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Autore Topic: la mobilità insostenibile (luoghi comuni e cattive prassi, pieghevole e non).  (Letto 33211 volte)

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Offline occhio.nero

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la mobilità sostenibile (buone prassi)
http://www.bicipieghevoli.net/index.php?topic=136.0

documentari (video, podcast, ...) su trasporto e problemi collegati (Report, Presa diretta, ...)
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Perché in Italia chi cammina si sente solo un ingombro
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piste ciclabili: problemi, opportunità, inchieste, articoli, ...
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"In un mondo che è sull?orlo di una crisi di traffico, l?Italia detiene in Europa il primato della densità automobilistica: più di 600 macchine ogni mille abitanti.
Ma nella storia dei trasporti l?automobile in sé è una splendida invenzione e una risorsa di lavoro. Se però la risposta alla domanda di mobilità è sbilanciata sull?automobile, allora la libertà di movimento e la velocità negli spostamenti si trasformano in congestione delle città, inquinamento e in una modalità di trasporto che provoca in assoluto più morti."


sul sito di Report la versione integrale del video.

Lo consiglio a tutti quanti, per una maggiore consapevolezza della follia "made in italy"
 :o:


Citazione da: Marcopie,12/5/2010, 11:22 ?t=48077766&st=0#entry395889895
Citazione da: occhio.nero,12/5/2010, 00:10
"In un mondo che è sull?orlo di una crisi di traffico, l?Italia detiene in Europa il primato della densità automobilistica: più di 600 macchine ogni mille abitanti."
A Roma la cifra sale a 750, e non abbiamo la minima idea di dove metterle, così intasano le strade anche da ferme... :angry:



Citazione da: Giovanni1965,12/5/2010, 19:50 ?t=48077766&st=0#entry395981557
Ciò che mi entusiasma della bicicletta pieghevole è che si tratta di uno strumento essenziale: semplice ed efficace come nessun altro.
Personalmente non provo alcun interesse per la bicicletta intesa come attrezzo sportivo e neppure per le svariate novità tecnologiche. Adoro la bici, ma solamente perché è da sempre il mio modo preferito di spostarmi. Da ragazzo mi permetteva di uscire dalla città senza auto e senza spese. Con la mia Bianchi da turismo ebbi modo di scoprire non troppo lontano dalla città posti bellissimi che alla velocità di un?auto non avrei mai notato (boschi, torrenti, paesini, abbazie, paesaggi incantevoli?) e di trascorrere tante ore in mezzo al verde a volte con gli amici, altre con un buon libro, altre ancora girovagando senza meta.
La pieghevole è per me un passo ulteriore, una nuova esperienza. Questa mattina, mentre pedalavo dalla stazione verso l?ufficio attraverso un parco pubblico, ho potuto soffermarmi ad osservare alcune anatre selvatiche in visita nel laghetto artificiale. Così, andando al lavoro, in mezzo ad un giardino urbano circondato da condomini di dieci piani, in una città colma di auto parcheggiate ovunque, consapevole che in quello stesso momento, come tutte le mattine, una densa massa di centinaia di migliaia di auto di pendolari solitari penetrava lentamente nella città da tutte le direzioni, nel silenzio di quell?isola felice mi sono un po? sentito il Marcovaldo della situazione.
Penso che troppo spesso ci complichiamo la vita inutilmente. In molti casi potremmo vivere più facilmente e felicemente di come normalmente viviamo. Non ha alcun senso mettere in movimento una massa di oltre 1000 Kg di acciaio per spostare di 4 o 5 km un singolo essere umano di 70 kg dotato di propria muscolatura perfettamente funzionante! La bicicletta ?e specialmente quella pieghevole - è un oggetto molto meno complesso e costoso di qualunque altro mezzo di trasporto, eppure può offrire più di tutti gli altri una risposta immediata ad alcuni nostri problemi: la preservazione del pianeta dall?inquinamento, la qualità dell?ambiente urbano, un po? di attività fisica e, grazie alla sua rapidità nei brevi spostamenti cittadini, il recupero di tempo prezioso da vivere con pienezza.
Gianni


Citazione da: Jaaymz,6/3/2011, 03:11 ?t=48077766&st=0#entry444210701
Citazione da: occhio.nero,11/5/2010, 23:10 ?t=48077766#entry395846479
sul sito di Report la versione integrale del video.

Lo consiglio a tutti quanti, per una maggiore consapevolezza della follia "made in italy"
 :o:

Federico
Appena visto...pazzesco...mi sento in colpa per tutte quelle volte che inutilmente utilizzo l'auto.
E io per i miei spostamenti la uso davvero al minimo da quando l'anno scorso ho iniziato a usare la bici.
Ora con la pieghevole posso migliorare e nel mio piccolo contribuire.
Giusto ieri parlavo con un'amica che di punto in bianco si è fatta due conti e ha venduto l'auto, stufa di perdere tempo bloccata nel traffico, pagare multe assurde in una città che non ha parcheggi e spendere uno sproposito in benzina.

