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Autore Topic: Lombardia: anello nella pianura bresciana - 4.8.2025  (Letto 1266 volte)

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Online Vittorio

  • gran visir
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Lombardia: anello nella pianura bresciana - 4.8.2025
« il: Settembre 01, 2025, 06:43:48 pm »
Un giretto in pianura… più o meno. Si potrebbe definirlo “freccia”, per la forma sulla cartina, ma la mia velocità media è stata tutt’altro che da freccia, anzi abbastanza vergognosa. Qualche settimana fa ho rielaborato un giro al piede delle colline moreniche del Garda trovato su Komoot, limandolo un po’ per evitare qualche salita.
https://www.komoot.com/it-it/tour/2462248250?share_token=aNcsJNQ3ncC0aYYzmlbqyfTuCch5HS1MW1m3SgxjTlO9HBfhxh&ref=
Partenza dal parcheggio di un grande magazzino di fai-da-te presso Mazzano, e subito si imbocca l’adiacente ciclabile Gavardina, che corre lungo il Naviglio Grande Bresciano, fra resti di archeologia industriale

e una gradevolissima galleria verde. Come si vede, la ciclabile evita gran parte delle interferenze con la viabilità ordinaria grazie a sottopassi.

Per contro l’asfalto, ormai vecchiotto, non è affatto scorrevole e c'è anche qualche fastidiosa radice affiorante, ma niente di disastroso. In questo primo tratto il percorso risale il canale e quindi è in leggerissima salita.
Dopo qualche chilometro, si svolta verso sud e attraverso strade campestri non asfaltate, tranquillissime ma di non eccelsa valenza turistica, e dopo la discesa per il ponte sul fiume Chiese si attraversa Bedizzole. Qui una breve ma decisa salita mi fa sputare i polmoni, per cui con la scusa di riprendere fiato (il caffè l’ho preso un paio di chilometri prima, in un bar subito prima del ponte) faccio qualche scatto, alla chiesa di S.Stefano nella centrale piazza Vittorio Emanuele II

e al castello.

Qualche chilometro dopo Bedizzole, svolta a sud in leggera discesa verso Sedena, dove incrocerò il percorso ciclabile Desenzano-Brescia, prevalentemente in discesa ma con non poche ondulazioni,

in un paesaggio molto gradevole, che stacca con i tanti capannoni industriali visti finora.
Anche qui l’asfalto denuncia tutti gli anni passati dalla realizzazione di questo itinerario: addirittura nel tratto che costeggia il canale Seriola Lonata ci sono interi ciuffi d’erba cresciuti in mezzo alla strada!

Breve sosta ricognitiva in località Salago (o Salaghetto, non sono sicuro), dove c’è una trattoria che sembra interessante. Ma me la terrò buona per un’altra volta, anche perché sono solo le 11 e la strada ancora da fare non è poca. Una bevuta dalla borraccia, una barretta (la seconda, dopo quella prima del caffè) e riparto in direzione sud costeggiando più o meno a distanza il fiume Chiese al quale mi sono riavvicinato.

Dopo aver sottopassato la SS 11 arrivo a Ponte San Marco, circa a due terzi del percorso, dove ho programmato il pranzo. Sono comunque parecchio in anticipo, per cui vado ad ammazzare il tempo nella stazione semiabbandonata per fotografare qualche treno (qui un Frecciarossa per Venezia),

intanto che la Vitesse attende seminascosta tra le erbacce che spuntano ovunque.

Fra un transito e l’altro (la stazione, benchè in pieno centro abitato, è servita solo da un paio di treni in direzione Venezia al mattino presto e altrettanti di ritorno la sera), l’ora di pranzo finalmente arriva e alle 12.30 faccio il mio ingresso, bici piegata alla mano, nel ristorante Sullivan. Mi guardo intorno nella grande sala ma non vedo né Jack Beauregard né Nessuno (karma + a chi indovina la citazione). Si tratta di un tipico locale da pranzi (e soggiorni, è anche albergo) di lavoro, anche perché l’attrattiva turistica del paese non è ai massimi livelli… Il che significa servizio veloce e porzioni non striminzite, ma giudicate voi:
                 
pasta cacio e pepe, roast-beef all’inglese, patate al forno e un bel sorbetto al limone per mandare giù tutto.
Due note di merito: acqua minerale locale

(la Fonte Tavina è a Salò) e conto ragionevole: 16 euro compreso il caffè.
Appena ripartito, il primo tratto è uno dei più gradevoli della giornata, su uno sterrato compatto lungo un canale artificiale derivato dal Chiese
     
fino a Calcinato. Riattraversato il Chiese e il paese di Calcinatello (da queste parti la fantasia per i toponimi non è ai massimi livelli), le attrattive sono finite: un tratto di strada provinciale (a quest’ora non tanto trafficata) porta ai cavalcavia sull’autostrada A4 e a quello sulla nuova ferrovia ad alta velocità Brescia-Verona in costruzione.

Di quest’ultimo c’è da criticare la mancanza di una corsia ciclabile: per assurdo ci sarebbe uno spazio utilizzabile fra spallette e guardrail, ma è completamente inaccessibile per mancanza di un’apertura nel guardrail.
L'ultimo tratto non ha storia: strade secondarie e attraverso un quartiere residenziale permettono di non mettere più le ruote su strade trafficate, tranne un minimo pezzo della provinciale per Brescia  e dopo aver sottopassato la SS45bis non mi resta che raggiungere l’auto che, nonostante sia parcheggiata sotto un albero ha avuto modo di arroventarsi per bene…
Chiusura della bici, una sommaria toeletta con l’ultima acqua rimasta nella borraccia e punto il muso verso casa.

Vittorio
Dahon Vitesse D7 (ex "Due Calzini") - Dahon Espresso D24 ex Boccia

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