Qualche tempo fa ho scoperto casualmente che in maggio era stato inaugurato il secondo tratto dell’itinerario ciclopedonale lungo la costa ovest del Lago d’Idro, da Idro ad Anfo,
https://www.komoot.com/it-it/tour/2569033605?share_token=amkmtrXNuwlqBD3BZNnuDdFhjj8LAIBqIgPR8FGxKvGCChOsim&ref=profile&t_s=referral&t_cid=route_share&t_ref_username=2254771050631che completa il percorso saldandosi a quello che avevo già percorso l’anno scorso,
https://www.bicipieghevoli.net/index.php/topic,11956.0.htmle così qualche giorno fa sono andato a dare un’occhiata. Il percorso parte da via Bertini

e attraverso il Parco della Pieve scende in riva al Chiese.

Proprio dove comincia il lago, una rampa appositamente costruita

porta al livello della strada provinciale (ex statale) 237, ma solo per utilizzarne un ponte.

Fatto curioso (cit.): il palo a traliccio che spunta dietro la spalletta dovrebbe essere appartenuto alla tranvia interurbana Vestone–Idro, costruita nel 1917 per portare rifornimenti al fronte di Ponte Caffaro (e di cui si era anche avviato il prolungamento verso Anfo) e poi chiusa già nel 1931.
Si ridiscende subito dopo e per un po’ si costeggia la strada;

questo tratto con i giochi per bambini era già esistente da tempo (forse anch’esso era un tratto della tranvia mai costruita?), e l’alternanza di tratti preesistenti e di nuova realizzazione è una costante di questo itinerario. Si ridiscende a livello del lago su un tratto di nuova realizzazione in direzione della località Tre Capitelli,

poi con minimi saliscendi ci si discosta di poco dalla riva

All’altezza di Tre Capitelli il nuovo percorso ciclopedonale è stato ricavato fra la riva del lago e alcune proprietà private.

Subito dopo Tre Capitelli finisce la pacchia: per circa 1 km si pedala su un viottolo stretto, con radici, sassi affioranti

e qualche strappetto che affronto a spinta in salita e attaccato ai freni in discesa.

In questo punto ci si salda al vecchio percorso nel punto in cui mi ero fermato l’altra volta

Da qui non c’è storia: percorro il vialetto ben pavimentato lungo i campeggi (ormai tutti chiusi)

fino ad Anfo, dove speravo di farmi un caffè al bar dell’hotel Al Lago, ma niente da fare: chiuso anche questo. Non mi resta che un frugale spuntino con una barretta e due sorsi d’acqua dalla borraccia

per poi girare la bici e tornare indietro.
Un parere? Per prima cosa non mi ha entusiasmato il fondo inghiaiato (sospetto per volontà della Soprintendenza ai beni Culturali e Ambientali, che mi si dice essere parecchio rigida sui fondi “naturali”, senza tener conto che con le piogge il ruscellamento rovinerà presto i tratti in pendenza), specie considerando che a Ponte Caffaro questo percorso si salda con il complesso di ciclabili trentine delle Valli Giudicarie, tutte splendidamente asfaltate. Anche l’alternanza di tratti vecchi e nuovi non è il massimo, ma piuttosto che niente, meglio piuttosto, come si dice… Però i posti sono belli e soprattutto si riesce finalmente a evitare di mettere le ruote sulla SP BS 237, percorsa da un intenso traffico anche di mezzi pesanti. Quanto alle ruote, beh, l’ideale sarebbero ruote alte, ma con le 20” e battistrada normali si passa abbastanza bene, sicuramente non mi ci avventurerei con delle Kojak da 16”.
Vittorio