Non voglio sembrare "esagerato" ma il contributo di Report, senza aggiungere molto di nuovo, mi ha cmq lasciato di stucco e se ci si pensa è davvero una follia.
Niente retorica eh, solo triste consapevolezza e determinazione a fare la mia parte con la pieghevole.

Citazione da: Giovanni1965,12/5/2010, 18:50 ?t=48077766#entry395981557
La pieghevole è per me un passo ulteriore, una nuova esperienza. Questa mattina, mentre pedalavo dalla stazione verso l?ufficio attraverso un parco pubblico, ho potuto soffermarmi ad osservare alcune anatre selvatiche in visita nel laghetto artificiale. Così, andando al lavoro, in mezzo ad un giardino urbano circondato da condomini di dieci piani, in una città colma di auto parcheggiate ovunque, consapevole che in quello stesso momento, come tutte le mattine, una densa massa di centinaia di migliaia di auto di pendolari solitari penetrava lentamente nella città da tutte le direzioni, nel silenzio di quell?isola felice mi sono un po? sentito il Marcovaldo della situazione.
Penso che troppo spesso ci complichiamo la vita inutilmente. In molti casi potremmo vivere più facilmente e felicemente di come normalmente viviamo. Non ha alcun senso mettere in movimento una massa di oltre 1000 Kg di acciaio per spostare di 4 o 5 km un singolo essere umano di 70 kg dotato di propria muscolatura perfettamente funzionante! La bicicletta ?e specialmente quella pieghevole - è un oggetto molto meno complesso e costoso di qualunque altro mezzo di trasporto, eppure può offrire più di tutti gli altri una risposta immediata ad alcuni nostri problemi: la preservazione del pianeta dall?inquinamento, la qualità dell?ambiente urbano, un po? di attività fisica e, grazie alla sua rapidità nei brevi spostamenti cittadini, il recupero di tempo prezioso da vivere con pienezza.
Gianni
Ma infatti la prima cosa che credo migliora è proprio la qualità della vita!
Quando poco fa ho visto il contributo di Report, proposto da Federico mi sono tristemente immedesimato in quei poveretti che devono alzarsi all'alba per passare un'ora in auto e andare a lavoro.
E' triste e nel mio caso può cambiare e così sarà, ci guadagno in termini economici, di qualità della vita e benessere fisico.

Citazione da: bikertourist,27/5/2011, 18:51 ?t=48077766&st=0#entry456565402
Azz... mi dovevate avvertire che le pieghevoli danno dipendenza :).... non ho resistito e ho ordinato la brompton M2L racing green con parafanghi :lol: ... l'ho provata, e spettacolo... leggerissima, dà almeno 2 chili alla mia Dahon MU P24... ero inizialmente indirizzato su una 6 marce, ma constatandone la differenza di peso con la 2 marce (almeno 1 Kg) ho preferito quella.

Vi consiglio un configuratore perfetto se siete interessati anche voi... lo trovate su questo sito http://clevercycles.com/products/bicycles/...-your-brompton/ oltre a darvi un'idea del prezzo vi fa vedere anche un'anteprima di come verrebbe la bici.

Ed ecco il risultato finale, peso 10,7kg contro gli 11,8kg della versione a 6 marce:

(IMG:http://farm6.static.flickr.com/5310/5765010085_0be5f32bef_z.jpg)

Anche il mio obiettivo è di riuscire a fare a meno dell'automobile, le infrastrutture non ce la fanno più a reggere tutto questo traffico, il mondo è limitato e non si può continuare a rimpinzarlo di automobili...purtroppo per le biciclette dipende da paese a paese e per le ciclabili in Italia si devono muovere i singoli, non verranno mai prese dall'alto decisioni che comportino un aumento del benessere a discapito del profitto...del resto alle persone che contano non serve guidare, hanno l'autista, e se c'è traffico basta accendere lampeggianti e sirene (piccola nota polemica)...

La brompton la userò esclusivamente per il lavoro e gli spostamenti dentro Milano, per il cicloturismo invece l'altra è perfetta.

Citazione da: Giovanni1965,27/5/2011, 23:10 ?t=48077766&st=0#entry456607690
Citazione da: bikertourist,27/5/2011, 18:51 ?t=48077766#entry456565402
Azz... mi dovevate avvertire che le pieghevoli danno dipendenza :)....
Le biciclette sono come una lenta epidemia, una splendida incontenibile epidemia che si sta pian piano diffondendo nelle nostre inquinatissime caotiche città.

Quando di sera rientro scioltamente e serenamente dal lavoro con la mia bici, all'ultimo semaforo resto sempre colpito osservando l'interminabile fila di auto con un solo passeggero, ferme e impotenti sotto il sole, immerse nei miasmi dei motori accesi. :wacko: Ogni volta mi chiedo chi glielo faccia fare di guastarsi in questo modo la vita...

