ambizioso
https://www.komoot.com/it-it/tour/1735716296?share_token=aRLSrFV0OFM5H4sEL2yoiF6L0ttnZLPdT3NcxJ2I3HbmwOIvPh&ref=wtd(ma era anche pensato per l’arco di un’intera giornata) ma il tempo passa e lo sterrato del ritorno mi preoccupa un po’. Da queste parti sono già stato un po’ di anni fa, ma non riconosco nessun punto di riferimento e così all’incrocio con la SP 69 decido di tagliare verso Ponte Caffaro e poi ridiscendere il Caffaro lungo un’altra ciclabile che non avevo contemplato in origine, descrivendo in pratica un triangolo. Ovviamente questo manda in confusione Komoot, che comincia a sparare indicazioni a casaccio, finché non mi caccio il telefono in tasca, tanto problemi di navigazione non ce ne sono e lo sto utilizzando solo per registrare la traccia.
https://www.komoot.com/it-it/tour/2569033605?share_token=amkmtrXNuwlqBD3BZNnuDdFhjj8LAIBqIgPR8FGxKvGCChOsim&ref=wtd0Prima di affrontare di nuovo il tratto sterrato, che in questo senso presenta un paio di strappi più marcati di quelli dell’andata, faccio una breve sosta all’ultimo chiosco della spiaggia per incamerare un cornetto gelato, sicuramente più appetibile della barretta che mi sono comunque portato, e rifare il pieno alla borraccia. Così ben equipaggiato e carburato, affronto baldanzosamente lo sterrato, mettendo piede a terra solo un paio di volte e in breve sono di nuovo ad Anfo. Non è tardi e così, notato un vialetto lastricato che prosegue oltre l’albergo, vado a vedere dove porta: una fila di campeggi così teutonici che mi aspetto che da un momento all’altro salti fuori qualcuno a chiedermi i documenti…

Nel giro di poco più di un chilometro il vialetto diventa una stradina e poi un sentiero in salita che prosegue verso Idro. Un’altra volta…

Tra l’altro è comunque in programma la realizzazione di un altro tratto di ciclabile per completare il percorso in riva al lato, quindi aspetterò che la costruiscano.
Punto di nuovo la ruota anteriore della Vitesse verso nord per andare a recuperare l’auto, ma a un certo punto il colpo d’occhio è così invitante che non posso non fermarmi e scattare una foto da cartolina, con la Rocca d’Anfo sulla sinistra e il tratto di costa selvaggia fra Vesta e Baitoni, dove temo che una ciclabile non si farà mai…

In definitiva, un bel posto, ma da frequentare con le ruote adatte.
Vittorio