Non c'è SUV, spider o coupè che ti infonda nel sangue le endorfine di una pedalata. :shifty:
E' vero, la bici crea dipendenza... come tutte le cose belle.

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« Ultima modifica: Febbraio 08, 2017, 08:53:48 pm by occhio.nero »


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la mobilità insostenibile (luoghi comuni e cattive prassi, pieghevole e non).
« Risposta #1 il: Agosto 18, 2011, 12:14:33 am »
Ragazzi avete proprio ragione,
non se ne puo' piu' delle automobili parcheggiate ovunque... con i motori accesi....
tutti quei gas di scarico li respiriamo purtroppo... e poi ci lamentiamo delle malattie!!
Vorrei andare a lavoro in bici, ma purtroppo non mi è possibile... lavoro a 25 km da casa... sinceramente sono un po troppi da fare in bici!!!!!
Però cerco comunque di auitare il mondo, in quanto con la macchina arrivo al parcheggio di interscambio e prendo la metropolitana!!! ( abito in Provincia di Milano),
almeno limito i danni!!
sto pensando di acquistare la pieghevole non per sostituire l'auto ( cosa pressocchè improbabile), ma per cercare di creare un binomio funzionale ( auto + bici),
almeno lo spero....

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la mobilità insostenibile (luoghi comuni e cattive prassi, pieghevole e non).
« Risposta #2 il: Agosto 18, 2011, 11:32:23 am »
Anch'io abito in provincia a 25 Km dal lavoro.
Non c'è una linea ferroviaria o metropolitana che ti aiuti a superare la parte principale del percorso?
Basta che le fermate siano a 2-3 km dai luoghi di partenza e destinazione e con la pieghevole diventa uno scherzo.
Io faccio così ogni giorno e ti assicuro che è una grandissima comodità: risparmi, fai del moto e ti fiondi  in centro ad una velocità impensabile con un'auto, senza problemi di code, di limitazioni al traffico, di parcheggi,  insomma, una passeggiata.

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« Ultima modifica: Agosto 18, 2011, 11:37:25 am by Gianni65 »

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« Risposta #3 il: Agosto 18, 2011, 03:08:42 pm »
si si ho la metropolitana per la maggior parte del percorso,
diciamo che  i km che dovrei fare in sella sono circa 7..
non tantissimi... il problema è la strada..
si tratta di una statale molto trafficata... sinceramente con la bicicletta avrei un po' di paura.....
tu cosa ne pensi?

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« Risposta #4 il: Agosto 20, 2011, 01:38:16 am »
Ciao,
incuriosito dai vostri commenti ho visto per la prima volta il filmato di report:
è pazzesco ai limiti della follia,
se pensiamo che ci indebitiamo per anni con finanziamenti richiesti alle banche ( che si arricchiscono grazie a noi) per continuare a comperare auto per poi metterci una vista per arrivare al posto di lavoro è pazzesco.
Io, gia' da qualche anno utilizzo i mezzi pubblici per andare a lavoro ( in abbinamento all'automobile), devo dire che spendo molto meno, contribuisco al minore impatto ambientale e faccio molto prima.
Ora per migliorare ancora piu' il concetto abbiamo a disposizione le pieghevoli,
ci consentono di migliorare il binomio mezzi pubblici e bici, lasciando a casa ( o addirittura vendendo) l'auto privata.
Io abito in provincia di Milano e sinceramente quando mi reco a Milano è dificile riuscire a camminare senza tapparsi il naso, non si riesce a respirare con tutto lo smog presente!!!!!
Solo in questo mese la situazione è migliorata, in quanto la maggior parte delle persone è in ferie, ma temo per il mese di Settembre.. e i mesi a venire....

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« Risposta #5 il: Agosto 20, 2011, 05:43:32 pm »
il problema è la strada..
si tratta di una statale molto trafficata... sinceramente con la bicicletta avrei un po' di paura.....
tu cosa ne pensi?

ringraziandovi per tutti i contributi, segnalo che quelli legati alla costruzione di un percorso intermodale sono stati spostati nella relativa discussione, dove reindirizzo tutti coloro che vogliano approfondire questo argomento:
http://www.bicipieghevoli.net/index.php?topic=186.msg1171#msg1171

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« Risposta #6 il: Settembre 14, 2011, 07:41:13 pm »
dall'articolo del Corriere della Sera del 5.4.2011

riporto alcuni stralci:



Se pensiamo alla bicicletta come a un mezzo di trasporto, qualsiasi ragionamento sulle due ruote non può che partire da un’analisi, anche veloce, della mobilità. Ossia dell’attuale immobilità della mobilità urbana. Il traffico è sempre più congestionato da un parco macchine che non ha pari in Europa, il trasporto pubblico è scarsamente attrattivo (gli abitanti dei capoluoghi, in media, fanno solo un viaggio e mezzo a settimana su autobus, tram e metropolitane), le isole pedonali sono praticamente immutate da un anno all’altro (0,35 mq per abitante), le zone a traffico limitato si sono rimpicciolite (da 2,38 mq per abitante dello scorso anno ai 2,08 attuali). E oramai nelle grandi città si passano (o meglio si buttano) due settimane all’anno in automobile a una velocità media che non supera mai i 25 chilometri orari.

Nonostante la situazione della mobilità sia in costante peggioramento, le contromisure prese dalle amministrazioni locali sono in massima parte insignificanti, quando non addirittura assenti.

La stragrande maggioranza dei cittadini sembra nuovamente assuefatta a smog, rumore, perdite di tempo. Sopporta remissiva l’abituale coda. Non vede nel trasporto pubblico un mezzo capace di garantire la flessibilità e la libertà di movimento dell’automobile. Non considera (almeno sulle brevi distanze) piedi e pedali una valida alternativa. Subisce come un male necessario quell’ora e passa che si perde negli spostamenti quotidiani e la lentezza con cui ci si muove.


In molte città europee ci si sta muovendo sui due fronti che consentono una mobilità più spedita, più pulita, più sicura, più attenta alla qualità della vita e dell’ambiente: il contenimento della domanda di trasporto individuale motorizzato e l’incentivo a forme di trasporto diverse dall’auto privata, favorendo i mezzi collettivi, elettrici e su rotaia, i trasporti a propulsione umana (bici, piedi) e lasciando alle macchine solo quegli spostamenti che non sono proprio realizzabili con altri veicoli, spingendo però su formule on demand o sul pay per use come il taxi, il noleggio o il car-sharing, il car-pooling.
Nel nostro Paese, a dispetto di centri storici a misura di carrozza più che di Suv, c’è uno dei più alti indici di motorizzazione al mondo, che continua peraltro a crescere senza sosta: eravamo a 501 autovetture ogni 1.000 abitanti nel 1991, siamo a oltre 600 oggi. In tutto il mondo ci superano solo Stati Uniti (760), Lussemburgo (659), Malesia (640) e Australia (610),


in una città come Milano per far posto alle 800mila auto che arrivano ogni giorno da fuori più le 820mila auto di proprietà dei residenti, si sacrificano alla sosta oltre 16 milioni di mq, 2250 campi da calcio, quasi il 10% del territorio cittadino. Spazio destinato ad abitacoli privati che rimangono fermi e inutilizzati per il 90% del tempo. E aumentare strade e parcheggi, come ormai è dimostrato, vuol dire solo attrarre più traffico.

La Capitale ha 4.800 chilometri di strade municipali e 123 chilometri di ciclabili. Aggiungendo una dozzina di chilometri pedalabili all’anno le due ruote avrebbero una rete viaria analoga a quella delle quattro ruote a motore soltanto dopo il 2410. La logica fino a oggi alla base della crescita della viabilità riservata alle biciclette è stata nella stragrande maggioranza dei casi propagandistica e quasi mai ha lavorato per trasformare questo veicolo in un mezzo di trasporto a tutti gli effetti.

Si tratta di cominciare a fare una netta distinzione tra la stragrande maggioranza delle ciclabili urbane realizzate finora (scoordinate tra loro, inadeguate per le esigenze quotidiane degli abitanti o al più concepite con finalità ricreative) ponendo le basi affinché questa infrastruttura sia pensata e realizzata all’interno di piani complessivi della mobilità, che puntino a favorire il movimento a piedi, in bici o col trasporto pubblico e scoraggino invece l’uso dell’auto privata.

Fino a non molti anni fa, prima di essere rimpiazzata da un ingorgo pressoché costante, la bicicletta era il mezzo di trasporto urbano per eccellenza. In Italia si pedala ancora moltissimo, ma per sport e non per soddisfare l’esigenza di mobilità. Lo dimostrano, indirettamente, i numeri del parco circolante: nel nostro Paese ci sono circa 30 milioni di biciclette. In numeri assoluti siamo sesti al mondo, dopo Cina (450 milioni), Usa (100 milioni), Giappone (75 milioni), Germania e India (63 milioni). Ma nel traffico questa massa di manubri e catene (che pure non è lontana dal numero di 35 milioni di autoveicoli) non si vede.

Il fatto che alcune regioni siano più pedalabili di altre non deriva certo dalle condizioni meteo, dall’orografia e nemmeno da una più spiccata predisposizione culturale della popolazione. L’abitudine alla mobilità ecologica deriva, molto più semplicemente, dalle scelte della politica locale. Anche per consentire all’automobile di tornare in possesso delle sue qualità, c’è bisogno di meno automobili. In Europa il 30% dei tragitti in automobile è più corto di 3 km e il 50% è inferiore a 5 km. Gli italiani, quotidianamente, effettuano 5 milioni di spostamenti in auto solo per accompagnare a scuola i figli, sebbene l’86% delle famiglie abiti a non più di un quarto d’ora a piedi da asilo, elementari, medie o superiori

nel nostro Paese gli spostamenti motorizzati nel raggio di 2 chilometri sono il 30,8% del totale, quelli tra 2 e 5 chilometri (sono il 22%), quelli tra 5 e 10 chilometri sono il 20,6%. Insomma, in oltre il 50% dei casi, una macchina non percorre tragitti superiori ai 5 chilometri. Su queste distanze le biciclette (come anche i piedi e il trasporto pubblico) sono assolutamente concorrenziali.


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« Ultima modifica: Settembre 14, 2011, 07:49:15 pm by occhio.nero »
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« Risposta #8 il: Settembre 15, 2011, 01:10:12 pm »
grazie per il contributo.

Alcuni stralci:


Alla vigilia del «Forum sulla ciclabilità» (dal 16 al 22) - che si celebra da venerdì nell’ambito della European Mobility Week - 300 amanti delle due ruote ecologiche denunciano la mancata applicazione da parte del Comune di Roma della legge che impone di creare piste ciclabili ogni volta che si realizza una nuova strada o se ne risistema una già esistente.


il Comune non rispetterebbe l'obbligo di accompagnare la realizzazione di «ogni strada di nuova costruzione o sottoposta ad interventi straordinari di manutenzione straordinari» con «un percorso ciclabile adiacente, laddove previsto da piani pluriennali».

Il bilancio di tre anni spesi tra decine di comunicazioni, esposti, segnalazioni, incontri, tavoli tecnici e sopralluoghi è stato oggettivamente desolante e demotivante. Soprattutto per la semplice constatazione che, aldilà di ogni problema tecnico od economico, esiste un problema politico: la totale mancanza di una concreta volontà politica di realizzare una mobilità sostenibile, tanto meno ciclabile, a Roma

non resta quindi altro che il dovere civico di riportare tutto ciò all'attenzione di chi vorrà affermare finalmente il primato della Legge sulla politica, identificare i responsabili e impartire le opportune condanne


segnalo la sezione "rassegna stampa" http://www.bicipieghevoli.net/index.php?board=39.0

riporto inoltre:
"Muoviti muoviti"
Storie di gente che si muove in modo sostenibile, nell'Europa del 2011.

RADIO3SCIENZA del 27/10/2011 (podcast)

"A Umea, nel Nord della Svezia, le temperature raggiungono i trenta gradi sotto zero. Un bel problema per il Comune convincere gli abitanti ad andare al lavoro in bicicletta. A La Rochelle e a Utrechet, intanto, c'è chi si sposta a bordo di barche ad energia solare. Mentre a Lovanio, nelle Fiandre, sono i bambini a dire ai genitori di lasciare l'automobile a casa. Storie di gente che si muove, nell'Europa del 2011"

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« Ultima modifica: Novembre 15, 2011, 05:21:39 pm by occhio.nero »
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« Risposta #9 il: Settembre 15, 2011, 08:44:59 pm »
Vi ricordo che domani inizia la Settimana Europea della Mobilità Sostenibile 2011.

Se volete saperne di più, questo è il sito. http://www.mobilityweek.eu/.

Se invece volete FARE qualcosa di più, dimenticatevi dell’auto almeno per questa settimana!
Si può fare... e con una bicicletta pieghevole a disposizione non ci sono scuse!  ;)


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« Risposta #10 il: Dicembre 11, 2011, 11:53:39 pm »
segnalo che la prossima puntata del 18.12.11 di Report (sul cui sito si può rivedere in streaming) parlerà:

1) del lato oscuro dei biocarburanti
2) dell'ennesimo scempio autostradale Milanese in nome di una presunta mobilità

e mentre si progettano nuove strade....  Milano chiude le scuole e blocca il traffico  :o


Milano, Pisapia difende il blocco del traffico Ma lo smog supera ancora i livelli di guardia
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/11/milano-pisapia-difende-blocco-traffico-smog-supera-ancora-livelli-guardia/176841/

per chi invece volesse fare un tuffo nel "passato". Era infatti il "lontano" 2010...

Smog, l'apocalisse di Milano - ANTONIO SCURATI
http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/148782/

[...]Gente sfinita. Sfinita perché priva del senso della fine. Mentre scrivo, infatti, siamo giunti al diciottesimo giorno consecutivo di violento sfondamento delle soglie d’allarme per inquinamento da polveri sottili. Detto in altri termini: respiriamo veleno. Ciò che sbalordisce, però, è la piega molle che prendono gli eventi, l’effetto ralenti prodotto dal disastro giunto nei pressi del suo punto di precipitazione.

[...] La catastrofe, anche ammesso che poi venga davvero, è lontana, astratta, è una diceria dell’untore.

[...] da sempre l’umanità ha preso atto della realtà delle catastrofi soltanto quando erano già accadute, le ha vissute come l’improvvisa trasformazione di un’impossibilità in una possibilità, come uno strappo ontologico nella maglia dell’essere. Basti pensare alla reazione dell’Occidente di fronte all’Undici Settembre. L’ostacolo che ci impedisce di prendere precauzioni contro di esse è l’impossibilità di credere che il peggio debba ancora venire.

[...] Non prendiamo in mano il nostro destino se rimaniamo incapaci di un pensiero profondo sul nostro essere nel tempo, che vada oltre le previsioni meteo per il prossimo weekend in montagna. E questo profondo senso del tempo profondo porta con sé, innanzitutto, il senso della fine.

[...] la fine dei tempi si è già realizzata molte volte. Essa ci parla attraverso i fossili, le pile sedimentali, i molari di giganteschi crani primitivi, ci dice che la storia della vita è storia di estinzioni, che sono bastati pochi secoli di caccia a mettere fine a milioni di anni di storia biologica; [...]


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la mobilità insostenibile (luoghi comuni e cattive prassi, pieghevole e non).
« Risposta #11 il: Dicembre 21, 2011, 11:47:24 pm »
Segnalo questo articolo apparso su Repubblica oggi, non per deprimerci ma per stimolare ulteriormente il confronto con gli altri paesi europei:

http://www.repubblica.it/ambiente/2011/12/21/news/trasporti_mobilit_sostenibile-26964249/

A tale proposito giusto ieri leggevo i dati sul bike sharing della mia città, io sono di Bari. Inaugurato in pompa magna nel 2007, a tutt'oggi conta appena 10 postazioni con 10 bici cadauna. Insomma 100 bici per una città di 300.000 abitanti (+ un hinterland popolosissimo), non vi sembra un po' pochino? E 10 postazioni quasi tutte concentrate in zone centrali, la maggior parte vicinissime tra di loro, mentre ci sono interi quartieri completamente privi. Ma se date un'occhiata sul portale del comune di Bari, vedrete che il bike sharing è descritto con toni trionfalistici... Capisco nel giugno 2007 quando è partito, ma adesso, dopo 4 anni e mezzo, non sarebbe lecito aspettarsi qualcosa in più? Certo, se poi leggo nel servizio di Repubblica che a Roma ci sono 120 bici per 2,7 milioni di abitanti...

Per fortuna a Bari almeno per il servizio di park & ride noto invece progressi notevoli, per cui sempre più baresi ora lasciano l'auto nei nuovi parcheggi e vanno in centro con le navette del park & ride, incluso persone che non avevano mai preso un bus in vita loro.

Invece a Lecco, la città in cui vivo, hanno appena lanciato il bike sharing, 4 postazioni con a occhio e croce una decina di bici cad. Totale 40 bici circa, ma essendo un servizio appena partito e in una cittadina di 50.000 abitanti esprimo un cauto ottimismo per il momento... E poi le bici sembrano davvero belle.  :)

Questo è il testo dell'articolo di Repubblica:

Ma che mobilità sostenibile
Italia bocciata su tutti i fronti
Il rapporto 2011 di Euromobility: tante possibilità ma progetti ancora in fase embrionale. Poche le auto e le bici 'condivise' tra i cittadini, mentre in Europa si investe su queste alternative. E così nel nostro Paese le polveri sottili uccidono ottomila persone ogni anno
di ANTONIO CIANCIULLO

CAR SHARING, bike sharing, mobilità alternativa. Se i problemi del trasporto pubblico potessero essere risolti con le parole, l'aria delle città italiane sarebbe pulita come quella degli alpeggi: l'offerta è varia e abbondante. Ma se si va a verificare cosa c'è dietro il lifting verbale arriva la sorpresa. A Roma le auto condivise (car sharing) sono 105 per 2,7 milioni di abitanti: difficile immaginare che, con tutta la buona volontà, possano essere una soluzione per il traffico. Sempre a Roma le biciclette condivise (bike sharing) sono 120, sempre per 2,7 milioni di abitanti.

LE TABELLE 1
I RAPPORTI PASSATI 2010 2 / 2009 3


"Con questi numeri come aspettarsi una soluzione ai problemi?", si chiede Lorenzo Bertuccio, direttore di Euromobility, l'associazione che ha curato l'edizione 2011 dell'indagine sulla mobilità sostenibile 4 nelle principali 50 città italiane.

Una classifica che vede un gruppo di testa formato da Torino (che tuttavia non riesce a mantenere l'aria abbastanza pulita da rispettare la legge), Venezia, Milano, Brescia e Parma.

Insomma il Nord vince la gara, ma è una gara priva di eccellenze. Perché nessuno ha creduto realmente in una sfida che nel centro Europa trova investitori disposti a scommettere: trasporto pubblico decoroso ed efficiente, spazio alle bici, sostegno ad auto a basso impatto ambientale, conti in pareggio grazie al road pricing.

Gli organizzatori dello studio fanno notare che a Bruxelles ci sono 2.500 bici collettive con 180 stazioni, a Parigi oltre 20.000 bici con 1.800 stazioni, a Lione 4.000 con 340 stazioni, a Barcellona oltre 6.000 bici con 428 stazioni, a Siviglia 2.500 bici con 250 stazioni, a Londra oltre 6.000 bici con 400 stazioni. In Italia solo a Milano dispone di un numero con 4 cifre: 1.400 bici.

E non va meglio con il car sharing. A Bruxelles ci sono 227 auto per 140.000 abitanti. A Brema (Germania) 167 auto per 547.000 abitanti, a Monaco 345 auto per 841.000 abitanti. Ecco i numeri del car sharing in Italia nel 2010: 113 a Torino, 105 a Roma, 86 a Milano, 73 a Genova, 47 a Venezia, 36 a Palermo. Sembrano flotte aziendali, più che un parco auto cittadino.

Difficile poi, se sommiamo a questi dati i tagli progressivi e drastici al servizio pubblico, stupirsi del fatto che viviamo in città in cui  -  secondo i dati Oms  -  ci sono più di ottomila morti anno solo per le polveri sottili, e solo nelle principali 13 metropoli. Appena 19 città sulle 50 esaminate sono in regola per le PM10.

Anche i mobility manager non aumentano rispetto all'anno precedente: solo 41 le città in cui è presente almeno un mobility manager. Mancano a Campobasso, Cagliari, Catanzaro, L'Aquila, Latina, Pescara, Livorno, Sassari e Taranto.


Il rapporto esamina anche la qualità dell'aria delle città italiane per quanto riguarda le polveri sottili. Ancona ha registrato il maggior numero di superamenti (140 rispetto ai 35 consentiti), seguita da Torino (131). La media annuale di PM10 più elevata si è registrata a Torino (50 microgrammi al metro cubo, superiore al limite consentito di 40), seguita da Ancona (48,4) e Napoli (48.0). L'aria più buona si respira invece a Genova, dove si sono registrati solo 5 superamenti, e a Potenza, che ha una media annuale di 22 microgrammi al metro cubo.

"I cittadini spesso si dimostrano più maturi dei loro amministratori: l'83% è ad esempio convinto che la diffusione del bike sharing può essere un valido contributo alla riduzione del traffico e dell'inquinamento in città e circa l'80% vorrebbe una flotta di biciclette anche nella propria città", osserva Riccardo Canesi, presidente di Euromobility
.

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« Ultima modifica: Dicembre 22, 2011, 12:16:05 am by Hopton »
"La città è fatta per le persone, non per scatole di metallo". (Ayfer Baykal, assessore all'ambiente, comune di Copenhagen)
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« Risposta #12 il: Dicembre 22, 2011, 12:30:04 am »
grazie! pubblicato anche sul nostro gruppo Facebook.
http://www.facebook.com/groups/287303677979281/

segnalo la sezione della "rassegna stampa"
http://www.bicipieghevoli.net/index.php?board=39.0

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« Ultima modifica: Dicembre 29, 2011, 09:37:01 pm by occhio.nero »
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« Risposta #13 il: Febbraio 15, 2012, 02:12:23 pm »
"Hai voluto la bicicletta?" Ma per l’Inail, guai se pedali! (come disincentivare l'utilizzo delle bici in città)

http://saperi.forumpa.it/story/65411/hai-voluto-la-bicicletta-ma-l-inail-guai-se-pedali-come-disinicentivare-lutilizzo-delle?utm_source=FORUMPANET&utm_medium=2012-02-14




Talvolta si ha l’impressione che nemmeno la risoluzione ormai datata dell’enigma insito nei simboli della stele di Rosetta – la sua scoperta, in Egitto, risale ormai al 1799, ad opera dell’esercito di Napoleone - sia sufficiente a cogliere appieno il senso del burocratese nazionale, in tutte le sue sfumature e sfaccettature.

Più precisamente, a proposito di senso, a cogliermi - nel caso in questione - è stato quello dell’impotenza leggendo una circolare dell’Inail – il nostro Istituto Nazionale Assicurazione sul Lavoro - che, comunque la si vuole e riesca a decrittare, lascia basiti e carichi di interrogativi. Sul tema relativo alla “indennizzabilità di infortuni in itinere occorsi utilizzando la bicicletta e il servizio di bike-sharing” un protocollo del nostro ente, datato 7 novembre dello scorso anno a firma della direzione centrale prestazioni, recita infatti che “Considerata la sempre maggiore attenzione a livello ambientale e sociale orientata a favore di una mobilità sostenibile che annovera tra le sue forme l’uso della bicicletta, al fine di fornire risposta ai quesiti in questione e le necessarie istruzioni operative per l’esame delle singole fattispecie” viene specificato che “(…)con riferimento all’indennizzabilità di infortuni in itinere occorsi utilizzando la bicicletta, si ritiene che la valutazione sul carattere ‘necessitato’ dell’uso di tale mezzo di locomozione, per assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto e per la non percorribilità a piedi del tragitto, considerata la distanza tra l’abitazione ed il luogo di lavoro, costituisca discrimine ai fini dell’indennizzabilità soltanto quando l’evento lesivo si verifichi nel percorrere una strada aperta al traffico di veicoli a motore e non invece quando tale evento si verifichi su pista ciclabile o zona interdetta al traffico”. Chiaro? Non del tutto direi, ma forse (forse!) ci viene in soccorso il seguito: “Nel primo caso, infatti, può ritenersi sussistente la ratio sostanziale dell’esclusione dell’indennizzabilità dell’evento lesivo conseguente alla libera scelta, da parte del lavoratore, di esporsi ad un rischio maggiore, rispetto a quello gravante sugli utenti dei mezzi pubblici di trasporto, nell’affrontare il traffico veicolare a bordo del mezzo di trasporto privato. La suddetta ratio, invece, non ricorre nel caso di tragitto su pista ciclabile, e cioè su percorso protetto ed interdetto al traffico dei veicoli a motore, essendo escluso quel rischio che risulta aggravato dalla scelta del mezzo di trasporto privato”.

Dopo lungo cogitare nel tentativo di risolvere il rompicapo (oltre che tentare di capire anche il senso esatto di una cascata di virgole messe a capocchia) e senza tralasciare di chiedere lumi a chi magari ne capisce più di me, quello che mi è sembrato di cogliere è anzitutto che, pur sottolineando l’Inail “la sempre maggiore attenzione a livello ambientale e sociale orientata a favore di una mobilità sostenibile che annovera tra le sue forme l’uso della bicicletta”, questa viene in fondo considerata “libera scelta, da parte del lavoratore, di esporsi ad un rischio maggiore”, che come disincentivo immediato a farne uso, di per sé non è niente male. Ancora, che un eventuale indennizzo per qualsiasi tipo di danno personale viene riconosciuto anzitutto se l’uso della bicicletta è obbligato dal fatto che non esiste altro modo per andare sul posto di lavoro con i mezzi pubblici o a piedi, e che comunque a pesare in maniera determinante è la scelta personale: se si copre il percorso a due ruote su strada “normale” l’Inail non pagherà eventuali infortuni; se invece ciò avviene su pista ciclabile, sì (e il fatto che il nostro Paese sia in fondo alla classifica continentale in termini di chilometri di piste ciclabili realizzate è assolutamente affare di chi non può percorrerle, proprio perché non ci sono).

Ma non basta, perché andando più avanti nel testo si scopre che “(…) Con riferimento all’indennizzabilità degli infortuni occorsi utilizzando il servizio di bike-sharing, si precisa che tale servizio, sebbene promosso e gestito dalle amministrazioni locali ai fini del decongestionamento del traffico e, quindi dell’inquinamento ambientale, non può, tuttavia, essere assimilato al mezzo pubblico di servizio”. Traduzione: pur volendo concorrere con una scelta chiaramente ecologica alla diminuzione del traffico, dell’inquinamento e al miglioramento del proprio stato di salute, chi va in bicicletta utilizzando questo tipo di servizio deve sapere che per il nostro intrepido ente in questione questo non è assolutamente considerato mezzo pubblico, anche se tutte le amministrazioni locali che lo hanno promosso lo ritengono precisamente tale, e tentano di incentivarne l’uso in ogni modo. In parole povere (e che forse ho capito male, ma qualcuno semmai mi corregga): in fondo è meglio usare – oltre ai mezzi pubblici, laddove è possibile – la macchina e la moto, anche se provocano (come è assolutamente provato) moltissimi danni in più ai relativi conducenti di quanti ne abbia mai provocati l’uso della bicicletta agli stessi su pedale.

In parole più povere ancora, ma che qualcuno ha già usato più volte in altro contesto meno nobile, ecco qua: “Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala!”, frase alla quale, volendo, è anche possibile aggiungere come morale a questa (tutt’altro che) favola a lieto fine: ma se ti capita qualcosa molto probabilmente è colpa tua, che sei stato così sprovveduto da pensare più all’ambiente e alla tua salute che alle capacità fervide di fantasia proprie di qualche burocrate illuminato.

E alla fin fine mi sono convinto del tutto che la mia non è solo un’impressione superficiale: la stele di Rosetta, davanti ad un eloquio burocratico come quello appena affrontato si sarebbe arresa, del tutto impotente rispetto alla possibilità di fornire una chiave utile e fino in fondo comprensibile per una corretta traslitterazione degli intendimenti sopra esposti, e che se questo faticosamente succede a giovarsene non sono certo i ciclisti-lavoratori, no no! In fondo basta convincersi del fatto che il linguaggio universale non dev’essere propriamente patrimonio da pubblici amministratori, soprattutto se di lungo corso e sapiente cavillo.


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« Risposta #14 il: Febbraio 15, 2012, 02:29:12 pm »
Della serie....hai voluto la bici? E allora attaccati...ai pedali!

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